Non c'è Più Religione, la recensione del film con Bisio e Gassman

La ricetta di Luca Miniero fatta di comicità e sociale, viene riproposta in Non c'è più religione; il primo film della coppia Bisio-Gassman

recensione Non c'è Più Religione, la recensione del film con Bisio e Gassman
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Cecco è fuggito da Portobuio in gioventù, è diventato sindaco di Cusano Milanino ed è poi tornato nella sua terra natale in qualità di Primo Cittadino, inizia così Non c'è più religione, il nuovo film di Luca Miniero. Claudio Bisio indossa ancora una volta la fascia tricolore di politico, dopo Benvenuto Presidente di Riccardo Milani, e si barcamena tra utopie di convivenza tra isolani e immigrati e vita privata in solitaria senza moglie, con una figlia a Londra. Nel piccolo atollo circondato dal mare vive una nutrita comunità di arabi capeggiata da Bilal, un eclettico Alessandro Gassman, "convertito all'Islam per amore", come ha rivelato lo stesso attore durante l'intervista a noi di Everyeye. Vecchie dissidie giovanili tra Cecco, Bilal e Suor Marta (Angela Finocchiaro) tornano a galla quando al celebre presepe vivente della città viene a mancare Gesù per la bassa natalità degli ultimi anni. La soluzione è chiedere "in prestito" un bambino ai compaesani arabi e col passare delle stagioni la popolazione di Portobuio si plasma sui cambiamenti e le relazioni con l'altro lato del paese, diventando microcosmo e specchio di quanto sta vivendo l'Europa da 10 anni a questa parte, destreggiandosi nella dicotomia muro/apertura.


Italia bella, tutta

Luca Miniero con Non c'è più religione ci porta, ancora una volta, alla (ri)scoperta delle bellezza italiane dopo Benvenuti al Sud (con la riuscita coppia Bisio-Siani) girato nel Parco del Cilento in Campania, e La scuola più bella del mondo, che ha preso vita a Radicofani, Toscana. Stavolta è toccato alla meravigliosa cornice di Monte Sant'Angelo e nelle zone limitrofe di Manfredonia in Puglia; Miniero ha dimostrato, ancora una volta, una sapiente attenzione alla scelta delle location, ogni inquadratura regala un respiro di mare incontaminato, acque azzurre, scorci architettonici unici . Lui stesso ha affermato, tra battuta e provocazione, che "La grande bellezza non è solo a Roma".

Non tutte le ciambelle...

Miniero si arena però su una sceneggiatura sfilacciata, fatta di gag - a tratti stantìe - amalgamate male; la ricerca della battuta è forzata in diverse occasioni, poco se non assente il ritmo nella trama. Claudio Bisio e Alessandro Gassman mettono in moto la macchina, qualche goccia d'olio al motore la portano soprattutto i personaggi secondari: Angela Finocchiaro, a tutti gli effetti co-protagonista, Giovanni Cacioppo, eterno omaccione ricolmo di luoghi comuni su la qualunque da sciorinare all'occasione, e un meraviglioso vescovo, dall'aspetto volutamente sorrentiniano, Roberto Herlitzka, che concede un cameo di pochi, e divertentissimi, minuti. Buone e piacevoli intuizioni non state supportate da uno sviluppo ricco e eterogeneo dell'idea di partenza, il regista ha puntato tutto sulla coppia/trittico vincente che non riesce però a far quadrare il cerchio, scivolando in ovvietà e dialoghi poveri d'appeal.

Non c'è Più Religione Non c'è più religione strappa la sufficienza, grazie ai simpatici personaggi, all'affascinante set e al divertente immaginario che ci regala Miniero. Il regista inizia ad arrancare e arrovellarsi su stesso, su formule che hanno funzionato in passato e che cerca di riadattare, non riuscendo però a centrare la stessa efficacia di Benvenuti al Sud.

6

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