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MILF, la recensione della commedia sexy Netflix

Durante una vacanza in Costa Azzurra, tre amiche sulla quarantina diventano l'oggetto del desiderio di alcuni giovani ragazzi del luogo.

recensione MILF, la recensione della commedia sexy Netflix
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Le quarantenni Cécile, Sonia ed Elise, amiche fin dall'infanzia, decidono di trascorrere una vacanza in una casa sulla Costa Azzurra, di proprietà di una di loro e prossima a essere messa in vendita. Durante quei pochi giorni di villeggiatura le tre donne diventeranno l'obiettivo di altrettanti ragazzi del luogo, attratti dal mito della donna matura ossia la classica "milf". Con il passare del tempo le protagoniste finiranno per sentirsi, chi più chi meno, attratte dai giovani spasimanti, pur dovendo fare i conti con complicate vicende personali che rischiano di minare la tranquillità della situazione. E per di più provocheranno la gelosia di un'adolescente del luogo, innamorata di uno dei potenziali toy-boy.

Le vie dell'eros

Il termine MILF nasce negli anni '90, come acronimo di un'espressione ben più volgare e diretta, e si è diffuso a macchia d'olio anche fuori dall'ambiente dei film a luci rosse, entrando di fatto nell'immaginario comune delle generazioni più e meno giovani.
D'altronde il mito-leggenda delle donne mature, considerate a torto o ragione più esperte in ambito sessuale, è sempre stato un chiodo fisso nella testa degli adolescenti di sesso maschile e questo film francese del 2018 - giunto ora in esclusiva nel catalogo Netflix come originale - ripercorre proprio il consolidato luogo comune.
Da non confondere con l'omonima parodia targata Asylum del 2010, MILF rimane un'operazione egualmente mediocre, la cui sceneggiatura è terreno fertile per una serie di pruriti gratuiti e tentativi di seduzione che coinvolgono i sei personaggi principali, tre coppie alla ricerca di qualcosa di nuovo nelle rispettive esistenze.

La noia a nudo

Peccato che per il pubblico di nuovo non vi sia nulla di effettivo, con i novanta minuti di visione che cercano di variare il contesto osé con assurde e forzate incursioni drammatiche delle quali, già in partenza, non importa niente a nessuno.
La pressoché totalità del pubblico che si avvicina a un prodotto dal titolo già così esplicativo attendeva ben altro, ma purtroppo l'erotismo risulta fiacco e meccanico, mai capace di provocare brividi a tema e spesso gratuito nel mostrare le grazie delle tre protagoniste femminili.
A tal proposito fa male vedere attrici conosciute della scena d'Oltralpe come Marie-Josée Croze, Virginie Ledoyen e Axelle Laffont - quest'ultima anche regista - alle prese con una produzione di così dubbio gusto, arsa da un fastidioso moralismo di fondo che agisce sotto traccia e ridondante nella successione di eventi.
Tanto che espletato l'esile plot principale, del resto non rimane praticamente nulla, con un contorno appena abbozzato e figure secondarie assolutamente inermi e anonime nella ronde "sentimentale" al centro del racconto.
E tra bagni di notte con le protagoniste completamente nude, improbabili approcci al sexting e gare di cavallo quali moderne amazzoni, MILF inanella una serie di ridicolaggini involontarie che fanno scadere l'insieme nel trash più superfluo.

MILF Tre quarantenni ancora piacenti diventano l'oggetto del desiderio di altrettanti adolescenti, in un gioco di seduzione che avrà luogo nell'idilliaco contesto della Costa Azzurra. MILF - un titolo che è una dichiarazione di intenti - si approccia al mito della donna matura, vista come un'icona dalla gioventù di sesso maschile, in maniera sconclusionata e gratuita, senza aver capito granché di quanto si volesse raccontare. Dietro la macchina da presa c'è proprio una delle protagoniste, ma in quest'occasione lo sguardo femminile sull'argomento non è riuscito a offrire un diverso punto di vista, sradicando al contrario la verve erotica - il sesso è meccanico e paradossalmente ridicolo - e aggiungendo sussulti melodrammatici totalmente privi di interesse. I novanta minuti di visione sono la classica esemplificazione del nulla portato sul grande schermo, ma tra locandina e intestazione il film riuscirà facilmente ad attirare e incuriosire ampie fette di spettatori, anche a dispetto dei suoi assenti meriti.

3.5

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