Mucchio d'ossa, la recensione del film tv tratto dal romanzo di Stephen King

Uno scrittore rimasto vedovo si trova ad indagare su un'antica maledizione in Mucchio d'ossa, adattamento televisivo dell'omonimo romanzo.

recensione Mucchio d'ossa, la recensione del film tv tratto dal romanzo di Stephen King
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Mike Noonan è uno scrittore di grande successo e anche il suo ultimo romanzo ha fatto registrare vendite da capogiro. Proprio durante il tour promozione del libro la moglie, e musa, Jo viene investita e muore poco dopo. L'uomo, distrutto dal dolore, scopre inoltre che la compagna era incinta, e sospetta la presenza di un amante (lui infatti secondo i responsi medici non poteva avere figli), arrivando a tormentarsi ulteriormente. Per cercare un po' di relax e una nuova ispirazione Mike decide di trasferirsi per la stesura della sua prossima opera nella casa al lago di proprietà, dove l'anno prima proprio Jo aveva trascorso un lungo periodo da sola. Qui però l'artista comincia a soffrire di strani e inquietanti incubi che sembrano legati sia alla moglie appena scomparsa ma anche ad una cantante jazz degli anni '30 e ad una bambina che vive nell'attigua comunità insieme alla giovane madre.

Il mistero del lago

Mick Garris non è certo nuovo all'adattamento di opere di Stephen King, avendo trasportato su grande o piccolo schermo diverse opere del maestro del brivido letterario, tra le quali ricordiamo I sonnambuli (1992) e L'ombra della scorpione (1994). Nel 2011 ha luogo l'ultimo, ad oggi, connubio tra romanziere e regista in Mucchio d'ossa, miniserie in due puntate (accorpate poi in un film tv di due ore e quaranta) tratta dall'omonimo libro. Come si evince già dalla trama sopra riportata il racconto segue linee guida abbastanza classiche per il filone mystery di matrice kinghiana, con uno scrittore in crisi che, in seguito ad un grave lutto, si trova vittima di allucinazioni e incubi che lo conducono a svelare un mistero sepolto molti anni addietro. Ambientazione da piccola cittadina di provincia, personaggi che nascondono segreti ed elementi sovrannaturali in serie: gli ingredienti di un'iconografia conosciuta sono qui messi in scena con un discreto mestiere in fase registica, con un senso di opprimente inquietudine che aleggia nella progressione degli eventi e dei colpi di scena, anche se la paura perde d'effetto in quanto vittima di una suspense telefonata dove gli spaventi potenziali risultano smorzati. E' perciò più interessante la caratterizzazione del protagonista, interpretato senza infamia e senza lode da Pierce Brosnan, ignara pedina di un gioco mortale che lo riguarda molto più personalmente del previsto e che si trova a dialogare con spiriti e presenze dell'aldilà pur di arrivare a compiere la sua missione. Nel lungo minutaggio complessivo vengono sfruttati con dovizia simbolismi e oggetti di vario tipo, da alberi con forme femminili a giradischi, da calamite a forma di lettera a campanelli appesi per le stanze e nell'intento di visione fedele l'operazione può dirsi sostanzialmente riuscita, salvo lasciare un'impressione di freddezza che impedisce di perdersi completamente nella storia e nei numerosi personaggi facentene parte.

Mucchio d'ossa Quasi tre ore di visione per questo adattamento televisivo (catalogabile sia come miniserie in due parti che film tv accorpato) dell'omonimo romanzo di Stephen King, in cui uno scrittore appena rimasto vedovo si trova ad indagare sulla presunta infedeltà della moglie scoprendo un mistero che aleggia in una piccola cittadina di provincia. Mucchio d'ossa ha dalla sua una discreta atmosfera e una storia non priva di spunti, capaci di catalizzare l'attenzione nel suo lungo minutaggio, ma latita nella componenti tensive ed horror per via di situazioni a tema alquanto telefonate, rivelandosi ad ogni modo abbastanza fedele all'opera originaria.

6

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