Muori papà... muori!, la recensione del film russo: pulp e risate

Il debutto di Kirill Sokolov è un concentrato pulp che gronda risate: ultraviolenza di mestiere pronta a stupire scena dopo scena.

recensione Muori papà... muori!, la recensione del film russo: pulp e risate
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Spesso i giovani cineasti imitano senza divertirsi. Rubacchiano qua e là, infarcendo le proprie opere prime di rimandi sterili, atti dovuti verso un passato che li opprime. Poi arriva Kirill Sokolov e con Muori papà... muori! affonda i denti dentro Tarantino e Leone facendo schizzare sangue denso lungo tutta la stanza. E sulle nostre facce. La piacevole differenza? Che sul suo volto fradicio di vermiglio si allarga uno dei sorrisi più felici che abbiate mai visto. Perché l'esordio del giovane regista russo è un concentrato esilarante di pulp postmoderno, consapevole del suo posto nel mondo e, proprio per quello, dannatamente perfetto. Una poltiglia sbrodolante impossibile da tenere in mano, capace di esaltare gli amanti del genere e magari far storcere qualche naso pruriginoso.
Passato in Italia al Riviera Film Festival di Sestri Levante, in gara assieme a quel gioiello di Curtiz, ha conquistato zero premi ma scroscianti applausi del pubblico. Come se fosse già un cult underground appena uscito. Ora lo potete vedere su Chili: tenetevi forte, cerchiamo di spiegarvi perché dovreste proprio farlo.

Muori papà, muori

Matvei (Aleksandr Kuznetsov) va a casa di Andrei (Vitaliy Khayev), padre della sua fidanzata, per ucciderlo. Il film non ha bisogno di altro. Certo, ci sono varie backstory che spiegano le motivazioni dei protagonisti, ma sono sangue e violenza a spadroneggiare. Come purtroppo spesso accade, il titolo originale Why Don't You Just Die! è stato trasformato in Muori papà... muori!, perdendo ovviamente gran parte del senso che, durante la visione, la frase trasmette. Perché è esattamente così: c'è qualcuno che dovrebbe morire e si ostina a non farlo. Ma è il come a conquistare il nostro cuore pulp. Kirill Sokolov si diverte in continuazione, sfruttando i corpi con sapienza e maestria. Un continuo sfondare ambienti e pareti, imbrattandole di rosso denso e volutamente artificioso. La lotta tra Matvei e Andrei dimostra la precisa costruzione che Sokolov ha studiato nei minimi dettagli, un grande gioco chiuso in una piccola stanza. Consapevole del suo recente passato.

Mestiere pulp

Probabilmente, se Quentin Tarantino iniziasse a fare cinema adesso dirigerebbe qualcosa come Muori papà... muori!. La razionale maestria che traspare erutta da ogni scena pulp. E siamo al primo lungometraggio di Kirill Sokolov, dopo tre corti: il giovane russo ha studiato benissimo i suoi numi tutelari. Mescola risate e morte, in un contesto grottesco che richiama Edgar Wright nel mood e Sergio Leone nelle inquadrature. L'utilizzo del sangue è volutamente esagerato, continuo, esplosioni dense che imbrattano anche dove non dovrebbero. Cinema, puro e semplice. È un po' il principio delle ombre in La morte corre sul fiume, capolavoro di Charles Laughton del 1955. Sono impossibili e volutamente artificiose, ma sono cinema al suo stato primigenio. Così Sokolov sfrutta il sangue in Muori papà... muori!, lo esagera in ogni sua manifestazione, facendolo schizzare anche dove naturalmente non arriverebbe.
Spruzzi rossi, budella, ossa rotte, spigoli sporgenti, manette, martelli e televisioni. I corpi vengono dilatati nello spazio, strizzando ogni trucco cinematografico per intrattenerci.
Palesando l'artificio e nascondendolo, a seconda delle possibilità e di quanto una scelta o l'altra possa esaltare il singolo risvolto del film.

Gengive sanguinanti

Prendete la storia di un tentato omicidio e ficcateci dentro risate convulse. Muori papà... muori! riesce a far sbocciare sentiti sghignazzi anche dove non dovrebbero nascere.
Sokolov usa ogni trucco del postmodernismo per ampliare una sceneggiatura molto basilare, in grado però di nascondere umorismo gore e piacevole disgusto. Ogni parte del corpo umano viene sfruttata, tirandola al suo limite (e spingendo quella linea anche oltre).
Perché tutto si inerpica sulla scala del cinema, lasciando pezzi qua e là, in un divertimento continuo, una trasparenza totale fra la volontà dell'autore e la mente del pubblico, un fil rouge letterale sempre presente in ogni inquadratura.

L'utilizzo pop della colonna sonora accende Muori papà... muori!, sottolineando continuamente il gioco di prestigio, come un illusionista che svela i propri trucchi a suo piacimento.
E noi siamo così, allucinati come il Matvei di un prezioso Aleksandr Kuznetsov (dalla strabuzzata mimica facciale perfetta per l'occasione), a tratti incapaci di credere a quello che stiamo effettivamente guardando.
Felicemente inorriditi dalle nostre risate convulse, ricoperti di piastrine e globuli rossi dalla testa ai piedi, ma vogliosi di imbrattarci ancora, bevendo da quella fontanella cremisi sfruttata così sapientemente. Una montagna russa arrugginita che scivola alla perfezione. Ce ne fossero di debutti così.

Muori papà... muori! Una consapevolissima commedia pulp che gronda sangue divertito da ogni fotogramma. Muori papà... muori! (disponibile su Chili) è l'opera prima del russo Kirill Sokolov, che affonda a piene mani nelle budella di Tarantino e Sergio Leone, per confezionare un mix esplosivo di generi, postmoderno fino al midollo. La storia di una strana vendetta diventa cinema puro, quello che utilizza ogni scena con sapiente minuzia. Il rosso riempie volti, pareti, corpi e pavimenti, mentre noi strabuzziamo gli occhi, tra una risata scorretta e una televisione che ci arriva in faccia. Perché solo un frontale con lo schermo può farci capire e amare un esordio così. Senza compromessi.

8

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