Night Swim Recensione: un horror che rimane in superficie

Night Swim invita a guardare oltre la superficie dell'ignoto, fra le pieghe azzurre di una piscina che scruta nel profondo: ne avrete il coraggio?

Night Swim Recensione: un horror che rimane in superficie
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Il fascino del genere horror, in gran parte, deriva dalla credibilità narrativa delle sue storie e dal loro saper trasportare lo spettatore. Gli autori più rinomati, infatti, non si sono limitati a giocare con le paure degli appassionati, ma hanno creato nuovi racconti difficili da dimenticare, spesso basati su elementi di realtà riconoscibili. In quel mix di adrenalina e terrore infantile si trova l'interesse per questo genere cinematografico, capace di trasformare gli elementi quotidiani della nostra vita in qualcosa di completamente diverso. Night Swim, il nuovo film diretto da Bryce McGuire, utilizza questo approccio per spaventare il pubblico, sfruttando la stessa indole umana e delle sue ombre incoerenti.

Disponibile nei cinema dal 22 febbraio 2024, Night Swim, tratto dall'omonimo cortometraggio diretto da Bryce McGuire e Rod Blackhurst e prodotto da Blumhouse e Atomic Monster, trasporta gli spettatori in un'esperienza oscura e allo stesso tempo intrigante, trasformando la tranquillità di una famiglia americana comune in uno studio sull'egoismo, sulla depressione e insoddisfazione personale e sul distacco umano.

Una famiglia alla ricerca di equilibrio

Il racconto di Night Swim si apre con la famiglia Waller, composta da Ray (Wyatt Russell), Eve (Kerry Condon), Izzy (Amélie Hoeferle) ed Elliot (Gavin Warren), alla ricerca di una nuova casa in cui trasferirsi.

Fino a questo momento la loro dimensione personale è stata continuamente plasmata dalla carriera sportiva di Ray nel baseball professionistico. Una malattia degenerativa, però, lo spingerà ad abbandonare lo sport che ama, scegliendo di dedicarsi alle cure necessarie per vivere in tranquillità con la propria famiglia. Fra tutte le case che si trovano a studiare una solamente sembra rapire tutti quanti, durante una visita del tutto fuori programma. Questa, contrariamente ad ogni previsione, non solo sembra rispondere alle loro richieste personali, ma va anche oltre grazie alla presenza di una meravigliosa piscina interrata nel grande giardino posteriore. Non è tutto oro quello che luccica, però, dato che la rimessa in funzione e utilizzo della struttura nel giardino, oltre a diventare il principale divertimento dei Waller, si trasformerà ben presto in un'esperienza lontana da qualsivoglia schema. Nel silenzio dell'acqua immobile e intrappolata qualcosa si muove, lentamente e silenziosamente, aggrappandosi ad alcuni echi passati con cui la famigliola non avrebbe mai voluto fare i conti.

Essere o avere?

Contrariamente a ogni aspettativa, Night Swim è innanzitutto un lungometraggio che riflette sulla natura umana, e sulle sue caratteristiche più ombrose, lontane dalla morale comune o facilmente condivisibile. Partendo da una dimensione familiare problematica e concentrata sulle attuali condizioni di Ray, sia fisiche che mentali, ci si ritrova invischiati in un racconto che parla di legami, egoismo e insoddisfazione personale, sfruttando un elemento sovrannaturale con richiami alle usanze e leggende di condivisione universale. La malattia degenerativa di Ray è il suo grande tarlo, è il muro che si trova ad affrontare in un'esistenza personale strettamente connessa con la propria carriera nello sport agonistico. Sfruttando una caratterizzazione iniziale del genere, Night Swim mette sul piatto fin da subito una chiarezza tematica funzionale anche all'elemento orrorifico in corso.

Essere la leggenda dello sport o il padre di famiglia? Combattere per un sogno che sembra perduto per sempre, oppure cercare di trasformare se stessi in funzione di ciò che sta accadendo nella nostra vita? È proprio la rappresentazione individuale di Ray che ci offre l'opportunità di indagare più da vicino la sua depressione sottocutanea e la successiva perdita dell'identità, in favore di un ignoto non troppo attraente (una dinamica simile, in cui il genere horror viene utilizzato per indagare le problematiche personali, l'abbiamo riscontrata anche nella nostra recensione di Talk to me). In tutto ciò entra in gioco la piscina. Questa, nonostante la sua semplicità, diventa quasi subito un'attrattiva e una valida alternativa, pur appartenendo all'oscurità più pura e distaccata.

Ecco che Night Swim trasforma il terrore incerto nei meandri acquiferi della nostra immaginazione in qualcosa di più profondo e insito nella stessa imperfezione umana. Giocando con un immaginario horror estremamente chiaro e piuttosto derivativo fin dall'inizio (non sarà difficile notare chiari rimandi all'IT di Stephen King, o a film come The Conjuring e Lo squalo, per fare tre esempi), il lungometraggio ci presenta un terrore molto più profondo e meno stereotipato di quanto si possa pensare, sfruttando i suoi stessi personaggi e le loro intime insicurezze.

Al centro del racconto visivo, incuriosiscono anche gli altri membri della famiglia Waller, Eve (Kerry Condon), Izzy (Amélie Hoeferle) ed Elliot (Gavin Warren), ampliando le possibilità di un mistero che si annida nel profondo per poi andare oltre la stessa dimensione familiare di queste persone, ignare del peso e della portata di ciò che stanno affrontando. Cosa sareste disposti a fare pur di vedere realizzato qualcosa di apparentemente impossibile, per voi o per le persone care? Questo è uno dei leitmotiv tematici che alimenta il percorso spaventoso, ma anche sorprendentemente semplice, del film, e Night Swim forse si proietta già verso un ipotetico sequel.

Sotto la superficie

Tutta l'ansia di Night Swim, ovviamente, deriva proprio dalla stessa piscina e dall'oscurità che si cela sotto la superficie azzurra. L'acqua è infatti l'elemento predominante dell'intera pellicola, un vero e proprio personaggio a sé stante e indipendente dal resto, capace di imprimere qualcosa di affascinante e inquietante agli occhi dello spettatore. Il merito di tutto ciò va rintracciato nella regia di un Bryce McGuire attento a dinamizzare qualcosa di apparentemente intangibile in un ambiente chiuso e murato.

Le inquadrature tendono continuamente ad ampliare gli spazi in cui si sviluppa l'azione principale, alternando movimenti fuori e dentro la piscina, con una serie di soggettive che si sforzano sia di restituire le sensazioni dirette dei protagonisti, sia di lavorare sulla percezione infantile della stessa piscina, intesa prima come area di svago e gioco spensierato e in seguito come qualcosa di ignoto e pericoloso.

È proprio nel ribaltamento iconografico della vita di provincia che Night Swim gioca la sua partita con il pubblico in sala, lavorando fin dall'inizio alla trasformazione di un contesto apparentemente innocuo, borghese e di periferia, in qualcosa di imprevedibilmente minaccioso e complesso da gestire sotto vari aspetti. L'operazione in questo senso funziona, restituendo però un'esperienza dai tratti sicuramente altalenanti e prevedibili, alimentandola con un mistero di fondo caratterizzato da dettagli sia originali che abbastanza semplici.

Laddove alcune idee originali possono giustificare le scelte in termini formali e tematici, Night Swim non riesce comunque a convincere del tutto nella sua scrittura generale. I personaggi principali, oltre a Ray, non vengono mai approfonditi o sviluppati, restando purtroppo ancorati ad alcuni modelli narrativi riscontrabili in molte altre storie sulla stessa lunghezza d'onda, mentre l'elemento orrorifico fatica a sorprendere e catturare nel profondo, specialmente se si è avvezzi al genere horror e affini.

Night Swim Night Swim è un film che riesce a incuriosire con una storia dai tratti sia prevedibili che interessanti, nella sua resa graduale. Nel racconto nero di una piscina terrificante, alberga una riflessione sulle debolezze degli esseri umani, in relazione ai rapporti con le persone care e soprattutto con sé stessi. Partendo da premesse del genere la pellicola cerca in tutti i modi di catturare e terrorizzare senza mai riuscirci totalmente, affascinando per alcune cose, e risultando prevedibile per altre. Il risultato sul grande schermo non è del tutto negativo, ma neanche positivo al 100%, restituendo agli appassionati del genere horror un'esperienza intrigante ma fin troppo semplice.

6.5

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