Nancy, la recensione del thriller con Andrea Riseborough e Steve Buscemi

Nel film d'esordio della regista Christina Choe, Andrea Riseborough veste i panni di una donna che svela un inquietante mistero sul proprio passato.

recensione Nancy, la recensione del thriller con Andrea Riseborough e Steve Buscemi
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Andrea Riseborough è nota in particolare al grande pubblico per aver interpretato un incisivo ruolo da non protagonista nello spettacolare sci-fi Oblivion (2013), al fianco di Tom Cruise e Olga Kurylenko, e per aver fatto parte del folto cast del pluripremiato Birdman (2014) di Alejandro González Iñárritu. Ma l'interprete britannica, oggi trentottenne, ha ricevuto acclamazioni sia dalla critica cinematografica che da quella teatrale per performance in prodotti meno conosciuti presso i nostri lidi, come il film televisivo Margaret Thatcher: The Long Walk to Finchley (2008), la black-comedy Morto Stalin, se ne fa un altro (2017) e rappresentazioni sul palcoscenico di opere di Shakespeare e Chekhov. Nel 2018 l'attrice si è cimentata in veste di produttrice nel finanziare Nancy, esordio per il grande schermo della regista e sceneggiatrice Christina Choe (autrice in passato di una manciata di corti), mettendosi a nudo in un personaggio volutamente dismesso e disagiato, perfetto traino di una narrazione che riflette con intelligenza e profondità sulla gestione dei rapporti umani.

Una scomoda verità

La Riseborough veste infatti i panni Nancy Freeman, una donna che ha da poco superato i trent'anni senza aver ancora trovato il proprio posto nel mondo. La ragazza, reduce dalla recente perdita di un figlio nel grembo materno, vive con l'anziana madre gravemente malata. La sua quotidianità si ripete in uno stanco reiterarsi di situazioni, da un lavoro come assistente di un dentista alle continue attenzioni verso la genitrice, resa fisicamente debilitata da un precedente ictus; gli unici momenti di sfogo li trascorre su internet, dove ha creato un blog per coloro che hanno subito un lutto simile al suo (nascondendo però paradossalmente agli altri iscritti la propria perdita).

Quando la madre ha un attacco e perde la vita, Nancy rimane definitivamente sola almeno fino a quando non si imbatte in un servizio del telegiornale nel quale si celebra la ricorrenza della scomparsa di una bambina, avvenuta molto tempo prima ma che i genitori non hanno mai perso la speranza di ritrovare. Una foto ricostruita al computer sul possibile aspetto della rapita al giorno d'oggi le fa ritenere che potrebbe essere proprio lei la piccola al centro della vicenda, e la coincidenza di come il suo certificato di nascita le sia sempre stato nascosto le fa ritenere di essere nel giusto.
Nancy contatta così i potenziali "mamma e papà" biologici e decide di fargli visita, nell'attesa che le analisi del DNA confermino o meno un mistero così a lungo rimasto senza risposta.

Niente è come sembra

Un raffinato thriller psicologico che si stacca dalle dinamiche tipiche di genere per evidenziare la gestazione di un rapporto perennemente in bilico, che rischia di frantumarsi o aprirsi a nuove sfumature solo tramite un fondamentale evento chiave nell'ultima parte, volutamente celato per lasciare un'ulteriore, amara ambiguità all'intenso epilogo.
Nancy è un film raffinato, tenero e straziante al contempo nella descrizione umana e introspettiva di una protagonista alla quale è stata negata una vita normale, un inno a presunti rimpianti e rimorsi su ciò che forse avrebbe potuto essere e non è stato. I primi minuti tracciano un percorso privato doloroso e senza speranza, con tragedie e nuove ferite che raggiungono questa donna senza certezze, ingabbiata in una realtà che, a torto o ragione, fatica a sentire sua.

Una dolorosa attesa

La seconda metà dei novanta minuti di visione cerca di aprirsi a note vagamente più ariose, ma anche i momenti apparentemente più tranquilli sono sempre venati da quell'ottica del sospetto che si esprime attraverso il personaggio di un magnifico Steve Buscemi, padre speranzoso ma altrettanto dubbioso sulla reale identità di quella ragazza che millanta di poter essere la figlia così a lungo cercata.
Al contempo la regista è abile nell'evitare una retorica fasulla e gratuita, adempiendo alle varie svolte della storia con una ricerca della verosimiglianza a tratti bruciante, in attesa della rivelazione clou che, come detto sopra, viene taciuta per quanto suggerita.

La Riseborough è magistrale, in un look dismesso e senza filtri, nel rendere così dannatamente sincero e tormentato il suo personaggio, riuscendo a creare un notevole legame empatico con lo spettatore che, fino all'ultimo, è portato a sperare in un reale lieto fine per una vicenda in cui l'alone mystery è solo il cuore scatenante di un dramma puro e crudo.

Nancy Per il suo debutto nel lungometraggio la regista Christina Choe si affida totalmente alla sua protagonista, una Andrea Riseborough (anche produttrice) che si cala completamente nel suo sofferto personaggio, una ragazza poco più che trentenne che, dopo la morte della madre, scopre di poter essere la figlia di un'altra coppia e di essere stata vittima di rapimento quando era solo una bambina. Nancy è un film che non fa sconti nella sua cruda esposizione dei sentimenti, e nel potenziale raddrizzamento dei torti passati si riempe di note dolci e amare al contempo, nel tentativo di creare un'inedita atmosfera familiare in un nucleo in cui i sospetti e il ritardato responso delle prove scientifiche rallentano la scoperta dell'effettiva verità. Una narrazione che emoziona nei suoi toni acri e nei suoi risvolti verosimili, che proprio come la sua protagonista si incupisce di atmosfere lugubri e dismesse nell'attesa degli eventi rivelatori.

7

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