Il Mostro della Cripta Recensione: un b-movie contemporaneo con Lillo

Daniele Misischia dirige un film scritto dai Manetti Bros. che riporta alle atmosfere da b-movie di mezzanotte nel cinema contemporaneo.

Il Mostro della Cripta Recensione: un b-movie contemporaneo con Lillo
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Chi ama il cinema ha sempre un po' sognato di fare il regista. E magari ci ha pure provato, con una telecamerina assieme agli amici, tessendo trame in base al genere preferito. Magari storie dell'orrore? A tal proposito, ci pensa Daniele Misischia con il suo Il Mostro della Cripta a ricordarci cosa vuol dire sognare di fare il proprio film. Sanguinolento, ovviamente. Già nella nostra recensione di The End L'inferno fuori vi raccontavamo della conoscenza del medium da parte del regista, una perizia che torna in questo suo secondo lungometraggio, sempre in collaborazione con i Manetti Bros. e con la loro Mompracem.

Il duo, infatti, firma anche la sceneggiatura oltre alla produzione, lasciando nelle mani di Misischia un prodotto che è già cult, a modo suo. Perché Il mostro della cripta è un b-movie contemporaneo, una horror comedy a basso budget che nel citazionismo e nel filone di appartenenza sa esattamente quanto vuole spingersi oltre: tantissimo, senza alcun freno.

Il Mostro della Cripta dentro i nostri schermi

La distribuzione del film non ha purtroppo toccato tutte le sale italiane, ma ora Il Mostro della Cripta è disponibile in streaming tra le novità Sky e NOW di novembre 2021 e le uscite Amazon di novembre 2021. E quindi, cosa si nasconde nei nostri schermi?

Siamo a Bobbio, negli anni '80, e il nostro protagonista Giò sogna di fare il regista con la scream queen di cui è innamorato. Ma questo non prima che Daniele Misischia ci abbia comunicato le coordinate del film. Il prologo infatti gronda Dario Argento da ogni ferita, gioca già con i propri capisaldi mettendo subito una cosa in chiaro allo spettatore: Il Mostro della Cripta è scientemente concepito come un b-movie di quegli anni, prendere o lasciare. E infatti le cose a Bobbio iniziano ad andare male, la gente muore nei modi peggiori e il citazionismo cinematografico di Giò si rivela essere parte integrante della sua nuova realtà. Da quello esplicito fino alle chicche per i più cinefili, tutto viene masticato dal film: Carpenter, Romero, Craven, Raimi e ovviamente i nostrani Bava, Fulci e Pupi Avati, con un setting che a un certo punto richiama molto La casa dalle finestre che ridono.

Citazionismo e consapevolezza

Il mostro della cripta quindi non fa sconti, svela subito la sua essenza e ci gioca in continuazione, dall'elemento gore alla "final girl", mescolando i generi e infilandosi volutamente in tutti i cliché possibili e immaginabili.

Diventa quasi un gioco tra Daniele Misischia e lo spettatore, che capisce il divertimento del regista nel voler fare oggi un film che negli anni '80 sarebbe probabilmente diventato un cult underground in Italia. Magari uno di quelli che Tarantino avrebbe poi omaggiato. Un'operazione quindi divertente e divertita, anche grazie all'elemento comico che abbassa i toni e rende tutto più appetibile, avvicinando un mondo che ora sentiamo lontano ma che ha fatto parte del cinema italiano per tantissimo tempo. Ci riesce soprattutto grazie a Lillo, fumettista sui generis che si ritrova coinvolto nel caos di Bobbio, un po' anche per colpa sua. E Misischia non si trattiene nemmeno qua, sfruttando il medium per infilare dentro anche Martin Mystère, Zagor, Tex, Dragonero e tutta la tradizione del fumetto italiano made in Bonelli.

E con Lillo funzionano i comprimari, a partire dal regista in erba di Tobia De Angelis, convincente come sognatore un po' scanzonato. Assieme ad Amanda Campana, presenza scenica à-la Scream e volto perfetto per inserirsi in un filone di personaggi femminili a metà tra femme fatale e vittima sacrificale.

Di necessità virtù

Una volta entrati nel mood del film si accetta qualsiasi cosa. Anzi, ci si aspetta che determinati topoi del filone vengano sfruttati, e Daniele Misischia non delude mai. Tutto è ovviamente filtrato da una produzione a basso budget ma consapevole dei propri limiti, che cerca di stiracchiare dove può, spendendo molto bene nel prostetico e nell'effettistica tipica di un horror underground anni '80.

Anche da questo punto di vista il film soddisfa lo spettatore, perché non si prende mai sul serio e gioca con i suoi limiti evidenziandoli, in un'operazione sicuramente peculiare nel nostro cinema contemporaneo, ma che proprio per questo merita la visione. Approcciatevi a Il Mostro della Cripta con una scanzonata aria da maratona horror notturna fatta in gruppo, e troverete tutto ciò di cui avete bisogno.

Il mostro della cripta Daniele Misischia rende viva una sceneggiatura dei Manetti Bros. tirandola fuori direttamente dagli anni '80 e riportando quel sapore da cinema horror underground sui nostri schermi. Il Mostro della Cripta è in tutto e per tutto un b-movie scanzonato tra horror e commedia, capace di non prendersi mai sul serio e sfruttare appositamente i cliché del filone. Mattatore della pellicola un Lillo in veste di fumettista, supportato da un cast giovanissimo che non sfigura e sa come inserirsi in un film di questo tipo. Uno di quelli da vedere in gruppo, magari a mezzanotte.

7

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