Recensione Non c'è 2 senza te

Fabio Troiano, Dino Abbrescia e Belén Rodriguez protagonisti della nuova commedia di Massimo Cappelli

recensione Non c'è 2 senza te
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Senza alcun dubbio, i fan di Checco Zalone (e non solo) non avranno certo dimenticato che in Cado dalle nubi (2009), primo lungometraggio cinematografico interpretato dal popolarissimo comico pugliese, buona parte delle risate vennero regalate grazie anche al contributo fornito da Dino Abbrescia e Fabio Troiano, l'uno nel ruolo di Alfredo, cugino omosessuale del protagonista, l'altro in quello del suo fidanzato Manolo.
Personaggi che ricordano non poco quelli incarnati dagli stessi attori in questo Non c'è 2 senza te: la "massaia di casa" Alfonso e l'arredatore Moreno, i quali fanno coppia da anni sotto gli occhi curiosi della acida signora Capasso, ovvero Tosca D'Aquino, vicina di casa; fino al momento in cui il loro equilibrio sentimentale comincia ad incrinarsi in maniera inaspettata a causa di diversi fattori.
Infatti, non solo Niccolò, nipote undicenne di Alfonso con le fattezze di Samuel Troiano (nella realtà nipote di Fabio), si trasferisce nell'abitazione dei due perché la madre rimarrà tre mesi fuori per lavoro, ma Moreno si invaghisce della cliente Laura, cui concede anima e corpo Belén Rodríguez, tanto da arrivare addirittura a frequentarla in segreto.

Diversi da chi?

Quindi, se in un primo momento i due, al fine di evitare imbarazzi, nascondono al ragazzino la loro natura fingendo di essere solamente amici e avviando, di conseguenza, una tutt'altro che facile convivenza a tre, le cose si complicano ulteriormente quando il sempre più confuso Moreno si ritrova sul lettino dello psichiatra, mentre il gelosissimo Alfonso comincia a sospettare che lo tradisca con un altro uomo.
Povero psichiatra, in quanto, tra l'altro, si ritrova inconsapevolmente in mezzo ad una colossale, grottesca litigata dei due fidanzati al ristorante; man mano che prendono forma circa novantacinque minuti di visione che riescono nelle difficile imprese di non scadere nella macchietta e, soprattutto, di evitare di apparire offensivi nei confronti dell'universo gay.
Novantacinque minuti di visione che il marchigiano classe 1966 Massimo Cappelli, a nove anni dalla divertente commedia nuziale Il giorno + bello (2006) con Violante Placido e il già citato Troiano, confeziona ricorrendo alla indispensabile leggerezza enfatizzata anche per merito della performance sfoderata dai bravissimi protagonisti; spalleggiati, inoltre, da una Rodríguez che non sembra cavarsela tanto male davanti all'obiettivo di ripresa, come già testimoniato tramite la sua partecipazione a Se sei così ti dico sì (2011) di Eugenio Cappuccio.
Una Rodríguez che Moreno, ricordando una gag che pose al proprio centro Paolo Villaggio in Di che segno sei? (1975) di Sergio Corbucci, immagina ad un certo punto di vedere in tutte le donne che incontra per la strada.
Offrendo, come pure la esilarante apparizione del conduttore televisivo Tiberio Timperi, occasioni per ridere all'interno di un insieme non eccelso e penalizzato, in parte, da risvolti di sceneggiatura che avrebbero richiesto maggiore attenzione (in particolare, l'epilogo è un po' troppo frettoloso)... ma che non manca di rappresentare per lo spettatore il giusto titolo capace di garantire una rilassante serata senza pensieri dinanzi al grande schermo.

Non c'è 2 senza te A nove anni dalla riuscita commedia nuziale Il giorno + bello (2006), Massimo Cappelli torna al lungometraggio sfruttandone lo stesso protagonista Fabio Troiano - che lo affianca anche in sceneggiatura - per porlo nei panni del compagno omosessuale e fedifrago di Dino Abbrescia, insieme al quale già fece coppia gay nello zaloniano Cado dalle nubi (2009) di Gennaro Nunziante. Chi fa da terzo incomodo in Non c'è 2 senza te è la sexy Belén Rodríguez, mentre a Tosca D’Aquino spetta il ruolo di una acida vicina di casa destinata a ritrovarsi nella loro complicata faccenda sentimentale e non manca neppure un nipote undicenne ignaro della natura sessuale del proprio zio. Con Never say goodbye di Gloria Gaynor a fare inevitabilmente da accompagnamento sonoro, si ride grazie a protagonisti, battute e gag capaci di funzionare all’insegna della spensierata leggerezza e di portare leggermente al di sopra della sufficienza una ritmata commedia non esente da difetti.

6

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