Mulan: Rise of a Warrior, la recensione del film cinese

La popolare eroina cinese è al centro di questa trasposizione indigena datata 2009, un'avventura in costume sospesa tra epica e romanticismo.

recensione Mulan: Rise of a Warrior, la recensione del film cinese
Articolo a cura di

Il nuovo live-action di Mulan è sulla bocca di tutti in questi giorni (qui la nostra recensione di Mulan di Niki Caro), dopo il suo arrivo nel catalogo di Disney+. Data l'occasione e per via di una particolare coincidenza - Liu Yufei, al centro della nuova trasposizione appena uscita, venne considerata per la parte già in quest'occasione - ne approfittiamo per raccontarvi un'altra versione "in carne e ossa" ispirata alla vita della leggendaria eroina cinese, realizzata in patria nel 2009 e poco conosciuta nel nostro Paese.
Mulan: Rise of a Warrior rivisita in chiave realistica il mito dell'amato personaggio, concentrandosi in particolar modo sulla scalata nei ranghi militari e su alcune delle battaglie chiave alle quali la ragazza prese parte da assoluta protagonista, lasciando comunque ampio spazio anche al sottotesto romantico che caratterizza soprattutto le fasi finali della vicenda.

Nel nome del padre

Nel 450 la dinastia cinese di Wei si trova sotto la costante minaccia delle tribù di Rouran e l'esercito sta richiamando combattenti da ogni dove per rinfoltire le proprie truppe. Un soldato in pensione, Hua Hu, riceve l'ordine di tornare in servizio ma la sera prima della partenza la figlia dell'uomo, Mulan, gli somministra segretamente del sonnifero e la mattina seguente parte con lo scopo di prendere il posto del genitore.
La ragazza, abile nelle arti marziali e dotata di una spiccata intelligenza, deve fingersi del sesso opposto in quanto le donne non erano ai tempi ammesse nelle forze armate, riuscendo a ingannare tutti.
Il suo stratagemma rischia di essere scoperto dal vice comandante Wentai e le vale anche una condanna a morte, sospesa dopo che un attacco nemico le ha permesso di dimostrare le sue grandi abilità in battaglia.
Mulan inizia così una rapida e crescente ascesa tra le fila militari, diventando generale e dando prova di coraggio e astuzia durante i dodici anni spesi sul campo, ma proprio l'amore finisce per essere il suo avversario più pericoloso.

Con i piedi per terra

Quello che appare evidente sin dai primi minuti è l'approccio concreto con il quale si è scelto di affrontare un'epopea così consolidata nella cultura indigena e poi diffusasi a macchia d'olio anche nelle platee occidentali dopo l'iconico cartoon del 1998.
Si rifugge da qualsiasi elemento fantastico e fiabesco e questo si riversa anche nelle dinamiche action, con le coreografie dei numerosi scontri di massa che prediligono una sorta di edulcorato realismo e si distaccano dalle evoluzioni pirotecniche affini ai wuxiapian.
Mulan: Rise of a Warrior beneficia di questo imprinting stilistico e - pur limitando gli eccessi spettacolari - l'afflato epico che permea le due ore di visione basta e avanza per appassionare alla vicenda, complice anche il copioso numero di comparse a disposizione e sporadici ma efficaci effetti speciali in alcune scene madri, su tutte la tempesta di sabbia che spazza il teatro di battaglia.

Passo dopo passo

La sceneggiatura procede, in particolar modo nella prima fase, a un ritmo spedito, con il background della protagonista rapidamente introdotto tramite dei fugaci flashback e l'entrata nell'esercito e relativa promozione al rango di generale che avvengono già nella mezz'ora iniziale.
Un tour de force necessario per concentrare la vicenda in un minutaggio a prova di grande pubblico, ma che forse avrebbe giovato di qualche passaggio in più atto a esplorare la profondità dei personaggi.

Un difetto che passa comunque in secondo piano di fronte all'efficace e solida messa in scena, con un pathos crescente non solo nel versante belligero ma anche in quello emozionale.
La struggente colonna sonora - la theme song cantata sui titoli di coda da Stefanie Sun merita almeno un ascolto - ben si accompagna a questa love-story ai tempi della guerra.
L'ottica femminista viene lasciata in secondo piano, ma d'altronde Mulan incarna qui il simbolo di un Paese intero e il suo essere donna è già ben rimarcato nelle varie svolte narrative: Zhao Wei veste il ruolo con la giusta intensità, anche se è difficile credere come potesse essere scambiata per un uomo visto il suo fascino sbarazzino. Magia del cinema, ancora una volta.

Mulan: Rise of a Warrior Nel 2009 la Cina ha rispolverato sul grande schermo il mito di Mulan con un kolossal epico di buona fattura, nel quale il lato militare e quello romantico convivono con discreto equilibrio nel corso delle due ore di visione. In Mulan: Rise of a Warrior la leggendaria eroina cinese, fintasi uomo per sostituire l'anziano padre e distintasi sul campo di battaglia tanto da diventare generale, trova ideale carisma nell'intensa performance di Zhao Wei, concreta nel ruolo così come il film stesso nei confronti del racconto. L'approccio intrapreso dal regista Jingle Ma predilige infatti una sana solidità di intenti nelle fasi di pura azione belligera, con scontri all'arma bianca privati di sussulti wuxia e ancorati saldamente a terra, e lo stesso sottotesto romantico schiva eccessi di retorica. Un paio di scelte narrative risultano parzialmente imprecise ma alla fine dei conti ci troviamo davanti a un film capace di appassionare ed emozionare con una certa efficacia.

7

Che voto dai a: Mulan: Rise of a Warrior

Media Voto Utenti
Voti: 7
7.4
nd