Misery non deve morire, la recensione del film tratto da Stephen King

Un famoso scrittore ferito in un incidente viene "accudito" da una sua fan psicopatica in Misery non deve morire, thriller con Kathy Bates e James Caan.

recensione Misery non deve morire, la recensione del film tratto da Stephen King
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Paul Sheldon è un apprezzato scrittore di romanzi, diventato famoso in tutto il mondo per la saga vedente protagonista il personaggio di Misery Chastain. Ormai stanco di ripetersi, l'autore decide di porre fine alla serie con l'ultimo libro, in cui la protagonista muore. Terminato il manoscritto Sheldon è però vittima di un incidente stradale in cui rimane gravemente ferito: disperso sul ciglio di una strada innevata, trova insperato soccorso in Annie Wilkes che, dopo averlo estratto dall'abitacolo, decide di ospitarlo a casa sua in attesa del completo ricovero. La donna è una grandissima fan dei romanzi di Misery e quando scopre, leggendo le pagine che l'uomo portava con sé, della di questa dipartita, non tarda a manifestare comportamenti psicopatici che mettono a rischio la stessa vita di Sheldon, impossibilitato a fuggire per via dei danni alle gambe e costretto a giorni di forzata reclusione in attesa che qualcuno indaghi sulla sua scomparsa.

Scrivere o morire

Esce oggi nelle sale italiane l'atteso remake di IT e il panorama televisivo non si fa mancare l'occasione di cavalcare l'onda mediatica delle trasposizioni dei romanzi di Stephen King. In terza serata, su Paramount Channel, va infatti in onda uno dei più apprezzati adattamenti dallo scrittore del Maine, l'unico ad essersi finora aggiudicato un Premio Oscar, quello come miglior attrice a Kathy Bates. E non è un caso che il film diretto nel 1990 da Rob Reiner, già apprezzato dallo stesso autore per la versione cinematografica di Stand by me - Ricordo di un'estate (1986), trovi proprio nella folle e istintiva performance della sua protagonista il maggior punto di forza per dar vita ad uno schema tensivo giocato per la quasi totalità in ambienti chiusi, con la dimora della psicopatica carceriera quale vero e proprio luogo di torture fisiche e psicologiche. Una struttura che ricorda parzialmente un altro recente film di matrice kinghiana quale Il gioco di Gerald (1990), con il personaggio di James Caan costretto per buona parte degli eventi su un letto impossibilitato a muoversi per la gravi ferite subite, vittima in questo caso non di presenze sovrannaturali e allucinazioni ma di una presenza tangibile in bilico tra dolcezza e attacchi di violenza. Misery non deve morire è un thriller/horror capace di costruire chirurgicamente un crescendo di suspense, con alcune scene madri di notevole impatto (su tutte il primo tentativo di fuga di Sheldon, vera e propria corsa contro il tempo per non farsi scoprire) e un'interessante disanima sul fanatismo per una figura famosa, qui diventato una vera e propria ossessione morbosa che obnubila le menti più deboli. Con un paio di efficaci colpi di scena e raziocinanti casualità atte ad allungare il procedere degli eventi, e una colonna sonora tensiva al punto giusto che eleva di non poco i già notevoli livelli di suspense, i cento minuti di visione regalano emozioni in serie sia grazie alle performance dei due già citati attori principali che allo sparuto ma eccelso cast di contorno comprendente la grande Lauren Bacall e un caratterista di lusso quale Richard Farnsworth.

Misery non deve morire Una magnifica Kathy Bates, premiata con l'Oscar, è la crudele e psicopatica carceriera dello scrittore di romanzi interpretato da James Caan in uno degli adattamenti più riusciti delle opere di Stephen King. Un thriller sfumato da tonalità horror introspettive nella forzata reclusione dell'uomo, perfetta messa in scena chirurgica di ambientazioni chiuse e tempi filmici: Misery non deve morire non ha perso un briciolo del suo diabolico smalto a quasi trent'anni dal suo arrivo in sala, merito di una regia sobria ed efficace che fa crescere la suspense fino ad una resa dei conti sempre più inevitabile in cui fa capolino una sana violenza di genere.

7.5

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