Metro, la recensione del disaster movie di Anton Megerdichev Recensione

Quando la metropolitana di Mosca crolla sotto il peso dell'acqua un gruppo di passeggeri deve lottare per la sopravvivenza.

recensione Metro, la recensione del disaster movie di Anton Megerdichev
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Un tunnel della metropolitana di Mosca sta mostrando inquietanti segni di cedimento ma gli addetti alla manutenzione della struttura danno poco peso alle parole di un anziano inserviente, con la fama di ubriacone, che ha denunciato diverse infiltrazioni d'acqua dall'alto. In Metro si intrecciano all'interno dei vagoni di un mezzo le vicende di diversi individui, alcuni strettamente collegati tra loro come il chirurgo Andrei (in viaggio con la figlia piccola) e l'uomo d'affari Vlad, rispettivamente marito e amante della stessa donna, altri appena conosciutisi come i giovani Alice e Denis. Quando la struttura cede sotto il peso della massa d'acqua, provocando un grave incidente nel quale perde la vita la maggior parte dei passeggeri, i sopravvissuti dovranno cercare una via di salvezza mentre il pericolo si fa minuto dopo minuto sempre maggiore.

In cerca della luce

Costato l'equivalente di 13 milioni di dollari, Metro è un esempio del cinema recente di produzione sovietica che prova a sfidare i colossi hollywoodiani sul campo dei blockbuster spettacolari, ripercorrendo in quest'occasione le linee guida del disaster movie. Strizzando l'occhio a Daylight - Trappola nel tunnel (1996) e ad altre produzioni a tema, il terzo film di Anton Megerdichev sfrutta il tipico canovaccio del filone concentrandosi su un gruppo di personaggi principali che diventano ben presto il cuore emotivo della narrazione, collegati in alcuni casi da vicissitudini un po' forzate ma necessarie ad aumentare il lato drammatico della vicenda, lasciando corretto spazio anche alle vicende "in superficie" nel tentativo di organizzare i pur ritardatari soccorsi. Al netto di una certa prevedibilità l'insieme si rivela convincente dal lato prettamente spettacolare, con la sequenza scatenante il panico e il primo incidente realizzata con un'efficace messa in scena, tra ralenty suggestivi e un buon numero di comparse usate a dovere; non l'unica sequenza d'impatto, con tanto di successiva orda di fuggitivi che riporta alla mente i miglior film di zombie e la tipica lotta per salvezza finale capace di suscitare una più che discreta carica tensiva. L'inserimento del menage a trois con bambina a seguito, gli attacchi asmatici di una dei membri dello sparuto gruppo di protagonisti e la love-story giovanilistica in potenziale divenire sono tutti trucchetti semplici ma efficaci per convogliare l'interesse del grande pubblico, con tanto di sottile ironia a far capolino in diverse occasioni, e per scampare parzialmente il rischio monotonia che la pressoché totalizzante ambientazione fa pervenire a tratti nelle due ore e rotti di visione.

Metro Tecnicamente più che discreto, emotivamente di facile presa e con una narrazione che segue i tipici stereotipi del disaster movie hollywoodiano: Metro non nasconde la sua semplicità di fondo ma si rivela onesto al punto giusto per regalare una visione di godibile spettacolo a tema. Questa produzione russa ricalca con dovizia tutti gli stereotipi del filone e sfrutta la suggestiva, seppur monotona, ambientazione del sottosuolo moscovita per raccontare una storia di uomini e donne alle prese con l'inaspettato crollo della metropolitana e impegnati in una corsa verso la salvezza che si fa sempre più ardua e faticosa, tra accese rivalità e nuovi affetti in divenire.

6.5

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