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Mr. Harrigan's Phone Recensione: il ritorno di Stephen King su Netflix

La storia tratta da un racconto breve del Re dell'orrore dipinge il percorso di crescita di un ragazzo solitario, intrattenendo senza la pretesa di stupire

Mr. Harrigan's Phone Recensione: il ritorno di Stephen King su Netflix
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L'attaccamento morboso agli oggetti si rispecchia in un possedimento che si attorciglia fino a diventare il suo inverso, quando sono le cose a possedere le persone e non il contrario. Il rapporto con il cellulare è l'esempio perfetto del monito minimalista, con il suo carico smanioso di informazioni spicciole e contatti umani gelidi, i quali svuotano di significato ogni bellezza trasformandola in quotidianità. L'eco di questa relazione tecnologica così viscerale si riverbera anche nella morte all'interno della prima storia tratta da If it Bleeds, una raccolta antologica firmata Stephen King e pubblicata nel 2020, la quale ispira l'omonima pellicola scritta e diretta da John Lee Hancock.

Mr. Harrigan's Phone (lo trovate tra i film Netflix di Ottobre 2022) segna il ritorno al cinema delle atmosfere giovanili elegantemente descritte dal Re dell'orrore, perché la sua storia di vendetta e maledizione segue in maniera sommessa quella ben più importante di un ragazzo che impara cosa sia davvero importante nella vita, elaborando il lutto in diverse forme per arrivare alla consapevolezza frugale del saper lasciare ciò che non si può possedere: persone, oggetti e desideri incauti. La produzione Blumhouse e Ryan Murphy (la sua ultima serie tv ha scosso Netflix, come vi dicevamo nella recensione di Dahmer) si rivela un film drammatico più che horror, una storia plausibile e ben raccontata che si fa portatrice di un messaggio universale, ma che non cerca di sorprendere il suo pubblico.

Un messaggio dalla tomba

Harlow, una piccola città isolata nelle campagne nel Maine, è la residenza scelta da John Harrigan (Donald Sutherland) per trascorrere gli ultimi anni della sua vita in pace, lontano dal fracasso delle grandi metropoli nelle quali ha vissuto fino a quel momento.

L'uomo è un miliardario poco amato dalla comunità per il suo carattere schivo, e nemmeno la stampa nazionale è stata cortese con lui nel corso della sua lunga carriera, a causa dei movimenti societari molto aggressivi che l'hanno reso ricco e solo. Dopo averlo ascoltato nella lettura di un versetto in Chiesa, l'anziano facoltoso assume il piccolo Craig (Jaeden Martell) per farsi leggere ad alta voce i libri di cui è innamorato, instaurando nel corso del tempo un'amicizia sincera che abbandonerà soltanto il giorno della sua morte. Il ragazzo ha imparato molto dal signor Harrigan e dai suoi libri, coltivando un rapporto profondo che ha cercato di solidificare attraverso il regalo di un telefono cellulare.

Inizialmente il burbero uomo d'affari rifiuta l'oggetto definendolo inutile e portatore di distrazioni, ma in seguito capisce come apprezzare le meraviglie della tecnologia e diventa quasi inseparabile dal suo iPhone. Nel giorno del funerale, Craig infila lo smartphone nella giacca dell'amico deceduto per cullarsi nel sogno luttuoso di un legame ancora esistente, prendendo in seguito a chiamare la tomba del signor Harrigan per raccontargli della sua solitudine e dei problemi che sta affrontando a scuola. Quella che era soltanto una fantasia nata dal dolore si manifesta però con risposte terribili e violente, che si ripercuotono sulla vita di Craig e di coloro che gli stanno a cuore.

Saper alzare lo sguardo

Chi ha seguito Stephen King nel corso della sua fantastica carriera sa benissimo che il Re non è solo l'autore di storie paurose, ma è soprattutto un attento narratore della nostra società e delle sue debolezze. Non stupisce quindi il ruolo secondario affidato all'assurdo nella storia ripresa da Hancock, con le esperienze ultraterrene ed inspiegabili a fare da tassello aggiunto a quella che è semplicemente la storia di un ragazzo diviso tra due lutti difficili da accettare, un personaggio che vorrebbe spesso fermarsi a riflettere ma è travolto dal mondo che intorno a lui continua a procedere incurante del suo dolore.

Il regista di Fino all'ultimo indizio accetta quindi il ritmo pacato di una narrazione solida e piena, prendendosi tutto il tempo necessario per dipingere le diverse sfaccettature dei rapporti difformi e complementari instaurati dal protagonista. L'evoluzione dell'amicizia con l'anziano facoltoso occupa infatti gran parte del minutaggio, a riprova della sua essenzialità in termini di trama, mentre è solo nelle sequenze tardive che si affacciano quegli elementi orrorifici capaci di stravolgere una normale esistenza. Le azioni dello spirito di Harrigan, tra messaggi incomprensibili e morti sospette, trovano però raramente l'onore delle immagini, ma vengono analizzate attraverso i racconti e le storie di chi ha assistito ad eventi che sono soprannaturali soltanto per Craig, lasciando alla sua mente (e a quella dello spettatore) la responsabilità di tramutarle in realtà concreta.

Un'esistenza gelida

Il volersi allontanare dalla crudezza di situazioni sanguinose va a sottolineare il messaggio fondamentale della pellicola, la quale utilizza il metodo cinematografico proprio per glorificare le grandi storie ed i suoi narratori. La scelta dei libri da leggere a casa di Harrigan non è infatti casuale, ognuno di essi (tra quelli mostrati nel minutaggio della pellicola) riprende i temi del denaro, del potere e del ruolo imprescindibile degli affetti, facendo crescere il piccolo Craig in un uomo consapevole di cosa sia davvero importante nella vita.

Al contrario il suo amico attempato è tirato fuori da quel mondo di cui si era fatto portavoce, il suo cellulare - che, al contrario dei libri, non ha bisogno di attenzione costante e partecipazione attiva - sostituisce le indimenticabili parole di Dostoevskij e Dickens, allontanandolo nuovamente dal ragazzo dopo tanti anni passati a rincorrere un rapporto insperato. La solitudine è un elemento preponderante all'interno della narrazione, perché i suoi personaggi principali non riescono ad instaurare un vero legame con nessun altro - compreso il padre di Craig, un uomo svuotato della vitalità da un lutto che lo ha colpito con più durezza rispetto al figlio -, e si manifesta anche attraverso le immagini grazie ad una fotografia che rimane fredda e anaffettiva per tutta la durata del film, anche durante i brevi accenni di soprannaturale che vivacizzano la storia.

Come già affermato in precedenza, questi eventi inspiegabili sono minimi e vanno ad inserirsi con naturalezza in una trama pacata, plausibile e ben raccontata, ma priva di grandi scossoni e incapace di sorprendere il suo pubblico. Sul piano tecnico fanno storcere il naso alcune sequenze montate con eccessiva velocità, la quale stona con il taglio pensieroso ricercato dalla pellicola e ripreso da una colonna sonora molto calma, mentre è da elogiare la prestazione di un Martell convincente nella sua presenza continua sullo schermo.

Mr. Harrigan's Phone Il racconto tratto dall'ultima antologia di storie brevi firmate Stephen King dipinge il percorso di crescita di un ragazzo in preda al lutto, analizzando il valore dell'amicizia ma anche le trappole spirituali del denaro e del potere. La pellicola diretta e sceneggiata da Hancock riprende con fedeltà il discorso del Re orchestrando un film solido, molto denso sul piano della narrazione anche in assenza di grandi scossoni, capace di trasmettere un messaggio di speranza e cautela inserendo con parsimonia gli eventi soprannaturali nella sua trama. Nonostante la sua incapacità di stupire il pubblico, il film Netflix riesce a catturare l'attenzione con la stabilità di una storia plausibile (per la maggior parte), graziata da una recitazione ottimale anche se non straordinaria, mentre la fotografia fredda e la colonna sonora pensierosa sopperiscono con la loro pacatezza ad un montaggio a volte troppo rapido.

6.5

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