Recensione Mune - Il Guardiano della Luna

Un film che somiglia a una vecchia favola della buonanotte...

recensione Mune - Il Guardiano della Luna
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Cosa succederebbe se il Sole non tornasse a splendere ogni mattina? O se la Luna dimenticasse di fare il suo giro e di illuminare le stelle e il cielo della notte? No, non si tratta del prologo di un racconto apocalittico, ma del dilemma (ampiamente affrontato) attorno al quale gira tutta la storia di Mune - Il Guardiano della Luna, progetto di animazione portato avanti da Alexandre Heboyan e Benoit Philippon capace di rievocare, attraverso un linguaggio moderno, il fascino delle vecchie favole orientali. A metà strada tra la narrazione tipica dei lavori di Miyazaki e l'appeal visivo delle odierne rappresentazioni animate, Mune - Il Guardiano della Luna si presenta come un'esperienza inaspettatamente poetica e riflessiva, audace e allo stesso tempo rassicurante. Protagonisti della vicenda sono un impacciato fauno della notte, un potente guerriero d'ambra, una coraggiosa ragazza fatta di cera e i massimi sistemi della Terra, che si affiancano nell'eterna dualità di luce e ombra, giorno e notte... bene e male?

Guardiano per sbaglio

Il mondo si divide da sempre in zone di luce e zone di ombra. Nelle prime vivono gli esseri del sole, caldi, possenti; nelle seconde vivono principalmente i fauni della notte, che si occupano di illuminare la natura quando calano le tenebre. Entrambe lavorano sotto il controllo del Guardiano del Sole e di quello della Luna, che ormai sono diventati anziani... è arrivato il momento di eleggerne di nuovi. Sohone e Leyoon è tutta la vita che si preparano a diventare dei Guardiani ma, durante la cerimonia di investitura, come Guardiano della Luna viene scelto Mune. Imbranato e totalmente impreparato all'evento, Mune non prende molto sul serio le sue responsabilità e, con il suo atteggiamento irresponsabile, rischia di distruggere l'equilibrio tra luce e ombra. Complice anche l'elevato ego che, invece, contraddistingue Sohone, convinto di poter gestire il Tempio del Sole con impulsiva arroganza. Come sempre, la soluzione migliore si trova nel mezzo: Glim è una creatura che vive al confine tra i due mondi, è fatta di cera, quindi si scioglie al sole e si congela al freddo della notte, ma questo non le impedisce di sognare grandi avventure. E Mune e Sohone finalmente le daranno l'occasione di viverne una davvero indimenticabile.

Semplicità vincente

Fin dai suoi primi minuti, Mune - Il Guardiano della Luna ti fa sentire magicamente fuori tempo: nonostante i colori vividi e le geometrie molto accentuate, tutto sullo schermo sembra permeato da un impalpabile velo di antica magia. Le parole, che musicalmente accompagnano le immagini, hanno il suono delle vecchie favole della buonanotte, avvincenti ma leggere, capaci di cullare la mente conducendola in un piacevole abbandono onirico. La morale si fa palese subito, ma la sua presenza non rovina minimamente l'esperienza visiva, che si dimostra romanticamente fuori tempo. Ha un linguaggio tutto suo Mune - Il Guardiano della Luna, che richiama alla mente tante cose, ma non ne copia nessuna, costruendo attorno a sé un mondo originale dal sapore vintage della carta stampata.

Mune - Il Guardiano della Luna Alexandre Heboyan e Benoit Philippon prendono una storia semplicissima, dalle sfumature di una vecchia leggenda, e la trasformano in una esperienza cinematografica, si potrebbe dire, quasi fuori moda, che ripercorre i vecchi sentieri della narrazione intimista, quella fatta di immagini evocative, piccoli compagni di viaggio adorabili, e contrasti che si fondano sui più classici dei dissidi umani. Forse all’inizio si fa un po’ fatica ad abituarsi ai tratti spigolosi dei disegni realizzati di getto, mescolati ai volumi tridimensionali degli ambienti e alle rotondità della narrazione, ma alla fine il tutto si trasforma in una nuova forma geometrica che rende Mune - Il Guardiano della Luna un progetto da tenere d’occhio.

7.5

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