Noelle, la recensione della commedia sulla figlia di Babbo Natale

E se Babbo Natale avesse un figlio al quale far ereditare il peso del suo lavoro? E se quel figlio non se la sentisse? Marc Lawrence ha la soluzione.

recensione Noelle, la recensione della commedia sulla figlia di Babbo Natale
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Tra novembre e dicembre entriamo in quella fase di narrazione che caratterizza il Natale, dal cinema alle serie TV, dai romanzi alle vicende quotidiane: se l'anno scorso, però, il solito leitmotiv invernale è stato interrotto dalla piacevole sorpresa di Klaus firmato da Sergio Pablos, quest'anno a tentare una strada diversa dalle solite commedie natalizie è stato Marc Lawrence con la sua Noelle, che sarebbe dovuta uscire già lo scorso anno, ma che è arrivata su Disney+ soltanto in questi giorni a causa dei numerosi rinvii dovuti al Covid-19, che hanno impedito alla pellicola di farcela per la sala, com'era invece previsto.

Babbo Natale ha di nuovo bisogno di aiuto

Sembra di ritrovarsi nuovamente nella fortunata saga firmata da Michael Lembeck, quella trilogia che vedeva Tim Allen nei panni di Santa Claus.
E se Noelle per un attimo ci dà l'impressione di poter essere un quarto episodio di quel continuum, dall'altro lato ci ritroviamo subito in una commedia dai tratti bonari, degni di esistere sotto l'egida della Walt Disney.
Al centro della vicenda si ritrovano i due figli di Babbo Natale, in un what if che incuriosisce e che scava in un contesto che ci risulta molto originale: eludendo quell'alone di immortalità che si è sempre concesso alla figura di Babbo Natale, l'eroe della Vigilia si ritrova a dover combattere contro il tempo. Il proprio però.
Ecco, quindi, che alla sua morte dovrà cedere l'eredità al figlio, Mike Kringle, interpretato da Bill Hader.

Come in tutte le famiglie moderne, però, Mike non ha nessuna intenzione di vestire i panni del padre e raccoglierne la pesante eredità: non sa condurre la slitta, non riesce a comprendere le lingue diverse dalla sua, non è in grado di leggere la bontà delle persone solo guardandole.
La sua unica via di fuga è quella di scappare per un intero weekend in Arizona, lontano dal Polo Nord e da ciò che comporta la sua presenza a casa. Toccherà alla sorella Noelle partire alla sua ricerca e cercare di convincerlo a vestire i panni di Babbo Natale, salvando il Natale che invece rischia di non soddisfare una miriade di bravi bambini in attesa dei loro regali.

L'elfo va in città

C'è sicuramente tanta attualità nella sceneggiatura di Marc Lawrence, soprattutto nell'intenzione di andare a toccare alcuni temi che fanno parte della nostra quotidianità, partendo dall'esaltazione dell'autenticità della figura femminile e del suo essere in tutto e per tutto al pari degli uomini.
Si potrebbe arrivare quasi anche a storcere il naso in quella che è la soluzione alle problematiche di Babbo Natale e all'assunzione di Noelle al ruolo di risolutrice ultima, ma la scelta di Larwrence si tiene ben distante dal fan service e abbraccia una coesione narrativa in grado di trasmettere solidità allo script proposto.
Al di là di quella che è a tutti gli effetti un'operazione molto commerciale, la commedia si lascia guardare con interesse e anche con qualche sorriso, strappato dalla comicità di alcune scene.
D'altronde Noelle viene catapultata in un mondo che non conosce, nel quale i soldi non sono fatti di cioccolato e non si può pretendere di essere riconosciuti come vera figlia di Babbo Natale.
Utilizzando quello schema che ha fatto la fortuna di molti autori internazionali, ci si ritrova a vivere l'esperienza di una protagonista che da una sorta di campagna si ritrova a impattare contro la vita da metropoli.

La scelta di Anna Kendrick nei panni di Noelle è quantomai indovinata: un ruolo genuino e sbarazzino ma con una punta di arroganza verso un mondo diverso e meno puro di quanto non sia il Polo Nord.
Proprio nei dialoghi che la Kendrick snocciola si denota una buona freschezza di scrittura da parte di Lawrence, che ci propone una versione molto più edulcorata del confronto tra un modo irreale, fatato e zuccherato, e uno invece che costringe a scontrarsi con la realtà del quotidiano.

Tecnologia contro tradizione

Quello che risulta interessante è il discorso di emancipazione che persegue il figlio di Babbo Natale, oltre all'aver creato un what if che ci permette di ragionare sull'eroe della Vigilia come una persona che, purtroppo, ha un inizio e una fine. Confrontarsi con la morte della figura per eccellenza del Natale e dover anche affrontare la necessità di trovare un erede apre numerose piste dinanzi a noi, a partire dal possibile balzo generazionale.
Nel voler andare a identificare una figura da antagonista ci troviamo dinanzi a Gabe Kringle (Billy Eichner), cugino del promesso Babbo Natale, desideroso di imporre la propria vena tecnologica a un mondo fatto di tradizione e di magia.
Allo stesso modo, però, la sceneggiatura può stuzzicare la nostra inventiva circa la possibilità di rapportarci a un albero genealogico che faccia capo a un sempre diverso Babbo Natale, di generazione in generazione.

Registicamente l'intera commedia risulta abbastanza scolastica, con poche intuizioni che la possano rendere memorabile.
In alcuni casi l'eccessivo utilizzo della CGI, sia per quanto riguarda la volontà di far svolazzare la slitta di Babbo Natale nei cieli notturni del mondo sia per la resa delle renne, disturba l'intera proposta, che vive di uno stacco troppo eccessivo tra il realismo e il fantasy, finendo per essere soltanto un esercizio di stile e niente di più.
E proprio in quella volontà di contestare l'innovazione tecnologica a discapito della tradizione, Lawrence contraddice se stesso cedendo il passo a una slitta che, come d'altronde avviene al figlio di Babbo Natale, non riesce a manovrare adeguatamente tra i cieli delle pellicole.

Noelle Per quanto l'obiettivo fosse quello di raccontare una sfaccettatura diversa della vita di Babbo Natale, chiamato a lasciare spazio all'erede e lottare contro la falce della Morte, Noelle cede troppo il passo al commerciale, alla necessità di esaltare il girl power in maniera stucchevole. La commedia finisce per essere facilmente un film per il palinsesto pomeridiano della televisione moderna, nonostante qualche intuizione interessante e qualche spunto valido nella sceneggiatura, che in ogni caso rappresenta una buona proposta nel mare delle produzioni che accompagnano il periodo natalizio.

6

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