Monkey King: The Hero Is Back, la recensione del film d'animazione cinese

Sun Wukong, meglio conosciuto come il Re Scimmia, è il protagonista di questo adattamento animato in CG di produzione cinese.

recensione Monkey King: The Hero Is Back, la recensione del film d'animazione cinese
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Un tempo il potente Re Scimmia viaggiava liberamente tra il Cielo e la Terra, ma dopo aver causato la rabbia dei divini suoi simili, è stato imprigionato dal sommo Buddha in una gabbia di ghiaccio all'interno di un'inaccessibile montagna.
Cinquecento anni più tardi, il mondo degli uomini è molto cambiato e ora la popolazione è soggetta ai continui attacchi dei troll; proprio durante uno di questi, i genitori dell'ancora neonato Liuer perdono la vita durante un'imboscata sulle alture e l'infante viene ritrovato sulle rive di un fiume da un anziano monaco.
Il bambino cresce e sogna di imparare l'arte del kung-fu, e viene messo alla prova proprio durante un assalto dei troll in un paesino nel quale si trova insieme al suo maestro; le creature sono a caccia di tutti i bambini locali e Liuer riesce a condurre in salvo una pargola di pochi anni, finendo per perdersi poi nell'attigua foresta.
In Monkey King: The Hero is Back, durante la fuga il piccolo finisce per liberare dalla sua condizione il Re Scimmia, il quale però si ritrova privo dei suoi immensi poteri, pur essendo ancora un primate di intelligenza e capacità fisiche fuori dal comune. Cercando di tornare al precedente status, il dio deve redimersi aiutando il suo nuovo amico e affrontare un pericoloso avversario.

Il ritorno dell'eroe

Il film d'animazione di maggior incasso al box-office cinese, almeno fino all'uscita nelle sale indigene di Zootopia (2016) e Kung Fu Panda 3 (2016), capace di incassare in patria (come esplicitamente sottolineato dalla locandina italiana) l'equivalente di oltre 150 milioni di dollari. A tre anni di distanza dalla sua realizzazione giunge anche nelle nostre sale Monkey King: The Hero Is Back , nuovo adattamento in forma di animazione in CG del classico letterario sinico, già trasportato sul grande e piccolo schermo in decine di occasioni, la maggior parte mai distribuite in Italia.
Raccontare a un pubblico di bambini un romanzo così iconico non era certo impresa semplice, l'esordiente regista Tian Xiao Peng è però riuscito a raggiungere l'obbiettivo senza troppe difficoltà, dando vita a un'opera certo non perfetta ma ricca di spunti di grande fascino, con un'estetica visiva che ha poco da invidiare ai classici hollywoodiani a tema - a cominciare già dal tratto di design utilizzato per rappresentare i personaggi, umani o animaleschi che siano.
Così dopo lo spettacolare prologo, nel quale il Re Scimmia nel pieno di tutta la sua magnificenza affronta in battaglie aeree decine di suoi simili con arroganza e spavalderia, la narrazione si concentra sul classico percorso dell'(anti)eroe destinato a fare ammenda della propria superbia e distinguersi per coraggio e altruismo, in piena tradizione della filosofia buddista.

Spettacolo e sentimenti

Rispetto alla fonte originaria, il leggendario Il viaggio in Occidente, le differenze sono notevoli e come già nel dittico in carne e ossa firmato da Stephen Chow e Tsui Hark (Journey to the West: Conquering the demons (2013) e Journey to the West: Demon Chapter (2017), l'operazione si pone come una sorta di prequel non ufficiale che riprende i mitici personaggi su carta.
Oltre a Sun Wukong, il Re Scimmia del titolo, ritroviamo infatti il maiale Zhu Wuneng e il demone fluviale Sha Wujing, che accompagnano con minutaggio più o meno limitato l'incredibile avventura del piccolo Liuer, figura creata appositamente per far identificare le platee di bambini che, non a caso, sono accorse in massa al botteghino autoctono.
I novanta minuti di visione sono giocati - come ovvio - su accesi sussulti ironici e comici, con situazioni in cui soprattutto il membro suino, capace di trasformare il proprio aspetto a seconda delle evenienze, regala le risate più grossolane. La componente action guarda sì al cinema wuxia ma esaspera le dinamiche marziali sulla maggiore libertà creativa data dal mezzo animato, con il primate protagonista impegnato in esaltanti e impossibili evoluzioni che, tra aria e terra, si rivelano avvincenti al punto giusto, complice anche l'ispirata colonna sonora. Tra canzoni pop rock e melodie epiche tipicamente orientali, si rivela ideale tappeto uditivo nelle numerose scene madri.
Monkey King: The Hero is Back non convince completamente solo per il suo equilibrio narrativo, con alcuni momenti di stanca e un paio di situazioni forzate che rendono l'intreccio più macchinoso del previsto, in primis la lunga resa dei conti finale, poi parzialmente troncata da un epilogo invece troppo sbrigativo, che apre le porte a un possibile sequel (a oggi non ancora realizzato), mentre una trasposizione videoludica è attesa per il prossimo anno su Playstation 4.

Monkey King: The Hero Is Back Sun Wukong, meglio conosciuto come il Re Scimmia, è stato al centro di numerose trasposizioni per il piccolo e il grande schermo, e nel 2015 anche il cinema d'animazione in CG ha offerto il giusto tributo all'iconico personaggio della letteratura cinese. Monkey King: The Hero is Back è una sorta di prequel del leggendario romanzo Il viaggio in Occidente, rivolto a un pubblico di grandi e piccini: questi ultimi soprattutto hanno modo di identificarsi con il personaggio del piccolo Liuer, un bambino coraggioso che incrocia la propria strada con quella del rinnegato dio scimmiesco. Lo spettacolo visivo di buona fattura è però in grado di solleticare anche platee più mature e la copiosa dose di epicità che traspare da certe sequenze, unite a un'impronta action di notevole ispirazione coreografica in più di un'occasione, riescono a intrattenere con gusto per novanta minuti buoni, anche a dispetto di alcune sbavature nella gestione del ritmo narrativo.

7

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