Mondocane Recensione: il film distopico italiano con Alessandro Borghi

Sullo sfondo di una Taranto forse nemmeno troppo lontana dal futuro, Alessandro Celli dipinge la sua distopia.

Mondocane Recensione: il film distopico italiano con Alessandro Borghi
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Non serve tornare allo spaghetti western o ai maestri dell'horror e della commedia all'italiana per capire quanto per il Bel Paese i generi cinematografici siano sempre stati il mezzo d'esplorazione ideale - formale e culturale - per trasmettere ideali, paure e visioni universali che hanno riscosso successo in tutto il mondo. In un'industria impantanata sul cinema dall'incasso facile tarato per decenni sugli stilemi della commedia bassa, quella di pancia che ti fa aprire il portafogli e staccare il cervello per la gioia degli esercenti (la stessa che descrivevamo nella nostra recensione di Belli Ciao), le eccezioni rappresentate dalle incursioni per lo più autoriali nel cinema di genere hanno rappresentato una ventata d'aria fresca per la nostra cinematografia.

Il caso più eclatante degli ultimi anni è senza dubbio stato l'esordio di Gabriele Mainetti, quel Lo Chiamavano Jeeg Robot che ci ha posto di fronte ad un nuovo paradigma, riuscendo a sorprendere anche con l'opera successiva, come scrivevamo nella recensione di Freaks Out. Ma il 2021 ci ha regalato un'altra incursione nostrana nella filmografia di genere, questa volta con il distopico Mondocane (un titolo che ci piace pensare essere un prezioso omaggio alla pellicola di Jacopetti, Cavara e Prosperi), ambizioso esordio al lungometraggio di Alessandro Celli (I Cavalieri di Castelcorvo) con Alessandro Borghi. Dopo il passaggio in sala, la pellicola approda su Sky (il 15 febbraio alle 21.15 su Sky Cinema Due) e NOW ad arricchire il parterre di opere dedicato agli abbonati.

Ground Zero

"Nella favela nata all'ombra dell'acciaieria, i figli dell'abbandono sopravvivono senza legge. Dimenticati, nella città simbolo di un Paese segnato dal degrado ambientale". La premessa di Mondocane si fonda interamente su una distopia ambientalista nemmeno troppo distante dalla realtà. In un futuro imprecisato l'inquinamento sprigionato dall'industria simbolo della città pugliese ha contaminato l'intera zona accentuando ancora di più la forbice socio-economica tra la popolazione, al punto che è stata istituita una Taranto Nuova, una bolla di "normalità" destinata a pochi nella quale vivono l'orfana Sabrina e la poliziotta Katia, che potremmo paragonare con le dovute distanze al Commonwealth di The Walking Dead come concetto e resa formale, divisa dalla zona inquinata e inaccessibile, recintata per impedirne l'accesso.

Una terra di nessuno all'interno della quale, sullo sfondo dell'acciaieria che continua imperterrita a sfornare profitti perché si è scelto di dare più valore all'acciaio che alla vita degli uomini, si muovono i relitti della società, gente comune che vive alla giornata, come Pietro e Christian - adolescenti raccolti dalla strada da un vecchio che si approfitta di loro -, orde di orfani e bande di criminali protagoniste di azioni di guerriglia.

Tra quest'ultime troviamo Le Formiche capitanate da Testacalda (Alessandro Borghi) che con le loro azioni criminose perseguono l'intento umano ed ecologista di veder rinascere la loro terra. Tutto si complicherà quando Testacalda metterà gli occhi su Pietro, ribattezzandolo Mondocane dopo un attentato ad un negozio di animali, deciso però a non lasciare indietro l'amico, chiamato da tutti Pisciasotto e ritenuto inaffidabile per le crisi epilettiche che lo affliggono. Le cose presto cambieranno e non tutto andrà come previsto.

Spaghetti distopia

Un po' Mad Max, un po' Il Signore delle Mosche, Mondocane mischia questi elementi in una versione distopica di Peter Pan nella quale Alessandro Borghi sguazza con un personaggio ben calibrato (forse troppo) che fortunatamente non scade mai nell'eccesso macchiettistico da villain di borgata.

I suoi sono letteralmente bambini perduti raccolti dalla strada che, invece che essere chiusi in centri appositi e costretti al lavoro come Sabrina, vivono in una sorta di comune nella quale vengono rieducati e utilizzati come innocente carne da cannone nelle azioni di guerriglia che vedono Testacalda cercare di raggiungere con la violenza l'obiettivo di una Taranto bonificata, una sorta di utopia da conquistare a suon di furti e attentati. Un progetto nel quale inizialmente sguazza Mondocane, che vorrebbe sentirsi parte di qualcosa di più concreto e appetibile rispetto alla miseria che vive quotidianamente. Un proposito condiviso da Pisciasotto, emarginato per la sua malattia e per l'apparente timore di gettarsi nella mischia. Ma è proprio sul giovane in cerca di riscatto e di affermazione che, contrariamente alle aspettative di Testacalda, attecchisce il seme delle Formiche, mentre il percorso di Mondocane lo porterà sempre più ad elaborare la sua nuova realtà per capire cosa vuole realmente per se stesso.

Il film di Celli è in fondo una storia di formazione non troppo lontana dagli stilemi tradizionali calata in un genere che ben si presta all'evoluzione dell'ordito, che viene gestito in fase di sceneggiatura dal regista e da Antonio Leotti con buon polso. Certo, ci sarebbe piaciuto conoscere di più riguardo questo futuro distopico e le conseguenze causate dal disastro ambientale a livello scenografico e socio-politico su scala più estesa (sappiamo per certo che Roma non è più capitale). In tutto ciò emergono molti spunti che sarebbe stato altrettanto interessante sviluppare meglio, pensiamo al crocefisso e al fatto che in pochissimi siano ancora a conoscenza di cosa significhi.

Più in generale la sensazione è che ci venga offerto uno spaccato di un futuro del quale comprendiamo molto (forse troppo della metafora contemporanea sull'inquinamento e sul divario sociale), ma che d'altra parte non è forse contestualizzato alla perfezione in alcuni frangenti nei quali percepiamo lo scarto tra fiction e realtà anche a livello di messinscena. Una serie di ingenuità che potrebbero essere state dettate anche dal budget a disposizione e che smorzano un po' l'entusiasmo per un prodotto che francamente convince e del quale sono evidenti le potenzialità. La regia, infatti, è all'altezza di quasi tutte le situazioni con alcune felici intuizioni che si declinano in una fotografia varia e di buon respiro che fa molto affidamento sulla color correction per rendere la sua palette distopica, ma che riempie le scene di colori accesi e di piani che funzionano.

Gli interpreti fanno il loro dovere e se gli adulti veramente di rilievo nella pellicola sono gli ottimi Alessandro Borghi e Barbara Ronchi, il resto del cast è praticamente composto da ragazzi (un altro rimpianto è non aver raccontato praticamente nulla di loro) tra i quali spiccano Mondocane e Pisciasotto (Dennis Protopapa e Giuliano Soprano) che affidandosi al dialetto e ad un'etica randagia riescono a dare convincente prova di sé in quasi tutte le scene di cui sono protagonisti - si vede l'esperienza di Citti con i giovani -, senza dimenticare la deliziosa Ludovica Nasti, che con la sua Sabrina avrebbe forse meritato un finale e una caratterizzazione migliori.

Mondocane Mondocane è l'ennesimo centro di Matteo Rovere, che produce una pellicola distopica all'italiana con un luciferino Alessandro Borghi in una versione incattivita e idealista di Peter Pan, che si serve degli orfani di una Taranto devastata dall'inquinamento dell'acciaieria per intraprendere azioni di guerriglia in un Italia allo sbando. Tra ricchi e poveri, il confine tra buoni e cattivi è delimitato solo dalla violenza delle azioni e dalla disperazione di una realtà nella quale si muovono i due giovani Mondocane e Pisciasotto. Qualche ingenuità in meno e un world building più deciso avrebbero senza dubbio giovato ad un'opera che si rivela in ogni caso una bella sorpresa in tutti i suoi elementi.

7

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