Recensione Mission: Impossible - Rogue Nation

Christopher McQuarrie prende in custodia il mitico franchise con protagonista Tom Cruise, per un ritorno in grande stile pieno di adrenalina, spettacolarità e un tocco di umorismo.

recensione Mission: Impossible - Rogue Nation
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Il tempo passa per tutti, a quanto pare, tranne che per Ethan Hunt: sono passati quasi vent'anni dalla missione che ce l'ha fatto conoscere, e lui era già una spia affermata. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata ma lui, a quanto pare, di ritirarsi a vita privata non ha la minima intenzione: e anzi l'indagine sul fantomatico "Sindacato" che gli viene affidata alla fine di Protocollo Fantasma diverrà la base su cui è costruita la trama di Mission: Impossible - Rogue Nation. Dopo più di un anno di indagini Ethan diviene una figura troppo scomoda per il Sindacato, che decide di catturarlo, eliminarlo e portare avanti la propria opera terroristica forte di un'organizzazione capillare e grandi risorse umane e capitali. Gli unici in grado di poter fare qualcosa sono gli agenti dell'IMF... nonostante l'organizzazione di controspionaggio sia stata formalmente sciolta e inglobata nella CIA, sotto il ferreo controllo del Direttore Alan Hunley. Con Ethan sotto copertura, Benji e Brandt sono costretti a chiedere aiuto al ritrovato Luther Stickell, mentre il nostro eroe forma una nuova, pericolosa alleanza con una misteriosa agente doppiogiochista, Ilsa Faust.

The Syndicate is real

Il tempo passa per tutti, dicevamo, tranne che per Ethan Hunt: in realtà l'elisir di eterna giovinezza sembra appartenga al suo interprete, Tom Cruise, colonna portante del franchise e volto tra i più noti di Hollywood. Il nome di Cruise è legato a doppio filo a questa saga: Mission: Impossible è l'unico film, tra i suoi, che ha effettivamente dato luogo a seguiti. E seguiti di un certo richiamo e qualità, tra l'altro. Giunti al quinto episodio non si avverte stanchezza alcuna, nonostante il reiterarsi della formula, e Cruise è sempre splendidamente in forma, con in più il vanto di essersi sobbarcato da solo anche gli stunt più assurdi (la strombazzatissima scena in cui rimane appeso a un aereo in volo l'ha realizzata davvero, con solo alcune funi di sicurezza a tenerlo) riuscendo ad essere credibile in ogni situazione, dalla più "cazzuta" a quelle più ridanciane, cosa che non riesce ad altri suoi colleghi in situazioni analoghe. Insieme a lui tornano diversi volti noti, dagli ormai immancabili Jeremy Renner (ad oggi anch'esso abbonato alla figura della superspia, anche se in questo caso il ruolo è decisamente meno fisico che in Bourne o negli Avengers) e Simon Pegg (che dimostra, una volta in più, eccellenti doti di trasformista emozionale) a Ving Rhames, indimenticabile testa di serie della saga. Convincono anche i nuovi personaggi e i rispettivi interpreti: in primis il luciferino villain di Sean Thomas, col suo caratteristico tono di voce, i modi pacati ma rabbiosi; viene poi la splendida Rebecca Ferguson, finalmente alla ribalta dopo film decisamente minori, con una spia declinata al femminile familiare ma al contempo lontana da certi fastidiosi cliché; e infine il simpatico Alec Baldwin, in una parte forse non originalissima ma assai funzionale.

Desperate times, desperate measures.

Se il film funziona, dunque, è in buona parte per merito dei suoi interpreti, ma bisogna riconoscere che senza la regia di un solido filmaker quale Christopher McQuarrie un progetto come questo sarebbe stato comunque un azzardo. Certo, per arrivare dopo Brian De Palma, John Woo, J.J. Abrams e Brad Bird ci vuole parecchio coraggio e sicurezza nei propri mezzi, ma il test è andato brillantemente e del resto, nonostante il grande pubblico non lo conosca poi molto, è pur sempre il regista del sottovalutato Jack Reacher (anch'esso con Cruise protagonista) e sceneggiatore premio Oscar de I soliti sospetti, e sembra essersi decisamente lasciato alle spalle i risultati altalenanti degli ultimi anni. McQuarrie dimostra di poter portare avanti il franchise nel solco della tradizione, pur non eccedendo nel riproporre i "soliti" stilemi della saga, limitati a gustosi riferimenti o a momenti iconici, portando piuttosto sullo schermo davvero tanti momenti adrenalinici molto ben girati. Tra questi, le ormai già note scene sull'aereo e nel condotto subacqueo (che, comunque, riserbano sorprese rispetto a quanto già visto nei trailer) e soprattutto gli inseguimenti in auto e moto, visivamente superbi e immersivi, pur senza l'uso della stereoscopia.

Mission: Impossible - Rogue Nation Il 2015 è l'anno d'oro dello spy movie, sembra ormai conclamato: dopo lo strafottente e lanciatissimo Kingsman: Secret Service e in attesa di Operazione U.N.C.L.E. e SPECTRE ecco che Mission: Impossible - Rogue Nation conquista con un'avvincente dose di azione, spalmata su un gran numero di scene ottimamente coreografate e portate su schermo da un cast in parte, come sempre trascinato da un instancabile Tom Cruise. L'unico difetto riscontrabile, a voler essere pignoli, è forse una lunghezza d'insieme lievemente eccessiva (131 minuti) per quello che il film ha da dire a livello di trama: McQuarrie e Drew Pearce rischiano di annacquare i dialoghi più di una volta ma si fanno perdonare, ad ogni modo, per ottime trovate come quella della scena all'opera di Vienna, con scazzottata e cecchinaggio sulle note della Tourandot.

8

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