Recensione Miss Marzo

Quando il connubio "grasse risate+belle ragazze" non basta più

Recensione Miss Marzo
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Spesso si addita la decadenza del cinema italiano ai cosiddetti "cinepanettoni": filmetti che basano il loro probabile successo commerciale sull'estro dei comici presenti, su battute e situazioni volgarotte e poco originali, e sulle sinuose forme delle loro protagoniste. Pellicole eredi di quella comicità da "barzelletta sporca", e dell'erotismo voyeur dei vecchissimi film di Alvaro Vitali o Pippo Franco, insomma, e che non offrono nulla di nuovo, abituando in più il pubblico ad accontentarsi di poco o niente, dal punto di vista della qualità vera e propria delle opere che vanno a vedere.
E', questo, un problema che non affligge solo il cinema del nostro paese. Anche gli Stati Uniti hanno visto, negli anni, un fiorire di commediole demenziali con protagonisti stuoli di arrapatissimi studentelli alle prese con le loro prime esperienze con l'altro sesso. Molte di queste hanno visto nascere talenti ora affermati, come Jim Carrey o Tom Hanks; altre hanno avuto talmente tanto successo da portare alla realizzazione di svariati seguiti (pensiamo ad American Pie o Road Trip, ad esempio).
Ma cosa succede quando due dei comici più giovani e irriverenti d'America si mettono in società per realizzare un film di questo genere?
Nella peggiore delle ipotesi, viene fuori un film come Miss Marzo.

Gli amici si vedono nel momento del bisogno

Eugene (Zach Cregger) e Tucker (Trevor Moore) sono due grandi amici fin dall'infanzia, anche se hanno due caratteri decisamente diversi. Eugene è fin troppo posato e bonaccione, rasentando pesantemente il bigottismo indotto per certe sue posizioni riguardo i rapporti con l'altro sesso. Tucker, al contrario, è un gioviale e scapestrato ragazzotto costantemente in cerca di nuove avventure con qualche bella "pollastrella". Destino vuole che proprio la fatidica sera del ballo del liceo, Eugene finisca in coma per un incidente e vi rimanga per ben quattro anni; risvegliato in maniera decisamente poco ortodossa da Tucker, scopre che la sua casta ragazza dei tempi del liceo è, ora, nientemeno che...una Playmate!
Mentre Eugene si dispera per la sua sfortuna, Tucker elabora un assurdo piano per far scappare l'amico dall'ospedale e, soprattutto, intrufolarsi all'annuale festa di Playboy indetta dal munifico Hugh Hefner nella sua mega villa Hollywoodiana, la Playboy Mansion, sogno segreto del ragazzo...

Trova la coniglietta che è in ogni ragazza e avrai delle belle sorprese...

Il film, uscito per l'appunto a Marzo negli States, non ha ricevuto un'accoglienza molto positiva, nonostante gli sforzi profusi dai due attori protagonisti, che sono anche sceneggiatori e registi della pellicola.
Dev'esserci, probabilmente -e fortunatamente, oseremmo dire- una sorta di limite, una soglia di sopportazione del pubblico generalista (che pure spesso fa la fortuna di questo filone) verso questo genere di opere.
Miss Marzo infatti è decisamente povero sotto quasi tutti gli aspetti. Se possono essere salvate le interpretazioni degli attori protagonisti (tra i quali figurano, inoltre, Raquel Alessi nei panni di Cindi, la ex di Eugene, Craig Robinson in quelli del rapper Horsedick Dot MPEG, e Hugh Hefner in quelli di sè stesso) e buona parte della regia -ad eccezione di un gusto abbastanza becero nella rappresentazione di alcune scene-, tutto il resto è da cancellare dagli annali della cinematografia.
La trama è un mero pretesto per portare avanti una storia insensata, piena di luoghi comuni, nonchè di situazioni talmente surreali da suscitare, inevitabilmente, qualche sorriso per la loro assurdità.
L'umorismo di cui il film si fa portavoce è purtroppo del genere più scadente e rozzo, lontano anni luce da certe battute argute viste comunque in tanti altri prodotti simili.
Quel che fa tristezza è vedere alcune idee sprecate in maniera decisamente poco furba: Miss March aveva dalla sua tantissime situazioni ad alto potenziale sfruttate malissimo. L'ospedale poteva essere una fonte inesauribile di gag, così come il viaggio in auto verso Hollywood poteva diventare uno spassoso road movie. Ma così non è stato.
La cosa più insopportabile di tutte, però, è l'incomprensibile -poiché altalenante- "pudore" nella rappresentazione dei nudi femminili: certe scene sono un po' spinte, certe altre invece inesplicabilmente 'caste', come se i due registi non avessero il coraggio di sfruttare appieno tutte le belle donne di cui il film è pieno. Pudore che però scompare nei momenti in cui ci vengono mostrate, anche reiteratamente, alcune delle cose più grottesche e mal fatte viste in un film comico negli ultimi quindici anni, e di cui avremmo fatto volentieri a meno (e su cui non ci dilungheremo ulteriormente per rispetto agli stomaci dei nostri lettori).

Miss Marzo E' sinceramente difficile trovare qualcosa di buono in Miss Marzo: è infatti un film privo di mordente, rozzo (in tutti i sensi possibili) e che in finale non riesce neanche a sfruttare debitamente la ricchissima licenza ufficiale della rivista erotica più famosa del mondo. Un fallimento su tutta la linea, anche guardando con benevolenza al genere di appartenenza dell'opera. 

3

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