Recensione My Old Lady

Kevin Kline, Maggie Smith e Kristin Scott Thomas protagonisti di un dramedy d'altri tempi su sfondo parigino

recensione My Old Lady
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Mathias Gold, un uomo spiantato, con ben tre matrimoni falliti alle spalle, una lunga serie di complessi irrisolti e un disperato bisogno di soldi, si reca a Parigi con il proposito di rivendere il sontuoso appartamento, in pieno centro storico e con tanto di grazioso giardino circostante, appena ereditato dal padre, con il quale Mathias aveva interrotto ogni rapporto già da diversi anni. Con sua grande sorpresa, Mathias scopre che all’interno dell’abitazione vive Mathilde Girard, una graziosa signora novantenne alla quale, fra l’altro, egli stesso è tenuto a provvedere con un sostanzioso vitalizio mensile. Il padre di Mathias, difatti, molti anni prima aveva acquistato la casa di Mathilde mediante un cosiddetto viager, un peculiare contratto che impedirà all’uomo di disporre dell’appartamento fin quando Mathilde rimarrà in vita. A complicare ulteriormente la situazione vi è poi Chloé, la figlia di Mathilde, che dimostra un’immediata ed inguaribile insofferenza nei confronti di Mathias (che, nel frattempo, si è stabilito in qualità di affittuario in una stanza della casa): e i guai, per il simpatico protagonista di My Old Lady, sono appena cominciati...

Kevin, Maggie e Kristin

Girato nel cuore della capitale francese, della quale recupera l’innegabile fascino retrò dei quartieri più antichi e pittoreschi, My Old Lady è uno di quei dramedy, dallo spirito tipicamente British, i cui motivi di gradevolezza appaiono evidenti già a partire semplicemente dal cast. Maggie Smith, deliziosa quasi ottantenne (alla quale però il film attribuisce oltre una decade in più), e Kristin Scott Thomas, splendida ultracinquantenne, rappresentano due primedonne della recitazione delle rispettive generazioni: entrambe interpreti sopraffine, di squisita eleganza e di inossidabile carisma, già ammirate fianco a fianco in pellicole quali il capolavoro giallo di Robert Altman Gosford Park o la pungente black-comedy La famiglia omicidi. In My Old Lady, in cui impersonano i ruoli di madre e figlia, la Smith e la Scott Thomas si impegnano in vivaci duetti con il protagonista maschile, Kevin Kline, il quale ondeggia (senza eccessivi istrionismi) fra il registro brillante e quello più teso ed intenso, al servizio del copione dell’americano Israel Horovitz, regista ed autore di teatro che a 75 anni si cimenta per la prima volta con una regia cinematografica (Horovitz ha firmato la sceneggiatura del cult Fragole e sangue nel 1970 e ha vinto lo European Film Award per lo script di Sunshine di István Szabó nel 1999), per un racconto incentrato sulla necessità di confrontarsi con i traumi del passato e di riconciliarsi con le proprie radici familiari.

Segreti di famiglia

My Old Lady, del resto, scorre lungo quella “zona grigia” fra il dramma e la commedia, sfiorando temi durissimi ed impegnativi (la depressione, il sucidio) per poi scivolare in maniera repentina verso un’ironia che alleggerisce i toni e strappa il sorriso allo spettatore. Tale delicato amalgama, tuttavia, non è facile da mantenere, neppure quando si può contare sull’apporto di un terzetto di attori di tale calibro: e purtroppo il racconto fatica a trovare l’equilibrio giusto fra le sue varie componenti, passando da una prima parte più improntata al versante comico ad una seconda parte in cui il film invece si ingolfa nelle pieghe melodrammatiche della storia. E per far risultare davvero convincente il suddetto melodramma, non basta certo mettere in mano a Kevin Kline una bottiglia di vino rosso per quasi metà pellicola; mentre il susseguirsi di “scheletri nell’armadio” e di scandalosi segreti familiari, tirati fuori in maniera un po’ forzata, richiamano un’idea di cinema anacronistica e ormai superata. Lasciando, alla fine, soltanto il piacere di ammirare in scena i tre protagonisti, insieme al rimpianto per un’occasione parzialmente mancata.

My Old Lady Debutto alla regia dello sceneggiatore e commediografo Israel Horovitz, My Old Lady è un racconto familiare e sentimentale giocato sul doppio registro della commedia e del dramma, che si affida quasi esclusivamente alle prove del protagonista Kevin Kline, di un’efficacissima comprimaria quale Kristin Scott Thomas e alla proverbiale simpatia della meravigliosa Maggie Smith. Il film, però, non esce dagli schemi di un convenzionale melò sul confronto con il proprio passato, e fatica a convincere proprio quando dovrebbe suscitare maggiormente il pathos dello spettatore.

6.5

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