My Spy, la recensione della commedia con Dave Bautista

Il regista de L'ultima sporca meta e Agent Smart torna all'action comedy con un babysitting movie tutto costruito attorno all'interprete di Drax.

recensione My Spy, la recensione della commedia con Dave Bautista
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JJ (Dave Bautista) è un ex agente delle Forze Speciali degli Stati Uniti d'America ora operativo CIA. Lavora sul campo e si sporca le mani con terroristi, dirottatori, trafficanti, in modo forse un po' troppo entusiasta. Facciamo la sua conoscenza durante una delle sue missioni, mandato in Russia sotto copertura per scovare dei progetti riguardanti delle armi al plutonio trafficati illegalmente con un certo Hassan, trafficante dell'Est Europa. Viene scoperto a causa delle troppe domande (e di un accento finto "come quello di Mickey Rourke in Iron Man 2") e dà subito dimostrazione della sua estrema fisicità e del suo addestramento militare, mettendo fuori gioco gli avversari ma senza riuscire a portare a termine il lavoro, fuggendo su di un SUV sulle note di I will survive e My Heart Will Go On in versione russa.

Il suo approccio alla missione non piace al capo di JJ (interpretato da un Ken Jeong sotto tono), che decide così di metterlo a sorveglianza di Kate e Sophie, rispettivamente cognata e nipote di Victor Marquez, il trafficante alla ricerca dei progetti creati dal fratello, che ha ucciso costringendo la sua famiglia a fuggire da Parigi a Chicago. Qui JJ inizia una partnership con l'analista Bobbi (Kristen Schaal) e insieme incontrano diverse difficoltà quando la piccola Sophie si rivela una ragazzina più sveglia e imprevedibile di quanto pensassero, cosa che dà inizio a una serie di eventi che cambieranno la vita del protagonista e della bambina.

Un amico speciale

Ci siamo già passati con il poco riuscito Non si scherza col fuoco di Andy Fickman lo scorso luglio, ma Hollywood - si sa - ama fare le cose per bene e far uscire nello stesso anno un altro prodotto simile anche se completamente differente. Questo My Spy di Peter Segal appartiene infatti allo stesso filone concettuale del collega, quello che ha soprattutto spopolato negli anni '90 e inizi 2000 con Un poliziotto alle elementari, Missione Tata e La fatina dei denti. Ci riferiamo al babysitting movie, che prende interpreti come Vin Diesel, Dwayne "The Rock" Johnson, John Cena o Arnold Schwarzenegger e prova a giocare con la loro muscolosità e mascolinità fisica, rendendoli impacciati, a tratti ridicoli ma mai fuori posto, trattandoli sempre da eroi ma inserendoli in un contesto bambinesco.
Va da sé che progetti del genere si reggano quasi esclusivamente sulle spalle degli attori protagonisti, che devono avere ottimi tempi comici e la grande capacità di non prendersi sul serio ed entrare in confronto-scontro con la controparte infantile. Essendo un performer capace di reggere con grande esperienza il ritmo delle commedie anche più sofisticate (Guardiani della Galassia cos'altro è?), in My Spy Dave Bautista riesce perfettamente a inquadrare il carattere e la tempra del suo JJ, ridicolizzandolo senza però instupidirlo. È un uomo possente e preparato che nasconde una profonda sensibilità emotiva, che sente il bisogno di un rapporto umano oltre a quello che ha con il suo pesciolino.

Purtroppo è anche convinto della superiorità dell'azione sul campo rispetto a quella nelle retrovie, il che lo porta a trascurare la sagacia della partner Bobbi, che invece lo idolatra più di ogni altra cosa.
Il cuore del film è comunque riscontrabile nel rapporto tra JJ e Sophia, dove il primo è "l'amico speciale" della seconda, che approfitta in qualche modo del suo tempo e della sua pazienza costringendolo sotto ricatto ad accompagnarla a pattinare, a partecipare agli incontri a scuola, ad aiutarla con i compiti e via discorrendo. Convincente l'interpretazione della piccola Chloe Coleman, che insieme a Bautista è il migliore elemento del film.

A parte qualche battuta azzeccata (la prima su Notting Hill è da sbellicarsi), My Spy delude più o meno su ogni fronte. Non è così ricco di humor come vorrebbe far credere, mentre l'anima più spionistica si perde quasi immediatamente per fare spazio a quella che è nella sostanza una mezza commedia romantica neanche tanto riuscita, anche se è spettacolare vedere un attore grande, grosso e tatuato come Bautista fare la parte del tipo innamorato e papone improvvisato (per non parlare delle sue mosse di ballo imbarazzanti).

Per carità, in alcuni passaggi fa sinceramente divertire, ma è sempre e solo tutto rimesso ai dialoghi tra JJ e Sophia, mentre la regia di Peter Segal (comunque esperto di situazioni comedy anche esasperate) indugia e non colpisce, confezionando un insieme di ripetizioni che stancano in fretta mentre lasciano un sorriso. Non c'è inventiva e non c'è gusto nemmeno nell'affrontare tematiche più attuali, che vengono misturate nel tritacarne della sceneggiatura come fossero piccoli elementi a se stanti, lì tanto per esserci (parità lavorativa uomo-donna, questione razziale, minoranze LGBTQ). C'è anche molto citazionismo, a volte meno evidente e altre invece dichiarato come in una scena alla Indiana Jones, ironicamente funzionale ma concretamente scaricata di umorismo.

È tutto "media scuola", nemmeno vecchia, quella di passaggio negli anni '10 che ha stufato in fretta non avendo davvero nulla da dire, divertendo senza lasciare segni. Il fatto che sia stato a lungo posticipato e infine approdato su Amazon Prime Video non è di per sé motivo per dubitare in toto della bontà dell'operazione, ma vedere infine My Spy sul divano, nella sua totale e mediocre godibilità, conferma effettivamente quanto pensavamo. Nient'altro che un rito di passaggio per ogni action hero cinematografico, tappa praticamente obbligata se si è pure ex-wrestler. Da fare, promuovere e poi dimenticare.

My Spy My Spy di Peter Segal è l'ennesimo esempio cinematografico di babysitting movie, nel quale un action hero pompato e muscolare viene inserito in un contesto bambinesco e ridicolizzato senza però essere instupidito. I tempi comici e l'interpretazione di Dave Bautista sono riusciti: un uomo grande e grosso che diventa tato e "papone" improvvisato, che si dà a dei balletti imbarazzanti e sa stare al gioco. Vale lo stesso per la piccola Chloe Coleman, che insieme all'attore di Guardiani della Galassia crea una coppia carina e a suo modo esplosiva. È tutto il resto a non funzionare: regia, co-protagonisti, gran parte della sceneggiatura, persino qualche intenzione tematica più attuale. Alla fine appare per quello che è: nient'altro che un passaggio obbligato per ogni protagonista d'azione o ex-wrestler, da fare, promuovere e poi scordare.

5.5

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