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Murder Party, la recensione della comedy-horror disponibile su Netflix

Il solitario Chris trova un biglietto con l'invito a una misteriosa festa di Halloween e finisce catapultato in un incubo a occhi aperti.

recensione Murder Party, la recensione della comedy-horror disponibile su Netflix
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La notte di Halloween Chris, un uomo solitario che conduce un'esistenza triste e vive in una casa della periferia di Brooklyn in compagnia del suo despota gatto Lancillotto, trova in mezzo alla strada una busta al cui interno è contenuto l'invito a una festa segreta. Le regole per parteciparvi sono tassative e dicono chiaramente che il soggetto deve recarsi non accompagnato da nessuno: Chris, per evadere dalla grigia monotonia, decide così di parteciparvi con uno strambo costume fai-da-te da cavaliere.
Arrivato all'indirizzo indicato scopre in realtà di essere l'inaspettata vittima di un gruppo di fantomatici artisti che hanno l'intenzione di compiere un macabro omicidio con torture proprio a sue spese.
Legato a una sedia e impossibilitato a scappare, in Murder Party Chris comincia a temere sempre di più per la propria vita, mentre nel frattempo nuovi adepti di questo folle gioco cominciano a giungere nel magazzino abbandonato in cui dovrebbe avere luogo l'efferato crimine.

Black night

Jeremy Saulnier è saltato all'attenzione del pubblico cinefilo soltanto negli ultimi anni, grazie alla sua trilogia dei colori formata da Blue Ruin (2013), Green Room (2015) e al recente Hold the Dark (2018), quest'ultimo produzione originale Netflix. E proprio sulla piattaforma di streaming è arrivato ultimamente il film d'esordio del regista americano, datato 2007 e firmato insieme al collettivo di amici ribattezzato sotto il nome di The Lab of Madness, con i quali collabora fin dai tempi della scuola. Già in quest'opera prima emergono i toni che influenzeranno i lavori futuri dell'autore, caratterizzati da un profondo pessimismo sulla condizione umana: in Murder Party sono infatti mescolati in un gustoso ibrido sussulti dell'horror/torture porn (solo suggeriti, mai realmente mostrati) e forti accenni da commedia nera, con uno sguardo nichilistico sulla società contemporanea che fa gelare il sangue in più occasioni.
Pur adoperando toni volutamente sopra le righe la sceneggiatura, curata dallo stesso Saulnier, è cinica e cattiva quanto basta e inserisce un sacco di tematiche nella gestione dei dialoghi: dal razzismo alla gelosia, tutto è destinato a convolare sul senso più profondo della narrazione, ossia il reale significato della parola Arte.
Qui vi è un netto taglio critico verso le derive moderne della suddetta, con la parte finale che si fa emblematico atto d'accusa nella maniera più surreale e violenta (sempre e comunque parzialmente celata) possibile.

Uomo mangia uomo

Murder Party vive per tutta la prima parte di una tensione sempre sotterranea e sfrutta i notevoli sussulti ironici per alleggerire la claustrofobica atmosfera, trovando in questo fondamentale appoggio nella marcata caratterizzazione dei personaggi: se Chris appare come la perfetta vittima sacrificale del quale nessuno sentirà la mancanza, è nella scoperta dei bizzarri aguzzini che vengono alla luce gli spunti di maggiore interesse, lasciando venire alla luce le rispettive peculiarità - in particolar modo dopo l'assunzione di un siero della verità che mette finalmente a nudo i non detti che covavano da tempo all'interno del gruppo, destinati a deflagrare nel sempre più convulso proseguo degli eventi.
La colonna sonora rock, un gustoso citazionismo cinefilo nella scelta dei costumi di Halloween (da Non aprite quella porta a I guerrieri della notte) e il lungo inseguimento finale con relativa resa dei conti garantiscono sempre varietà al racconto, tra omaggi colti (ad Edgar Allan Poe) ed altri più spiazzanti (David Fincher) fino a reminiscenze musicali che guardano alle iconiche partiture gobliniane.
Tutti elementi di una messa in scena curata che riesce a fare di necessità virtù e a rendere i limiti di budget un'arma a proprio favore nella costruzione di un impianto essenziale e feroce al punto giusto.

Murder Party L'esordio di Jeremy Saulnier, la cui carriera è decollata anni dopo con la giustamente osannata trilogia dei colori, è un'opera perturbante e accattivante, magistrale hybris che riflette con lucidità sul potere della mente e su quanto questa sia disposta a spingersi "oltre" pur di toccare il vero, pulsante, cuore dell'arte. La notte di Halloween rischia di trasformarsi in un inferno per lo sfortunato protagonista, uomo solitario che dopo aver rinvenuto casualmente l'invito a una misteriosa festa diventa la vittima sacrificale di un gruppo di sedicenti, sbandati, artisti pronti a commettere un brutale omicidio. Murder Party è una commedia nera cinica, capace di giocare col grottesco e col citazionismo nel suo sempre più dirompente gioco al massacro e di far convivere toni più leggeri con altri più cupi in un mirabile mix di intrattenimento di genere e scavo psicologico sui mali della società contemporanea che, a dispetto dell'esiguo budget, rende la scarna messa in scena un perfetto e crudele teatro grand guignol.

7.5

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