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Nell'ombra di un delitto, la recensione del thriller con Keanu Reeves

Un detective che indaga sulla morte del partner e una ragazza vittima di inquietanti allucinazioni sono al centro del film di Gee Malik Linton.

recensione Nell'ombra di un delitto, la recensione del thriller con Keanu Reeves
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Un detective della polizia sta indagando sulla misteriosa morte del suo partner, trovato ucciso in circostanze ancora da chiarire. Il caso sembra legato ad una missione sotto copertura finita male che coinvolge una giovane donna di origini messicane di nome Isabel. La ragazza, sposata ad un connazionale sotto le armi in Iraq, una sera in metropolitana è vittima di uno strano evento e vede un uomo di carnagione albina fluttuare nell'aria per poi scomparire nel mezzo; questa sarà solo la prima di una serie di apparizioni/allucinazioni che cominceranno a tormentarla, riportando alla luce un segreto legato al suo passato. E nel frattempo il detective scopre come Isabel potrebbe essere la prossima vittima del piano criminale che aveva coinvolto il collega.

A caccia di fantasmi

Non è un caso che lo sceneggiatore e regista Gee Malik Linton, all'esordio assoluto dietro la macchina da presa, abbia firmato il film sotto lo pseudonimo di Declan Dale. Nell'ombra di un delitto (disponibile su Netflix) infatti è un'operazione vittima di traversie produttive e il concept originale è stato trasformato dalla Lionsgate in tutt'altra cosa per cercare di vendere meglio sul mercato, con risultati comunque assai deludenti. Nelle intenzioni originali la vicenda doveva essere una sorta de Il labirinto del fauno (2006) ambientato ai giorni nostri, con temi forti quali lo stupro e la violenza sui minori inseriti in un contesto fantastico e sovrannaturale, ma dell'idea di partenza è rimasto ben poco e si è preferito aumentare a dismisura la parte poliziesca per sfruttare il ruolo da co-protagonista di Keanu Reeves, il nome forte di un cast che vede nel ruolo femminile la bella, ma allora non ancora così famosa, Ana de Armas di Blade Runner 2049 (2017). Il risultato è così una narrazione sgangherata e confusa in cui gli eventi accadono letteralmente per caso e senza una precisa identità, tra inquietanti apparizioni di cui è vittima la ragazza e le parallele indagini del detective, figura quantomai abbozzata cui il background sembra appiccicato a forza per cercare di infondervi un minimo tormento emotivo. Tragedie in serie, colpi di scena, concepimenti miracolosi, fanatismo religioso si ibridano così a giri malavitosi e improbabili rese dei conti, con una manciata di colpi di scena nel turbolento finale che appaiono privi di un reale nesso. L'impressione è quella di assistere a due film differenti che si incontrano per caso senza nemmeno sfiorarsi dal punto di visto emotivo e di logica, frutto di un vero e proprio pasticcio che ha scontentato tutti, pubblico in primis.

Nell'ombra di un delitto A volte le ingerenze produttive modificano sostanzialmente il risultato finale ma quello accaduto a Nell'ombra di un delitto supera ogni immaginazione: l'idea narrativa dell'esordiente regista, firmatosi infatti sotto pseudonimo dopo i gravi cambiamenti apportati, aveva ben altro da dire sulla carta, ma il risultato finale è diventato un assurdo ibrido tra poliziesco e film drammatico/sovrannaturale in cui le due storie parallele si incrociano più per caso che per effettiva necessità. Keanu Reeves si muove spaesato in questa gran confusione e la bella e brava Ana de Armas fa quel che può in un ruolo così brutalmente storpiato in corsa.

3.5

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