Mia e il leone bianco, la recensione del film di Gilles de Maistre

L'incredibile amicizia, creatasi anche sul set, tra una bambina e un cucciolo di leone bianco è al centro di un film edificante e avventuroso.

Mia e il leone bianco, la recensione del film di Gilles de Maistre
Articolo a cura di

Mia è una bambina di dieci anni che da qualche tempo si è trasferita insieme alla famiglia in Sudafrica, dove il padre è proprietario di un allevamento di leoni.
La piccola sente la mancanza dei suoi amici e della vita londinese e questo è spesso miccia di violente litigate con i genitori. Il solo a comprenderla pienamente è il fratello Mick, di due anni più grande e affetto da problemi psicologici.
Un giorno Mia stringe amicizia con un cucciolo di leone bianco, un esemplare estremamente raro che potrebbe garantire una grossa fortuna all'attività paterna. Con il trascorrere dei mesi il legame tra i due diventa sempre più stretto, creando non poca apprensione nella madre Alice.
La situazione prende una piega inaspettata quando la ragazzina scopre come il suo migliore amico a quattro zampe, chiamato Charlie, rischi di essere venduto per loschi fini.

Una forza della natura

Vi è un gradevole senso d'avventura a portata di grandi e piccini nei novanta minuti di visione di questo film francese, campione d'incassi in patria nel 2019 e accolto positivamente anche dalla critica internazionale.
Effettivamente Mia e il leone bianco possiede un giusto mix di buoni sentimenti, atmosfere esotiche e suspense, in grado di catturare l'interesse dello spettatore dall'inizio alla fine, pur al netto di qualche eccesso di retorica e di risvolti non sempre credibili.
La storia è basata su un'idea originale scritta dalla moglie del regista, che dopo aver visitato un allevamento in Sudafrica ha deciso di riversare le proprie sensazioni su carta e chiesto poi al compagno Gilles de Maistre di adattarla in forma cinematografica.
Il racconto lancia un forte messaggio ambientalista, sul pericolo sempre più reale di una possibile estinzione di questi splendidi animali e su come vengano spesso cresciuti in cattività con il solo scopo di essere venduti a losche organizzazioni che mettono in pratica, per ricchi clienti, delle battute di caccia in totale sicurezza.

Alla ricerca del paradiso

Proprio la scoperta di una tale eventualità è il passaggio che fa scattare l'operazione su toni da scanzonato viaggio on the road durante l'ultima mezz'ora, ricco di alcuni passaggi commoventi che ci insegnano ancora una volta a rispettare la natura in ogni sua forma.
Mia e il leone bianco vuole essere edificante e godibile in egual misura, riuscendo a coniugare un intrattenimento per tutta la famiglia con la focalizzazione su suddette tematiche. A scricchiolare maggiormente, non a caso, è il tessuto narrativo che riguarda la situazione familiare della protagonista, con un sali e scendi emotivo nella gestione dei rapporti tra le figure umane quale punto che più si apre a parziali forzature di sorta.
Interessante invece l'approccio intrapreso dal regista e dalla produzione per la gestione delle riprese, in quanto ci sono voluti ben tre anni per completare il tutto. Questo per seguire la reale crescita della testarda Mia e del suo compagno felino e dar loro modo di sviluppare un affetto sincero e credibile.

Tutte le sequenze condivise tra attori e animali sono state girate sotto la stretta supervisione dello zoologo Kevin Richardson, che ha garantito l'incolumità sul set e fatto sì che non fosse necessario l'ausilio di nessun effetto digitale: le interazioni tra Daniah De Villiers e il leone sono più vere del vero, elemento che aggiunge un'inedita profondità al racconto e alla relativa messa in scena.

Mia e il leone bianco L'incredibile amicizia tra una ragazzina, sradicata dalla sua amata Londra, e un cucciolo di leone bianco è al centro di questo film francese, visione ideale per un pubblico di grandi e piccini in cerca di emozioni semplici e genuine. Dopo una prima parte che esplora i legami, siano questi esclusivamente tra umani o interspecie, e introduce le varie dinamiche alla base del racconto, nell'ultimo terzo Mia e il leone bianco si instrada su un gradevole approccio da avventura on the road che, pur al netto di qualche sbavatura, riesce a essere avvincente e commovente al punto giusto. Il regista Gilles de Maistre e la moglie Prune - ideatrice della storia - lanciano inoltre un sempre prezioso messaggio ambientalista, con i testi sui titoli di coda che ci informano sulla reale situazione in cui questo splendido e regale animale si trova al giorno d'oggi. Gli esotici paesaggi e la scelta di girare in un arco di tempo di tre anni, dando così modo di sviluppare un effettivo rapporto di amicizia tra la giovanissima attrice protagonista e il leone, rendono il tutto ulteriormente stratificato, considerando il fatto, per nulla scontato, che le interazioni tra i due sono reali e prive di interventi digitali. Il film andrà in onda mercoledì 24 marzo alle 21.25 su RAI1 in prima visione tv.

7

Che voto dai a: Mia e il leone bianco

Media Voto Utenti
Voti: 3
7.3
nd