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Monaco sull'Orlo della Guerra Recensione: un grande Jeremy Irons su Netflix

Il dramma storico di Netflix è potenzialmente un grande film, ma la regia nervosa ed il montaggio serrato ne riducono le pretese.

Monaco sull'Orlo della Guerra Recensione: un grande Jeremy Irons su Netflix
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Alla Conferenza di Monaco, nel 1938, si decide il destino dell'Europa. I leader dei quattro maggiori Paesi del vecchio continente si siedono allo stesso tavolo, dopo mesi di propaganda militare e di toni piccati, per scongiurare il pericolo di una guerra senza confini che metterebbe in ginocchio il mondo intero. In Germania aleggia ancora lo spettro di un conflitto terminato appena venti anni prima, dal quale i tedeschi sono usciti con le ossa rotte: l'economia è allo sbando, la forza militare ha perso lo spirito di un tempo ed una larga parte del popolo soffre la fame. Adolf Hitler promette la rinascita della potenza teutonica, ed è per questo accolto come un patriota e salvatore dalla patria, ma nemmeno i suoi elettori hanno idea dell'orrore che il Führer è sul punto di liberare nel mondo.

Monaco: sull'Orlo della Guerra è un dramma storico diretto da Christian Schwochow, tratto romanzo di Robert Harris, nel quale Jeremy Irons interpreta il Primo Ministro inglese Neville Chamberlain, passato alla storia come l'uomo che non riuscì a scongiurare la Seconda Guerra Mondiale a causa del suo insensato ottimismo. La pellicola è disponibile in streaming su Netflix - non perdete tutti i film in uscita a gennaio 2022 su Netflix - ed è potenzialmente un film memorabile, ma un montaggio forsennato lo massacra per lunghi tratti indebolendone la riuscita complessiva.

A giorni dall'inferno

Neville Chamberlain (Jeremy Irons) teme, come molti altri politici europei, che le mire espansionistiche di Adolf Hitler (Ulrich Matthes) verso i paesi cecoslovacchi possano far esplodere un nuovo pericoloso conflitto a pochi anni dalla Prima Guerra Mondiale, le cui dolorose trincee ancora sfigurano il continente. Grazie all'intercessione di Benito Mussolini il premier inglese riesce ad organizzare la Conferenza di Monaco, durante la quale - in presenza del leader britannico, di quello italiano e di Édouard Daladier, oltre che del cancelliere nazista - sarà concessa alla Germania la regione cecoslovacca dei Sudeti, in cambio di un accordo di non belligeranza che metterebbe fine all'espansione tedesca.

Paul von Hartmann (Jannis Niewöhner) lavora per il Ministero degli Esteri, ed è entrato in possesso di un documento che testimonia come Hitler non abbia alcuna intenzione di fermare l'invasione in seguito alla Conferenza. Il diplomatico tedesco riesce a trovare un incarico che lo porterà molto vicino al Führer, e durante le trattative riallaccia i legami con Hugh Legat (George MacKay), un vecchio amico dai tempi dell'università che ora lavora per il Primo Ministro inglese. Le sorti del mondo dipendono dal documento in possesso di Paul, che farà qualsiasi cosa per farlo arrivare agli occhi di Chamberlain, scongiurando così un accordo di facciata con cui Hitler vuole sono schernire i prossimi nemici in una guerra senza confini.

Temi storici ma ancora attuali

L'importanza della Conferenza di Monaco è stata ricalibrata in seguito alle evoluzioni che hanno portato allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma nel 1938 il sentimento comune era che da quell'incontro dipendevano le sorti dell'Europa.

Il fulcro emotivo di Monaco: sull'Orlo della Guerra passa quindi attraverso una ricostruzione storica sentita, che restituisce il fortissimo stato ansiogeno nel quale vive il mondo intero, nella quale gli inglesi sono terrorizzati dal possibile scoppio di un conflitto in Cecoslovacchia. Il film si lascia quindi apprezzare per la sua capacità di raccontare l'entusiasmo sprigionato dall'organizzazione della Conferenza, così come riesce a calibrare il gusto agrodolce del ritorno in patria di Chamberlain, apparentemente vittorioso in seguito ad un accordo che Hitler ignorerà con il massimo disprezzo nel giro di pochi mesi. Il cancelliere nazista ha risollevato il morale del popolo tedesco, ancora in ginocchio a causa delle sanzioni per la Prima Guerra Mondiale, e le sue dichiarazioni di una patria grande e libera fanno da eco ai populismi beceri dei nostri giorni, che ottengono lo stesso risultato a distanza di quasi novant'anni. La figura Adolf Hitler è restituita nella visione fedele di un uomo tanto folle quanto ingegnoso, capace di brutalità inaudite e di macchinazioni sagaci, attraverso un Ulrich Matthes che interpreta con la dovuta passione un uomo circondato da un'aura terrificante.

Nessuno vuole la guerra

All'interno del gigantesco e spaventoso contesto generale si muovono i personaggi di Paul e Hugh, i due diplomatici in possesso del documento che testimonia le mire espansionistiche di Hitler. Il film racconta il rigenerarsi della loro amicizia, sfibrata qualche anno prima a causa di una discussione che verteva proprio sul tema di rinascita della Germania infuocato dal cancelliere.

Inizialmente la narrazione si alterna, durante i preparativi della Conferenza, tra Londra e Berlino: il passaggio è testimoniato bene da una fotografia che muta i toni rendendo superflue ulteriori spiegazioni, mentre la sceneggiatura riporta con concretezza il sentimento comune di due Paesi che vogliono evitare a tutti i costi la guerra. In seguito i protagonisti vengono riuniti a Monaco, e la trama si dipana all'interno di una singola giornata densa di avvenimenti, restituendo il senso di urgenza del loro compito.

Sapere già come tutto si conclude rischia di spogliare un po' l'emozione ben costruita, e per questo in sceneggiatura è stato inserito un nemico minore rispetto ad Hitler, che minaccia i due diplomatici come un segugio insegue la sua preda. Franz Sauer (August Diehl) fa parte della scorta personale del Führer: il suo è un personaggio che riprende l'immagine stereotipata dell'SS animalesco e senza cuore, ma svolge bene il suo compito risultando temibile all'interno della sua sfera di influenza. August Diehl torna quindi nei panni di un soldato nazista dopo la grandiosa scena della taverna in Bastardi Senza Gloria, che noi abbiamo inserito tra i migliori stalli alla messicana del cinema.

Grandi e piccole realtà

Il film diretto da Christian Schwochow cerca in qualche modo di redimere la figura di Chamberlain, e lo fa attraverso i dialoghi di uno straordinario Jeremy Irons, che restituisce una personalità profonda e molto più intelligente di quanto la narrazione storica voglia farci credere.

La carica emotiva del personaggio vibra attraverso i protagonisti che girano intorno al suo ruolo, fondamentale e mai valicabile, in perenne equilibrio tra la durezza di un leader e l'accondiscendenza di chi vuole evitare la guerra. Nell'ottica europeista e anti-nazista dell'opera, Chamberlain diventa quindi il fulcro della narrazione: un uomo trovatosi in una posizione scomodissima, costretto a giocare una partita persa in partenza con le carte che ha in mano. Le decisioni del Primo Ministro hanno ripercussioni immense, e l'effetto emotivo della pellicola risiede nel contrasto di importanza con Paul e Hugh, due personaggi che impariamo a conoscere approfonditamente. Il risultato è decisamente riuscito, tanto da provocare anche un po' di stizza verso le scelte di Chamberlain, mentre il finale rilegge i fatti con la dovuta freddezza mentale.

Montaggio da rivedere

La sceneggiatura riesce quindi a raccontare una storia molto interessante all'interno di un contesto storico che tutti conosciamo, e che credevamo non potesse regalarci altre sorprese. Purtroppo il comparto tecnico affossa la riuscita generale di un film che avrebbe meritato maggior cura nella sua riproposizione sullo schermo, e i colpevoli principali di una pellicola riuscita a metà sono la regia ed il montaggio.

La camera sotto gli ordini del regista segue spesso ondeggiante le evoluzioni della trama, anche durante le importantissime conversazioni che puntellano la visione, cercando di restituire un senso di urgenza e di agitazione, ma provocando quasi il mal di mare con l'instabilità dell'inquadratura. Ad una regia movimentata si accoppia un montaggio serrato - veloce e frenetico ai limiti della follia - che si rivela essere il vero punto debole del film, finendo col macellare sequenze altrimenti riuscite con l'inutile rapidità dei suoi tagli.

Monaco: sull'Orlo della Guerra Monaco: sull'Orlo della Guerra è progetto ambizioso e importante, capace di trasmettere un messaggio di umanità e potere all'interno di un contesto storico che non credevamo avrebbe potuto sorprenderci. Le interpretazioni degli attori principali, tra i quali spicca un gigantesco Jeremy Irons, riescono a restituire la profondità di personaggi vivi e sfaccettati, cancellando la memoria accademica e ricordandoci la difficoltà insita in alcune decisioni sbagliate. Il film diretto da Christian Schwochow è però una grande occasione sprecata: l'impatto emotivo della trama si perde nell'ondeggiare delle sue inquadrature traballanti, mentre il montaggio frenetico non lascia apprezzare il naturale evolversi delle situazioni.

6

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