Recensione Miami Vice

La versione 2.0 di Miami Vice firmata da Michael Mann

recensione Miami Vice
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Che negli ultimi anni Michael Mann e il grande pubblico non abbiano avuto un buon rapporto è ormai cosa nota, anche escludendo il clamoroso tonfo ai botteghini di Blackhat (in arrivo a breve nelle sale italiane) con un incasso worldwide al momento di poco inferiore ai 20 milioni di dollari a dispetto del budget di 70. Ma le "disavventure economiche" ebbero inizio proprio nel 2006 con l'uscita di Miami Vice, capace di racimolare soltanto la metà delle spese di produzione. Ed è un gran peccato perché la rivisitazione della storica serie poliziesca anni '80, creata tre decadi orsono proprio dallo stesso Mann, ci dimostra ancora una volta le immense qualità di uno dei massimi cineasti viventi, maestro assoluto del moderno cinema d'azione e autore sia di titoli cult come Collateral e L'ultimo dei mohicani che di capolavori del genere quali Strade Violente e Heat - La sfida. Una carriera costellata da una qualità sempre altissima che purtroppo nell'ultima parte del nuovo millennio non riesce a riscuotere i giusti consensi delle masse paganti. E con un po' di amarezza alla fine di ogni visione di Miami Vice si saprà già che questa sarà l'unica avventura su grande schermo per la coppia formata da Colin Farrell e Jamie Foxx nei panni dei detective Sonny e Rico.

Black and white

In Miami Vice dopo la morte di un loro vecchio informatore, i detective della polizia di Miami Sonny Crockett e Ricardo Tubbs accettano un incarico sottocopertura per l'FBI: lo scopo dei due agenti sarà quello di infiltrarsi in un'organizzazione criminale colombiana che gestisce il mercato della droga negli States. Le cose però si complicano quando Sonny si innamora, ricambiato, della bella moglie di Montoya, capo dell'organizzazione del narcotraffico. La relazione clandestina tra i due suscita la gelosia di Yero, il braccio destro di Montoya, che farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a Sonny e Rico, rischiando di svelare la loro reale identità.

I padroni della notte

Registicamente immenso dalla prima all'ultima inquadratura, Miami Vice ci mette un po' a carburare ma quando ingrana la quinta regala pagine di grandissimo Cinema, capaci di coinvolgere per la bellezza delle immagini in uno stile virtuoso e immediato al contempo, che usufruisce inoltre nel migliore dei modi dell'avvolgente colonna sonora. Dal convulso inizio in discoteca sino alla lunga e memorabile sparatoria finale il film vive di un estetismo magico in una Miami notturna e affascinante, impregnando di tensione assoluta tutta la seconda parte del racconto alla ricerca di un realismo esasperato e opprimente che lascia senza fiato. In una corsa contro il tempo che Mann plasma a suo piacimento, dall'intenso preambolo amoroso tra Sonny e Isabella al beffardo doppiogioco operato da Yero, la sceneggiatura gestisce i suoi tempi con raffinata spudoratezza, raccontando giorni in minuti e secondi, in attimi di pura estasi cinefila. Un capolavoro di forma che non dimentica la sostanza, meno ammiccante di un Collateral e più libero di un Nemico pubblico, che non addolcisce le linee guida di una volontà autoriale netta e priva di smussature, che non lascia scampo ad istinti commerciali ma si concentra sulla ragionata potenza del suo essere. Un viaggio in un'amicizia che si sprigiona solida nonostante il rapporto messo in più occasioni in secondo piano tra Sonny e Rico (e a tal proposito ottima l'alchimia tra Farrell e Foxx, catalizzatori di emozioni immediate) e un doppio sguardo all'amore (intimo e classico per Rico, passionale ed intenso quello di Sonny con una splendida e sensuale Gong Li) che emergono vissuti attraverso la potenza immaginifica della visione. E se la componente di pura azione è paradossalmente limitata, quando ha l'occasione di sfogarsi lo fa con la cristallina e innata classe di uno dei massimi registi contemporanei.

Miami Vice Se non è un capolavoro, poco ci manca. Miami Vice versione 2.0 riporta Michael Mann alla sua creatura in un film estetizzante e magnetico che ci catapulta sin da subito nel mezzo dell'azione. E se la lunga parte centrale si dilunga forse un po' troppo nella tormentata love-story clandestina, i quaranta minuti finali raggiungono un crescendo di tensione da cardiopalma, con sequenze iperealiste che lasciano senza fiato. Colin Farrell e Jamie Foxx sono perfetti nei rispettivi ruoli, aggiornati al nuovo millennio, ma la vera opera d'arte in campo prettamente attoriale rimane una Gong Li più bella che mai.

8.5

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