A un metro da te Recensione: amore, malattia e uno young-adult prevedibile

La fibrosi cistica segna il destino e la relazione tra i due protagonisti del film, esordio nel lungometraggio di Justin Baldoni.

A un metro da te Recensione: amore, malattia e uno young-adult prevedibile
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La fibrosi cistica è la malattia genetica grave più diffusa al mondo, e le persone che ne sono affette risentono di gravi danni all'apparato respiratorio e digerente. Una patologia che colpisce soprattutto in giovane età e non è un caso che sia stata scelta come sfondo drammatico di questa love-story che vede per protagonisti proprio due adolescenti.

A un metro da te è dedicato alla memoria di Claire Wineland, attivista e youtuber che proprio a causa della fibrosi è deceduta poco prima della fine delle riprese. La compianta ragazza ha contribuito nelle fasi di stesura dello script, cercando di offrire tramite la sua esperienza un ritratto verosimile di questo calvario, ma il film è stato comunque oggetto di alcune critiche da parte di associazioni di malati che hanno visto l'ennesima spettacolarizzazione di Hollywood, a loro dire superficiale, su un dramma così dannatamente reale. Vi avevamo già raccontato operazioni di questo tipo nella nostra recensione di Noi siamo tutto o nella recensione di Io prima di te.

Il pubblico ha comunque apprezzato questa visione romantica, dove il senso di morte incombente aleggia come uno spettro sui protagonisti, e gli incassi hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 80 milioni di dollari, a dispetto dei 7 di budget. Un successo, come vedremo, non del tutto meritato.

A un metro da te: il mondo che vorrei

Stella trascorre le sue giornate in una stanza d'ospedale, giacché la fibrosi cistica le impedisce di vivere una vita normale come tutti i suoi coetanei. All'interno della struttura la ragazza ha comunque molti amici della sua età, tra i quali l'inseparabile Poe, compagno di mille avventure reduce da una recente rottura con il fidanzato. Anche per Stella è ora tempo di scoprire finalmente l'amore, che le si presenta davanti nelle sembianze dell'affascinante Will, che soffre della stessa malattia.

Due persone con questa medesima patologia non possono però avvicinarsi e devono mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro per evitare complicazioni che potrebbero aggravare ancora, e in maniera potenzialmente letale, la loro salute. Questo non impedirà comunque a Stella e Will di innamorarsi, anche se il crescente sentimento che li accomuna rischia al contempo di mettere a repentaglio il loro stesso futuro.

Giorni da vivere

Il regista Justin Baldoni vanta una filmografia documentaristica tramite la quale ha spesso indagato nei meandri della malattia, raccontando le storie di persone reali che si trovavano ad affrontare l'incubo della morte: basti pensare alla serie dall'esplicativo titolo My Last Days. Proprio durante le riprese di quel progetto Baldoni ebbe modo di conoscere la già citata Claire Wineland e si è visto poi affidare la regia di A un metro di te, suo esordio dietro la macchina da presa in un lungometraggio.

Una produzione che segue pedissequamente le regole base di un filone strappalacrime, indirizzato a un target preciso di adolescenti in cerca di queste emozioni. Proprio l'essenza derivativa è il limite principale di una narrazione che procede senza troppi scossoni e che fin dal voice-over iniziale anticipa il prevedibile epilogo, drammatico al punto giusto come il genere e i suoi spettatori principali richiedono.

La nascita dell'amore, lo sviluppo progressivo tra momentanee rotture, la scoperta del sesso e le ovvie, fondamentali, riappacificazioni, fino a quel finale che chiude un racconto prevedibile e formale. Con figure secondarie altrettanto figlie di luoghi comuni che segnano un'evidente banalità di fondo. A sorprendere è invece la notevole performance della protagonista femminile Haley Lu Richardson, capace di infondere il giusto tormento a un alter-ego a forte rischio cliché.

A un metro da te Si parla ancora una volta di amore e malattia, dicotomia che è ormai un classico del teen drama. Lo spettro della morte che aleggia sulla relazione tra i due protagonisti, entrambi affetti da diverse patologie di fibrosi cistica, caratterizza costantemente le due ore di visione, con la distanza di sicurezza suggerita dal titolo - A un metro da te - che separa e unisce queste due anime sfortunate, pronte a lottare sia per il loro amore ma anche per le loro vite. Messinscena nella norma, in cui brilla la protagonista femminile Haley Lu Richardson. Purtroppo la narrazione è alquanto prevedibile e telefonata, epilogo incluso, e le lacrime sono troppo facili, pensate per un pubblico senza tante pretese.

5.5

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