Momenti di Trascurabile Felicità, la recensione del nuovo film con Pif

Per le abbondanti centrifughe bevute, a Paolo vengono concessi altri 92 minuti di vita, trovandosi diviso tra momenti trascurabili e i ricordi più cari.

recensione Momenti di Trascurabile Felicità, la recensione del nuovo film con Pif
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Paolo (Pierfrancesco Diliberto, meglio conosciuto come Pif) è un ingegnere portuale, abituato a camminare sul braccio sospeso delle gru a torre che adombrano le scure acque del Tirreno. Ha finito la sua ordinaria giornata di lavoro e percorre la stessa strada di sempre a bordo del suo motorino blu. Sfida il traffico palermitano e gli incroci cittadini, sicuro di conoscere, al secondo, il ritmo dei semafori e indovinare quel magico momento in cui tutti e quattro i segnalatori si illuminano di rosso, riuscendo a passare mentre tutti gli altri aspettano.
Sarà stato qualche banale sovrappensiero o la troppa fiducia a renderlo ceco e a farlo passare dall'incrocio un quarto di secondo più tardi: Paolo viene investito da un camioncino e nell'istante dell'ultimo respiro, la sua mente s'affolla di trascurabili pensieri.
Mentre il corpo senza vita è disteso sull'asfalto, quell'altra parte di Paolo Federici si tormenta e avvilisce, mentre aspetta, in compagnia di altri "fantasmi", nell'affollata e caotica anticamera dell'aldilà.

Ogni cosa è perfettamente calcolata nel tecno-paradiso siciliano, a metà strada tra la Vucciria e un lussuoso ufficio postale, e sembrano vane le proteste di Paolo quando, chiamato al desk del suo "burocrate-custode" (Renato Carpentieri), non riesce ad accettare quello che gli è capitato: lamentoso, recrimina il tempo perso dietro gli inserti di salute dei quotidiani, per le ore in palestra, per i broccoli, l'orzo e i bicchieri d'acqua ogni mattina, per aver sopportato le nauseanti centrifughe allo zenzero.
Saranno proprio le prodigiose bevande al tubero tropicale, ossessione dei baristi, a squilibrare i progetti del destino e far emergere un errore del sistema-paradiso: in virtù dell'uso abbondante di tali centrifughe, distrattamente non calcolate, Paolo guadagna l'opportunità di tornare sulla Terra per un po', un'ora e 32 minuti, giusto il tempo di una partita di calcio, giusto il tempo per godere di quegli attimi a cui non prestiamo attenzione, quei momenti di trascurabile felicità.

Un adattamento coraggioso

Il soggetto di Momenti di trascurabile felicità nasce dall'adattamento cinematografico dell'omonimo libro, edito da Enaudi nel 2010, e del sequel Momenti di trascurabile infelicità (2015) scritti da Francesco Piccolo, co-sceneggiatore insieme al regista Daniele Luchetti. Il libro raccoglie in 134 pagine brevi vicende, epifanie e piaceri volatili, che costellano la vita di chiunque e dei quali ci ritroviamo a sorridere quando, rileggendoli, li scopriamo così vicini e genuini.
Data la natura tanto aforistica e disomogenea del libro, c'è da lodare il coraggio di un autore come Luchetti nell'affrontare una riduzione cinematografica che, al contrario, richiede una struttura e un intreccio molto solidi. Nel tentativo, quindi, di armonizzare tali momenti, la sceneggiatura si basa su una cornice narrativa fantastica (ovvero i 92 minuti concessi a Paolo) e una successione di brevi scene, coerentemente posizionate, che oscillano tra il passato e il futuro del protagonista.
La storia risente, soprattutto nella prima mezz'ora, di tali difficoltà, disorientando a volte lo spettatore e arrivando, in alcuni casi, a soffocare l'azione in favore di dialoghi o sketch, utili certo a caratterizzare il protagonista, ma che alla lunga rischiano di apparire ridondanti.

Molto positiva l'interpretazione degli attori principali, soprattutto quella di Thony, nome d'arte di Federica Johanna Victoria Caiozzo, nel ruolo di Agata, donna tenace e "coi pantaloni", unica anima che riesce a tenere, piedi per terra, un uomo volatile ed egocentrico come suo marito Paolo, interpretato da un Pierfrancesco Diliberto in un ruolo scritto quasi per lui, che non riesce a staccarsi dalla già vista maschera di Pif, accompagnato dall'inconfondibile voce fuori campo, stonata e insicura, ottima per una docu-serie (Il testimone, Caro marziano) ma che, personalmente, è ormai poco cinematografica.
La regia di Luchetti, semplice e asciutta, persegue con fedele sensibilità il punto di vista di Paolo, restituendoci una leggera sensazione da rollio, ondulante, quasi come ci trovassimo sulla barca di un Caronte sull'onda della vita passata, presente e futura del protagonista.


"C'è stato un errore!"

Anche i "grandi" sbagliano e nella lussuosa hall dell'aldilà, ferma ancora agli anni 30' nell'arredamento e al 2000 nella tecnologia (i monitor sullo sfondo passano, in qualche rapida inquadratura, il caro vecchio Televideo), un banale errore di conto concede a un uomo l'opportunità di ripensare alla propria vita media e riscoprire gli affetti più cari.
Quella raccontata in Momenti di trascurabile felicità è una storia di rivelazione: Paolo, l'uomo preciso e calcolatore, ma anche stralunato e libertino, riscopre nel trauma del trapasso il vero peso della vita, guardando il volto di un'esistenza, la sua, fatta di affetti squilibrati e dominata da bizzarri pensieri che distraggono dai ricordi più autentici.
Paolo, in fondo, comprende quanto basti poco, appena il tempo di una partita, giusto la durata di un film, per "dirsi quelle cose che si dicevano cento anni fa" e dare gas alla propria vita.

Momenti di trascurabile felicità Dopo cinque David di Donatello, Daniele Luchetti arriva alla sua tredicesima pellicola con una commedia fantastica dal sapore agrodolce che, in un connubio opaco tra leggerezza e argomenti profondi, non brilla particolarmente, raccontandoci la storia di un uomo medio che prende coscienza, troppo tardi, della sua mediocrità. Prendendo in prestito un movente già visto (Ritorno dal paradiso, Il paradiso può attendere), il racconto di Piccolo e Luchetti disorienta a tratti, in compagnia di un protagonista ambiguo a cui forse manca del "brio". Un film buono nella tecnica che regala momenti di trascurabile poesia, un regista come Luchetti può però puntare molto più in alto.

6

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