Molly's Game, la recensione: il poker secondo Aaron Sorkin

La vera storia di Molly Bloom, signora del poker illegale, secondo lo sceneggiatore Aaron Sorkin, questa volta anche in veste di regista.

recensione Molly's Game, la recensione: il poker secondo Aaron Sorkin
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Il cinema, come ogni altro settore, ha decine di regole non scritte. Una di queste certamente è: quando Aaron Sorkin scrive un film, o una serie TV, si corre a guardare, senza preconcetti o dubbi, al di là dei temi e delle intenzioni. La spiegazione, per chi fosse estraneo alla sua fede e alla sua dottrina, è presto detta: parliamo di uno dei maggiori sceneggiatori dell'era contemporanea, un uomo che nel corso della sua carriera ha raccolto premi ed estimatori grazie alla sua scrittura tagliente, delicata ma sempre efficace, capace di trasformare anche il più banale biopic in un'opera colma di tensione, affascinante in ogni suo aspetto (ad esempio c'è la sua mano dietro lo script di The Social Network, premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale). Tutti i suoi tratti più caratteristici tornano anche in Molly's Game, film che per la prima volta vede lo scrittore di New York anche dietro la macchina da presa in veste di regista. Tutto nasce da un libro (l'omonimo Molly's Game) che negli Stati Uniti è diventato un vero e proprio caso mediatico, con all'interno una storia tanto vera quanto incompleta, piena di luci abbaglianti e ombre profonde: quella di Molly Bloom, ex atleta diventata punto di riferimento del poker illegale sia della costa Ovest che Est, che ai suoi tavoli ha ospitato grandi campioni e star di Hollywood, prima di attirare a sua insaputa la più letale mafia russa.

A come Aaron

Attenzione però a bollare l'avvenente Molly come una criminale qualunque, la sua figura è davvero atipica e complessa nell'oscuro mondo del gioco d'azzardo. Si è ritrovata in questo universo underground quasi per caso, grazie al suo carisma e alla sua verve, inizialmente senza infrangere neppure una singola legge, incassando quattrini soltanto grazie alle generose mance dei suoi ospiti, senza mai prelevare una percentuale sulle quote giocate. Smuovere però ingenti capitali e concedere prestiti "sulla fiducia" significa per forza di cose attirare l'attenzione della criminalità e dell'FBI allo stesso tempo. Aaron Sorkin riempie di sensibilità una storia (vera) dalle tinte glaciali, fatta per lo più da tavoli da gioco, denaro, belle donne, suite di lusso, famiglie in rovina e aule di tribunale. A tutti questi classici elementi da b-movie lo scrittore newyorchese ha aggiunto il dolore di una carriera sportiva distrutta dal fato, un rapporto padre-figlia complesso, irrisolto, l'orgoglio di una donna capace di farsi strada con le sue sole forze in un mondo di squali famelici, attorniata da personaggi in grado soltanto di ricordarle la sua inadeguatezza in confronto alla vita. Sono proprio queste aggiunte di sceneggiatura a rendere Molly's Game un film affascinante, magnetico, in grado di divorare lo spettatore sin dal maestoso prologo iniziale.

Oltre l'azzardo

Basta la sequenza iniziale per riconoscere il tocco inconfondibile di Aaron Sorkin, capace di tendere l'atmosfera come una corda di violino. Un nervosismo fitto, denso, che ritroveremo nelle magistrali battute finali durante le quali Molly affronta vis à vis il dispotico padre. Nel mezzo persino il Texas Hold'em diventa elemento poetico, una sinfonia di umori, sensazioni, di confini labili da oltrepassare più volte durante una singola partita. Non un azzardo ma un gioco d'ingegno a 360 gradi, che richiede sangue freddo, intelligenza, qualità attoriali non indifferenti e coraggio, tanto coraggio. Questo ci porta a parlare di Aaron Sorkin in veste di regista, una versione inedita dell'autore che si aggrappa spesso al voice over e alla grafica su schermo, magari per spiegare l'andamento di alcuni passaggi di gioco cruciali anche a chi mastica poco il linguaggio del Texas Hold'em. Seppur funzionale all'estremo, a tratti emozionante in combo con la scrittura, non parliamo di una regia memorabile in ogni suo aspetto. Potremmo definirla quasi accademica, essenziale nei suoi movimenti e nelle sue inquadrature, con l'esplicita voglia di non esagerare e lasciare alle parole il compito di raccontare. Molly's Game vive soprattutto di dialoghi, di corpi e di attori: tutto si regge sulle spalle di una Jessica Chastain affascinante oltre la media, in grado di oscurare gli ottimi colleghi che le ruotano attorno. La Molly Bloom dell'attrice di Sacramento incassa un colpo dopo l'altro in attesa di sferrare il suo contrattacco, come un pugile che gioca di mestiere. Sa essere donna docile e all'occorrenza imprenditrice tempestosa, indossando maschere di impassibile freddezza e nascondendo con cura sentimenti e debolezze. Si consiglia infatti di vedere il film in lingua originale per cogliere tutte le sfumature di un'interpretazione a dir poco magistrale - simile per alcuni tratti a quella di Miss Sloane ma più completa.

Il giocatore X

Con lei ballano in cerchio Idris Elba, nei panni di un potente avvocato, Kevin Costner, sullo schermo un deciso Larry Bloom, un divertente Michael Cera nell'ingrato compito di prestare voce e volto al Giocatore X.

Negli anni, ai bollenti tavoli di Molly Bloom si sono sedute molte star di Hollywood, pensiamo a Leonardo DiCaprio, Ben Affleck, Matt Damon, Macaulay Culkin, come rivelato nel libro Molly's Game. Fra queste però vi era una figura di spicco, un "regular", un vincitore seriale in grado di smuovere interi tavoli, di portare gente affidabile e polli da spennare. Un suo accenno di disapprovazione era in grado di spostare partite da una suite all'altra - come ha poi imparato a caro prezzo la stessa signora Bloom. Questa figura chiave, rinominata nel film Giocatore X per l'appunto, nella realtà è risultata poi essere Tobey Maguire, grande esperto e appassionato di poker (come mostrato da Hystory vs Hollywood, che ha messo a confronto la storia reale con i protagonisti del film).

Molly's Game Aaron Sorkin fa sua la vera e oscura storia di Molly Bloom, "signora del poker" americana, aggiungendo una buona dose di umanità. Al fascino del Texas Hold'em si aggiunge il carattere di una donna tutta d'un pezzo, presa continuamente di mira dalla vita e dagli eventi, eppure pronta a rialzarsi dopo ogni violento colpo. Un film colmo di tensione che si regge sui dialoghi e sulla figura possente di Jessica Chastain, che merita una proiezione in lingua originale. L'autore newyorkese gioca le sue carte migliori in apertura e in chiusura, dilungandosi forse un po' troppo nella parte centrale - e senza graffiare particolarmente a livello di regia. Nonostante questo Molly's Game risulta un prodotto di ottima fattura, dal fascino magnetico, che tiene incollato alla poltrona lo spettatore dall'inizio alla fine.

7

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