Mission: Impossible - Fallout, la recensione del film con Tom Cruise

Tom Cruise torna per una sesta missione diretto nuovamente da Christopher McQuarrie, con risultati spettacolari.

recensione Mission: Impossible - Fallout, la recensione del film con Tom Cruise
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In principio ci fu il classicismo hitchcockiano di Brian De Palma, che conquistò le vette del box office ma fece arrabbiare i fan duri e puri della serie televisiva originale, per l'uso del personaggio di Jim Phelps.
Poi toccò a John Woo, il cui stile ipercinetico fu abbinato a un intreccio poco interessante, sottomesso alla dimensione puramente spettacolare. Al terzo round fu convocato J.J. Abrams, che debuttò nella saga portando sul grande schermo tutte le sue ossessioni televisive, interessandosi soprattutto alla psicologia del protagonista Ethan Hunt.
Si passò quindi a Brad Bird, il cui approccio fu all'insegna del divertimento puro e semplice, con la sequenza epocale che spinse il mensile Empire a coniare la frase "Se lo costruisci, [Tom] Cruise ci si arrampicherà", e poi a Christopher McQuarrie, il quale decostruì il franchise ponendo Hunt a confronto con una sorta di omologo votato al male, mettendolo a nudo e rendendolo insolitamente vulnerabile.
La logica del franchise, così come la concepì ai tempi il produttore Cruise, avrebbe voluto che un nuovo cineasta si occupasse del sesto episodio, Mission: Impossible - Fallout, ma dato che le regole sono fatte per essere infrante è stato reclutato nuovamente McQuarrie, una scelta perfettamente coerente con la struttura sempre più seriale dei film (elemento che si riflette anche nella presenza di Abrams tra i produttori), con un capitolo che è effettivamente la summa di quanto visto dal 1996 a oggi.


La nuova missione


Sono passati due anni dagli eventi di Rogue Nation e Hunt è tormentato da sogni che vedono in pericolo sua moglie Julia (Michelle Monaghan), che vive sotto copertura da tempo. Il motivo di tanta inquietudine è Solomon Lane (Sean Harris), leader del Sindacato e antagonista principale del quinto episodio, determinato a far soffrire Ethan con tutti i mezzi a sua disposizione.
Le attività del Sindacato sono ora legate a una figura misteriosa nota come John Lark, il cui manifesto filosofico prevede grande sofferenza per ottenere la pace nel mondo. Hunt intende identificarlo e neutralizzarlo con l'aiuto dei colleghi Luther Stickell (Ving Rhames) e Benji Dunn (Simon Pegg), ma quando una missione a Berlino non va per il verso giusto, si fa necessario l'intervento della CIA, con Ethan che si ritrova accompagnato dall'agente August Walker (Henry Cavill).
Dall'esito dell'operazione potrebbe dipendere non solo il destino del mondo, anche quello dell'IMF, e le cose si complicano a causa di Lane e del ritorno in scena di Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), le cui direttive differiscono da quelle dei colleghi americani.


Sempre di corsa


Nel corso di oltre due decenni la formula del franchise si è consolidata, al punto da sfiorare l'autoironia in questo episodio quando Walker, ipotizzando che Hunt non sia più dalla parte dei buoni, chiede "Quante volte il suo governo l'ha tradito, disconosciuto, accantonato?" (Risposta: in tutti i film precedenti, tranne il secondo).
Sono presenti anche le inevitabili trasferte all'estero, tra cui Berlino, Parigi e Londra, ma il rischio della minestra riscaldata è scongiurato sin dalla sequenza d'apertura, poiché McQuarrie sfrutta la ripetitività narrativa per analizzare più da vicino il fattore umano, interrogandosi soprattutto su quella che è la frase ricorrente dei vari capitoli: "La sua missione, qualora scegliesse di accettarla..."
A forza di accettare ogni tipo di incarico, Ethan si è costruito un percorso intriso di pericoli, e ora siamo giunti al capolinea, suggerito dal sottotitolo del film: Fallout, allusione alla minaccia di turno (un ordigno nucleare) ma anche alle conseguenze di tutte le decisioni prese da Hunt in nome del bene dell'umanità, con due punti in sospeso che costituiscono il nucleo emotivo della trama, ossia il triangolo Ethan-Julia-Ilsa e la sopravvivenza di Solomon Lane, il primo antagonista del franchise a essere rimasto in vita dopo aver affrontato l'IMF.


Il rischio è tangibile, come sempre in questi film che, a differenza della maggior parte dei blockbuster odierni, evitano il più possibile la CGI e ci regalano sequenze d'azione dove praticamente tutto è girato senza trucchi digitali, dagli inseguimenti automobilistici nelle strade della capitale francese a uno scontro fisico in un bagno dove il dolore fisico dei personaggi è percepibile.


Una tempesta di nome Ethan Hunt


All'inizio del film, quando il protagonista accetta la missione, il messaggio gli viene consegnato tramite una conversazione in codice, alla quale Hunt risponde dicendo "Io sono la tempesta". Il messaggio stesso è contenuto in una copia dell'Odissea di Omero, e in quel dettaglio si concentra tutta l'importanza mitologica della struttura seriale del franchise e del ruolo di Ethan, che tra inganni vari e una sorta di discesa agli inferi (una sequenza fondamentale è ambientata nelle fogne) deve ritrovare la retta via per raggiungere la sua Penelope (ma si tratta di Julia o di Ilsa?).
Quanto alla frase in codice, essa riassume altrettanto bene la natura di Hunt, una forza della natura implacabile che non si ferma davanti a nulla (non a caso il suo cognome in inglese significa "caccia"), anche quando messo alle strette ed esposto in tutta la sua vulnerabilità.
È umano e al contempo non umano, una contraddizione che calza a pennello anche per lo stesso Tom Cruise, che ha girato all'incirca metà film con il piede destro parzialmente fuori uso, dopo essersi rotto la caviglia durante le riprese in Inghilterra (le inquadrature in questione sono state incluse nel montaggio finale).
Il divo è quindi un comune mortale, ma allo stesso tempo è capace di portare a termine la missione impossibile che era questo sesto capitolo, capace di elevare ulteriormente, insieme a McQuarrie, uno degli appuntamenti cinematografici più affidabili degli ultimi anni. A questo punto l'unica domanda è: cosa potranno mai inventarsi per l'altamente probabile settimo episodio?

Mission Impossible: Fallout Il franchise action e spionistico capitanato da Tom Cruise torna per un sesto episodio ricco di adrenalina e sequenze spettacolari, ma anche tanto cuore e cervello. Il regista e sceneggiatore Christopher McQuarrie, già coinvolto nella realizzazione del quinto capitolo, torna a riflettere sulla natura umana del personaggio di Ethan Hunt e della sua squadra, firmando il film più intimo e al contempo mastodontico di tutta la serie, raggiungendo (letteralmente) delle vette che metteranno a dura prova chiunque debba girare l'eventuale settima missione.

8.5

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