Recensione Nine

Rob Marshall dirige la trasposizione cinematografica dell'omonimo musical di Broadway, ispirato da 8 e 1/2 di Federico Fellini

recensione Nine
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Va riconosciuto al cinema che, fin dai suoi albori, ha saputo scindere i suoi grandi protagonisti da quelle menti estremamente brillanti che non si sono limitate a espanderne i confini, ma, piuttosto, a condizionarne l'esistenza. Federico Fellini è stato uno di questi: riadattando al contesto una citazione dal buon Hitchcock potremmo definirlo uno che girava "pezzi di vita" al gusto di torta, immerso e vittima nonché carnefice allo stesso tempo di un mondo che egli stesso ha sempre stentato a comprendere. Nel 1963 vide la luce uno dei film più controversi del cineasta italiano: 8 e ½, un'opera frutto di un blocco artistico rivelatasi arte e sogno allo stato puro: una pellicola estremamente legata alla vicenda umana e sentimentale del regista, girata in una chiave lucidissima e delirante allo stesso tempo. Nel 1982 Arthur Kopit ed il drammaturgo Mario Fratti diedero alla luce un musical ispirato alle vicende descritte nel film, creando una miscela di stupore ed interesse negli appassionati di tutto il mondo. Oggi, a distanza di quasi cinquant'anni dal capolavoro del genio riminese, il premio oscar Rob Marshall (Chicago) decide di portare sul grande schermo l'opera teatrale di Broadway per omaggiare, con infinito rispetto, il cinema di uno dei più affascinanti registi della storia.

1964: Guido Contini (Daniel Day-Lewis) è un affermato regista. Dopo aver girato film apprezzatissimi e qualche flop è giunto finalmente per lui il momento del riscatto: sembra ormai pronto a girare Italia, un'opera sul belpaese che affronta sotto ogni aspetto la sua cultura e l'attualità. In realtà Guido è in piena crisi artistica e senza nulla in mano: il produttore ha dato il via ai lavori, ma ignora totalmente l'assenza di soggetto, sceneggiatura e del blocco del regista. Incapace di affrontare una simile responsabilità Guido cerca di nascondersi per un po' in un hotel sulla costa e porta con sé l'amante Carla (Penèlope Crùz), follemente innamorata di lui e, a causa sua, priva oramai di qualsivoglia forma di amor proprio. Nel contempo, il legame sentimentale che lo lega all'amata moglie Lucia (Marion Cotillard) rimane integro e di grande sostegno per l'uomo fino a quando produzione e staff scoprono Guido e decidono "per sua comodità" di spostare il quartier generale della preproduzione proprio nell'hotel che doveva essere per lui luogo di intenso relax.
Iniziano a dipanarsi ricordi passati, paradossi e amori che hanno sempre condizionato la vita del maestro del cinema, in un viaggio quasi onirico che porta lui a capire che è il bambino che tutti noi abbiamo dentro a dare inizio e a gestire le danze e che, senza il suo contributo, non avremmo nulla per cui gioire. Il nostro fanciullino.

Paradossalmente, per parlare di un lavoro come Nine, è strettamente necessario scinderlo dall'opera felliniana da cui trae (indirettamente) origine, pena una rincorsa senza fine alla ricerca di qualcosa che non avrebbe alcun senso. Come il regista Rob Marshall ha più volte specificato nel corso di interviste, conferenze e dichiarazioni ufficiali, il film non è un remake di 8 e ½, non intende esserlo né vuole apparire così presuntuoso. In compenso è inevitabile un raffronto, se non altro, con il dramma, la commedia e i ricordi che Fellini inserì con incredibile naturalezza nel suo film: in modo particolare il suo rapporto con l'eros. In circa due ore di film si svolgono le disavventure del tormentato Guido, incapace di arrestare la propria passione per le donne e del tutto abbattuto a causa del suo blocco artistico. La sua musa, Claudia (Nicole Kidman), è in arrivo dagli Stati Uniti e lui vuole che lei, suo amore ideale, si trovi del tutto a suo agio. Carla e Lucia sono due figure antitetiche in totale contrapposizione tra loro: l'amore profano e quello più sacro, che solo una compagna di vita può dare davvero.
La ricerca, da parte del protagonista, di un senso di una ragione (che cercherà, oltre che nelle donne, anche nel sogno, nella religione e nel materialismo) non può che portarlo alla follia perchè l'unico luogo in cui può trovare la propria serenità è il fanciullo che tiene dentro di sé e che per anni ha accompagnato la sua intraprendenza artistica. Tra le donne della sua vita compare forse la più importante, seppur in qualche breve frangente: sua madre (interpretata da una sempre meravigliosa Sophia Loren), unica figura significativa in lui, forse perchè autoritaria: forse perchè madre o, ancora forse, perchè davvero speciale.
Tra un susseguirsi di musiche e danza in pieno stile Marshall prende forma una storia che vede in Daniel Day-Lewis un attore eccezionale, sempre al top, pronto a riconfermarsi come un talento in grado di esprimersi sempre nel migliore dei modi.
Non si può negare, da italiani, un velo di soddisfazione nel vedere tanta venerazione verso Fellini e la sua Italia, rappresentata (esageratamente) come una terra di sogni e grandi speranze realizzate e realizzabili. In fondo, l'Italia di Fellini, quella di un sognatore che ha realizzato le proprie eccentriche visioni, è essa stessa oniricamente impalpabile: in questo senso, il cinema diviene il cinema più umano ed universale allo stesso tempo.
Digeribile anche ai non appassionati del musical, Nine non deluderà le aspettative, a patto che non si ricerchi nulla del nostro Fellini eccetto un appassionato e sentito omaggio.

Nine Nine è un film piacevole, che nulla di particolare apporta alla carriera o al nome di Rob Marshall nè, tantomeno, a quella di Fellini. Prescindend da ciò, regala piacevoli emozioni. Amabili citazioni per qualunque appassionato: vedere Day-Lewis nelle vesti che un tempo appartenevano a Mastroianni non è assolutamente sacrilego e anzi, riempie tutti noi di orgoglio. Non un capolavoro, ma magari non era nelle intenzioni del regista realizzarlo.

6.5

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