Roma 2014

Recensione NN

Il peruviano Hector Galvez narra la tragedia di morti invisibili cui è negato anche il diritto ad un'identità

recensione NN
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Nomen Nescio, o semplicemente NN (letteralmente l'anonimato o la non completa identificazione di una persona) è l'opera seconda (dopo Paraiso) del regista peruviano Héctor Gálvez. La storia è quella di un gruppo di antropologi forensi che, imbattutisi nei resti di un uomo scomparso durante gli scontri politici in Perù, cercheranno di rintracciare l'identità dello stesso attraverso l'unico indizio a loro disposizione, ovvero la foto di una ragazza sorridente che all'epoca della morte l'uomo custodiva nel taschino. Un indizio fin troppo vago per essere risolutivo che metterà poi a confronto la vita del medico incaricato delle ricerche e una madre straziata dall'attesa, che dopo circa 20 anni non ha ancora ritrovato il corpo del figlio e che vive nella flebile speranza di un possibile, ma sempre più insperato ‘ricongiungimento'. Dalle sole poche ossa rimanenti risalire con certezza all'identità dell'uomo è infatti impresa non facile e quindi la storia raccontata in NN vivrà attraverso la sospensione temporale di quell'attesa tutto lo strazio di esistenze smarrite in vita cui è stato negato anche il diritto (in morte) di ritrovare la strada di casa.

Corpi di nessuno

Il dramma umano e politico dei desaparecidos e il tema dei cadaveri senza nome e/o identificazione (tema similmente trattato in Chi è Dayani Cristal?, pellicola con Gael Garcia Bernal transitata lo scorso anno per la sezione Alice nella Città del Festival di Roma) ai quali non resta nemmeno la speranza di essere ritrovati dai propri cari rappresenta il fulcro narrativo di NN, un'opera che mostra da un lato il lavoro alienante di chi tutti i giorni si batte per dare un nome a mucchietti di ossa anonime raccolte in squallidi cartoni numerati e dall'altro la tragedia umana di chi (perduto un proprio caro - un figlio in questo caso) resta congelato nel limbo di un'attesa straziante, nella speranza di un possibile e sempre più vano ricongiungimento. Gálvez fa leva sull'emotività e sulla spontanea empatia che un soggetto del genere induce istintivamente nello spettatore, portandoci da subito a solidarizzare senza riserve sia con il "professionista della morte" (l'antropologo Fidel interpretato da Paul Vega) sia con il dolore di una madre (la donna interpretata da Isabel Gaona) afflitta da una perdita mai colmata. Stilisticamente molto lineare, con un approccio semi-documentaristico e senza alcun particolare guizzo narrativo, NN mette sostanzialmente a fuoco - insieme al disagio umano - il processo di ‘riumanizzazione' della morte, attraverso il racconto della meticolosa analisi e catalogazione di ciò che accompagna quei resti anonimi di una vita che fu. Ed è in questo nesso concettuale ed emotivo che la foto sfocata di una ragazza, il rattoppo raffazzonato di un maglione blu, o ancora il vestitino giallo di una bambina vestita a festa, riprendono in un certo senso vita riappropriandosi di uno spazio visivo (nel presente) che è stato negato loro con la scomparsa. In questo senso il racconto canonico (seppur non particolarmente accattivante) è forse il modo più rispettoso per narrare di tragedie umane che (specie in certi luoghi del mondo) sono all'ordine del giorno e che, come tutte le tragedie private, spesso e volentieri non hanno nulla di grandioso o sensazionale, ma solo il grande traino emotivo della loro drammatica autenticità.

NN Il nuovo film di Héctor Gálvez è una tragica parabola umana sulla necessità (e spesso impossibilità) di ridare un’identità a quelle moltitudini di esistenze scomparse senza lasciare traccia, dalle quali poi ‘riemergono’ (in un tempo indefinito) solo anonimi mucchietti di ossa e generici averi sopravvissuti al tempo. Il regista peruviano sceglie un approccio assai sobrio e lineare per NN, che pur nella sua limitata potenza audiovisiva si fa carico di una tematica assai toccante e universale, ovvero quella della non dignità della morte, sperimentata nell’anonimato e nella solitudine tanto per chi se n’è andato quanto per chi è rimasto.

6.5

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