Morgan Recensione

Kate Mara deve valutare lo status di una creatura artificiale dall'aspetto di una giovane ragazza in Morgan, esordio del figlio d'arte Luke Scott.

recensione Morgan
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Distribuito nei cinema italiani solo per un giorno (lo scorso 9 novembre), dopo esser stato presentato in anteprima all'ultima edizione del Trieste Science Fiction Festival, Morgan è l'esordio dietro la macchina da presa del figlio d'arte Luke Scott, che per il suo debutto ha potuto contare su un budget di tutto rispetto (8 milioni di dollari) e un cast di lusso anche per via della produzione del padre Ridley. La sceneggiatura, inserita nella blacklist dei migliori script non prodotti del 2014, vede la giovane Lee Weathers, agente specializzata nella valutazione dei rischi per una misteriosa compagnia conosciuta come "la corporazione", recarsi in un luogo top secret dove ha avuto luogo un incidente inerente l'ultimo esperimento messo in atto dalla multinazionale. Un team di medici e scienziati ha infatti cresciuto in una villa di campagna un essere artificiale del tutto simile ad un normale essere umano: la creatura, che ha solo cinque anni di vita, ha però l'aspetto di una ragazza adolescente e negli ultimi tempi ha dato segni di instabilità, arrivando ad aggredire una supervisore. Il compito di Lee è proprio quello di comprendere se Morgan, questo il nome della "moderna Prometeo", possa ancora tornare utile per la compagnia.

Voglia di vivere

Il peggior difetto di Morgan è quello di non raccontare nulla di realmente nuovo, riciclando la tematica dell'intelligenza artificiale creata dall'uomo in una delle sue ennesime versioni moderne e dai tratti profondamente umanisti, dando il via ad un mix tra istanze di genere e marcati connotati drammatici. Nei novanta minuti di visione tutto è prevedibile, a cominciare proprio dal colpo di scena finale che viene per altro "suggerito" in più occasioni dalle inquadrature ad hoc orchestrate da Scott Jr., troppo volenteroso di spargere indizi ad un pubblico ormai già ben smaliziato su certe vie narrative che hanno fatto la fortuna, in tempi recenti, di titoli come The Machine (2013) e Ex Machina (2015). Un'ingenuità nella gestione della messa in scena fortunatamente recuperata da un uso convincente della macchina da presa (per la serie "buon sangue non mente") capace di coniugare istinti sentimentali e pura azione con un solido equilibrio, trovando il modo di emozionare a più riprese nella progressione degli eventi. Alcune scorciatoie atte ad introdurre il background della vicenda appaiono palesemente forzate, ma la scoperta della personalità di questa ragazza / bambina creata in laboratorio riesce comunque ad avvincere, merito anche dell'intensa performance da parte della giovane Anya Taylor-Joy. L'attrice oggi ventenne, già magnifica interprete del cult horror The Witch (2016), è la forza propulsiva della vicenda brillando di luce propria in un ottimo cast in cui, oltre alla protagonista Kate Mara, spiccano comprimari di lusso del calibro di Paul Giamatti, Michelle Yeoh, Toby Jones, Jennifer Jason Leigh e Rose Leslie.

Morgan Una creatura artificiale dall'aspetto di una giovane e minuta adolescente può rappresentare sia un immane pericolo che un esperimento rivoluzionario in Morgan, esordio dietro la macchina da presa del figlio d'arte Luke Scott. Un onesto film di genere che, a dispetto di una prevedibile evoluzione della vicenda che riporta alla memoria alcuni titoli degli ultimi anni, riesce ad emozionare e coinvolgere lo spettatore più che discretamente, trovando una corposa identità drammatica grazie alle efficaci performance del cast, in cui spicca l'intensa Anya Taylor-Joy, già capace di giocare su più registri nonostante la giovane età.

6.5

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