Mistero a Crooked House: recensione del film con Glenn Close e Max Irons

Tratto dal romanzo "È un problema" di Agatha Christie, il film ruota attorno a un assassinio avvenuto in una ricca tenuta inglese.

recensione Mistero a Crooked House: recensione del film con Glenn Close e Max Irons
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Ottantacinque libri e oltre due miliardi di copie vendute in tutto il mondo. Agatha Christie è la scrittrice di gialli più famosa (e letta) di sempre, e dai suoi romanzi e opere teatrali sono stati tratti trentotto film per il grande schermo, oltre a ventotto film per la tv e tre serie televisive. Quest'anno, ottantanove anni dopo l'uscita nelle sale britanniche di The Passing of Mr. Quin, primo film tratto da un'opera - un racconto - della regina del giallo, al cinema arrivano altri due adattamenti: Assassinio sull'Orient Express, diretto da Kenneth Branagh e in uscita a dicembre, e Mistero a Crooked House, nelle sale italiane dal 31 ottobre. Da un lato, forse il romanzo più famoso dell'autrice, con diversi adattamenti all'attivo, dall'altro un titolo familiare solo ai veri appassionati ma sconosciuto ai più perché mai portato sul grande o piccolo schermo. Eppure pare che Crooked House, pubblicato in Italia con il titolo È un problema, fosse uno dei lavori preferiti della Christie. Il film diretto da Gilles Paquet-Brenner ci lascia facilmente intuire il perché.


Omicidio a Three Gables

Inghilterra, anni ‘50. L'investigatore privato Charles Hayward (Max Irons) riceve l'inaspettata visita della sua ex amante, la facoltosa Sophia Leonides (Stefanie Martini), che gli chiede di indagare sulla morte del nonno, Aristides, apparentemente avvelenato "per errore" dalla nuova moglie, l'americana Brenda (Christina Hendricks), di parecchi anni più giovane. Charles fa così la conoscenza di tre generazioni di Leonides che abitano tutte sotto lo stesso tetto, nell'enorme tenuta di Three Gables (la "crooked house" del titolo). I sospetti di tutti ricadono inevitabilmente su Brenda, artefice materiale dell'omicidio e ora unica intestataria dell'enorme eredità, ma toccherà a Charles far luce su quanto accaduto in una famiglia dove antipatie, rancori e segreti sembrano farla da padrone.

La sceneggiatura di Julian Fellowes

La trama procede in maniera lineare, con una scrittura solida capace di tratteggiare a dovere i vari membri della famiglia Leonides, la cui caratterizzazione appare fin da subito delineata e intrigante, con chiaroscuri necessari per permettere a tutti di passare per potenziali assassini. Antipatie e malumori inizialmente appena accennati, invidie malcelate e desiderio di prevaricazione vengono tutti fuori durante la scena della cena alla villa, dal regista considerato il climax del film: i dodici personaggi presenti attorno al tavolo sono tutti centrali in questa scena di dialoghi incalzanti in cui la tensione e la frustrazione accumulate dai diversi familiari esplodono tutte di colpo. Il merito va allo sceneggiatore premio Oscar Julian Fellowes, che ha già dimostrato di essere un maestro di drammi familiari con la pluripremiata serie Downton Abbey. La sua scrittura scivola solo sul rapporto tra Charles e Sofia, indugiando un po' troppo in flashback che stonano un po' con la struttura della narrazione.

Un po' Tenenbaum, un po' Downton Abbey

Il cast contribuisce a dare carisma alla sceneggiatura di Fellowes: dalla garbata ed elegante Glenn Close nel ruolo di zia Edith alla teatralità tragica e annoiata di Magda, interpretata da Gillian Anderson, passando per una Christina Hendricks che vediamo alle prese con un personaggio ispirato a Marilyn Monroe, ogni attore riesce a rendere realistici personaggi che altrimenti funzionerebbero meglio a teatro che al cinema. Tra tutti, quello che risulta meno caratterizzato è proprio Charles Hayward, nonostante la buona performance di Max Irons. La scenografia contribuisce a rendere intrigante ma allo stesso tempo ambigua la tenuta di Three Gables: arredamenti, colori e persino qualche inquadratura potrebbero ricordare lo stile inconfondibile di Wes Anderson e, in effetti, Mistero a Crooked House non è altro che un giallo che mescola insieme le idiosincrasie dei Tenenbaum del regista americano e i drammi familiari dei Crawley di Downton Abbey, in un mix che attrae più per il carisma dei protagonisti che non per il mistero da risolvere, che non fa altro che alimentare l'interesse dello spettatore per i personaggi coinvolti nella speranza di capire chi sia il vero assassino tra loro.

Mistero a Crooked House Julian Fellowes, autore della sceneggiatura, conferma di essere il maestro dei drammi familiari in questo film. Tra rimandi ai Tenenbaum di Wes Anderson e ai Crawley di Downton Abbey (serie scritta dallo stesso Fellowes), Mistero a Crooked House intriga lo spettatore soprattutto per i suoi personaggi anche grazie al grande cast. Ma il delitto da risolvere resta lì, e la risoluzione finale farà capire perché questo fosse uno dei titoli preferiti della stessa Agatha Christie.

7

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