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Mudbound, la recensione del film con Carey Mulligan

I rapporti tra una famiglia bianca e una afromericana negli States degli anni '30 e '40 sono al centro di Mudbound, intenso dramma originale Netflix.

recensione Mudbound, la recensione del film con Carey Mulligan
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Nel 1939 la giovane Laura convola a giuste nozze con il rude Henry MacAllan, uomo di qualche anno più anziano che coltiva il sogno di possedere una fattoria. Il desiderio si avvera qualche anno dopo quando la coppia, che nel frattempo ha avuto due figlie, si trasferisce insieme al padre dell'uomo in una fattoria del Mississippi, attigua a quella della famiglia di Hap Jackson, bracciante agricolo afroamericano la cui dimora è di poco attigua. Qui i rapporti tra i due nuclei sono inizialmente buoni, nonostante l'acido razzismo del suocero di Laura e il legame che si crea tra il sopraggiunto Jaime, fratello minore di Henry, e Ronsen, primogenito dei Jackson, entrambi da poco reduci dalla seconda guerra mondiale, che sembra voler sfidare ogni pregiudizio, almeno fino a quando...

Non tutto è bianco o nero

Ci sono quei film che sembrano predestinati ad ottenere riconoscimenti importanti, sia per la qualità intrinseca in essi contenuta che per una confezione affabile e abilmente studiata a tavolino. Mudbound, titolo originale Netflix e trasposizione del romanzo Fiori nel fango di Hillary Jordan, si attiene proprio a questi diktat rivelandosi un film solidissimo e impeccabile sotto ogni punto di vista, solo parzialmente debilitato da quest'aura di ragionata perfezione. Un dramma fluviale e corale ambientato negli States degli anni '30 e '40 che offre una raffinata e credibile ricostruzione d'epoca e finisce per trattare diverse tematiche sociali, dalla segregazione razziale ai tempi ancora ben più che discriminante (e con tanto di presenza del Ku Klux Klan) alle condizioni dei reduci di guerra dopo il ritorno a casa. Il tutto costruito su una messa in scena precisa e raffinata in cui le dinamiche tra i numerosi personaggi principali si agitano con i giusti tempi e modi, tra flashback e alternanze temporali spesso accompagnate da diversi voice-over atti ad esplorare meglio le rispettive psicologie. La vicenda assume via via toni sempre più intensi e controversi e la forza dei legami, sia positivi che negativi, tocca via via sempre più sfumature fino all'escalation finale, già intuibile dal prologo che non fa presagire nulla di buono. La regista afroamericana Dee Res, al suo secondo lavoro per il grande schermo dopo l'apprezzato Pariah (2011) sa perfettamente come gestire la profonda carica emozionale e l'ottimo ed eterogeneo cast, in cui spiccano Carey Mulligan, Garrett Hedlund, Mary J. Blige e Jason Mitchell (ma è davvero una gara di bravura tra tutti), instilla la necessaria e dolente profondità a figure ricche di istintiva umanità.

Mudbound Un ritratto vivo e credibile della situazione sociale negli States degli anni '30 e '40 con al centro i rapporti, sia contrastati che amichevoli, tra una famiglia bianca e una afroamericana è quello messo in scena da Mudbound, adattamento del bel romanzo di Hillary Jordan. Un'epica drammatica che conquista per una realizzazione impeccabile e per interpretazioni sopra la media, cui l'impressione di una ragionata costruzione a tavolino per ambire a grossi premi non inficia comunque l'intensità del racconto, ricco di sfumature e risvolti che rendono le circa due ore di visione un'esperienza appagante in cui le emozioni, dolci o amare che siano, trovano sempre il modo di emergere con forza prorompente.

8

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