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Metal Lords Recensione, un coming of age Netflix al ritmo di metal

Un coming of age al ritmo di heavy metal, Lord Metals. Qui la nostra recensione del film disponibile su Netflix

Metal Lords Recensione, un coming of age Netflix al ritmo di metal
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Vuole essere un brivido, una scossa elettrica in un catalogo per teenager abitato da storie d'amore tradizionali, sguardi colmi di paura per il giudizio altrui e battiti cardiaci per l'incontro con la propria anima gemella,Metal Lords. Un brano ribelle per anime ribelli costruito attorno a contenitori fragili, pronti a spezzarsi. Il film diretto da Peter Sollett vive di rimandi dal passato, lasciti filmografici e televisivi recuperati con attenzioni, rimpastati e uniti in una ricetta vagamente nuova, che parte dall'angoscia adolescenziale per farsi musica prima, e cinema poi.

Non ha nulla di nuovo all'apparenza la nuova pellicola originale Netflix. Al suo interno c'è tutta la competizione musicale agognata da perdenti in campo scolastico alla School of Rock, c'è la passione per la musica, le tematiche più profonde e delicate toccate da teen-drama come Dawson's Creek (qui le 5 migliori guest-star di Dawson's Creek) o Skins, c'è il coming of age di John Hughes, c'è insomma quell'universo di giovani cittadini tenuti all'ombra degli armadietti scolastici, e pronti a trovare il proprio posto sul palcoscenico della vita.

Il suono della rinascita

Per Hunter, adolescente solitario e introverso, quello spiraglio di luce in un mondo di ombre, non ha niente di corporeo, o visivo. È un suono, quello di una chitarra elettrica pronta a riverberare e tradurre in suoni adrenalinici e assordanti, parole e pensieri, paure e insicurezze, rimaste sorde nel cassetto della mente. Incapace di parlare in un mondo che sembra non ascoltarlo, Hunter suona, e lo fa affiancato dall'amico di sempre, Kevin, batterista in erba spinto più per dovere di amicizia che vera passione.

In un universo scolastico dominato da cheerleader e atleti osannati, non c'è posto per chi veste di nero, porta capelli lunghi e risponde allo stereotipo del "diverso", dello "strano", solo perché amante di un genere come l'heavy Metal. Il pregiudizio alla Glenwoon Lake High School si tramuta pertanto in un mostro da sconfiggere; una sfida titanica compiuta sempre al ritmo di musica e con la forza della passione sul palcoscenico della Battle of the Bands, competizione per gruppi musicali organizzata dal loro liceo. C'è solo un ostacolo al raggiungimento della gloria eterna alla quale Hunter e Kevin aspirano: al loro gruppo (gli Skullf*cker) manca qualcuno che suoni il basso. La ricerca del nuovo membro della band prende una svolta improvvisa quando Kevin incontra Emily (Isis Hainsworth), talentuosa violoncellista con frequenti scatti d'ira per la quale il ragazzo si prende una cotta. Una sfida nella sfida, tra un duo di amici pronto a separarsi in esseri solitari per l'intrusione femminile e racconti di formazione narrati al ritmo potente dell'heavy metal. Eppure, conquistare i compagni di scuola, per quanto difficile, non sarà poi un'impresa impossibile.

Racconti semplici per cuori inascoltati

Metal Lords nasce e si sviluppa come opera principalmente destinata a un target giovanile, e come tale deve essere analizzata. La mancanza di una fotografia contrastante a favore di un'illuminazione armoniosa e colorata, la presenza della controparte genitoriale in perpetuo conflitto con quella adolescenziale, lo scarto tra sogno e realtà, sono crismi fondamentali per ogni racconto di formazione che si rispetti.

Si può vestire di nero, può portare capelli lunghi e urlare a un microfono, ma nella sua essenza più profonda Metal Lords risponde in maniera impeccabile al più canonico dei coming of age. Un'atemporalità pronta a mettere in gioco la forza di una passione senza tempo per la musica (e nello specifico per un genere alquanto bistrattato) che ancora una volta si eleva ad àncora di salvezza in un oceano di responsabilità e scelte che può investire e trascinare al largo gli adolescenti che lì vi navigano senza mappa o bussola. Che sia Elvis Presley, o l'Hunter di Metal Lords, si nasconde insita nell'arte musicale un ponte di accesso all'interiorità propria e altrui, uno strumento di elargizione della propria personalità attraverso cui potersi far comprendere e ascoltare da un mondo che sembra totalmente sordo alle proprie necessità. Un potere che il film di Sollett prende in prestito dal passato e lo rilancia in veste nuove, adrenaliniche, sostenute da un montaggio serrato, vicino alla natura dei videoclip musicali, pronto a passare da dettagli di casse, strumenti, plettri, a riprese più ampie, atte a cogliere anime diverse unite dalla potenza della musica. La stessa regia non si fa mai inopportuna, ma complice in questo gioco degli specchi, sostenendo con movimenti mai esasperati ma sempre inclini al momento narrato, una struttura narrativa altrettanto semplice e poco complessa.

Giovani talenti in corpi ribelli

È un racconto semplice, Metal Lords, e così doveva essere. Non ci si può aspettare un capolavoro per un'opera diretta a menti giovani, in fase di formazione e maturazione. Deve formarsi e svilupparsi su un terreno fertile, ma poco appesantito da virtuosismi registici o metafore ridondanti; lo fa affinché il messaggio di fondo arrivi forte e chiaro, senza ostacoli retorici.

Ciò che per un pubblico adulto e avvezzo al gusto cinefilo può risultare banale, agli occhi di ragazzi e ragazze in età scolare è invece un puro saggio sulla condizione di una schiera di giovani uomini e donne che per questioni anagrafiche si sentono inascoltati, incompresi, ignorati. È una comunicazione diretta, come diretto è il linguaggio della musica, sostenuto da performance capaci di esaltare la mutazione umorale del momento e le diverse psicologie dei propri personaggi. Jaeden Martell (It - Capitolo uno e due, Cena con delitto - Knives Out e In difesa di Jacob) affida a una performance giocata sulla sottrazione il carattere timido, e accondiscendente del suo Kevin, mentre Adrian Greensmith è una girandola di emozioni resa da una mimica espressiva in perfetta armonia con gli umori del personaggio.

Proprio per una semplicità di racconto capace di stabilire un rapporto privilegiato con i propri spettatori, dove Metal Lords inciampa trascinandosi ai bordi del burrone, è nell'avvicinarsi a temi altrettanto delicati perché vicini alle esperienze personali degli adolescenti. Sono momenti che, proprio perché presi in prestito dalla quotidianità e da racconti di vita vissuti al di là dello schermo, meritavano più profondità di indagine, mettendo per un attimo in pausa quella semplicistica modalità di racconto che caratterizza il resto della storia.

Tematiche delicate suonate come comparse dimenticate

Quelli di Metal Lords sono soggetti che tentano di riverberare come casse di risonanza le tensioni micro-sociali all'interno di un universo come quello scolastico, segnando lo smarrimento dell'individuo dinnanzi alla perdita di certezze e di un posto del mondo.

Portavoce di un universo alimentato dall'alito di vita infuso dal rock, Kevin e Hunter sono simulacri di tensioni e paure, sogni e ambizioni vissuti da chi si sente emarginato. Un racconto personale, il loro, che si eleva a universale, infarcito da numerosissimi riferimenti musicali, tanto ai mostri sacri del genere, (Maiden, Slayer, Metallica e Pantera), quanto a band meno note ma altrettanto fondamentali come Celtic Frost, Anthrax e King Diamond. Ma proprio perché riflesso di un mondo pregno di insicurezze come quello degli adolescenti, a sua volta enfatizzato dall'amore per un genere musicale ribelle e guardato di sottecchi, quello dei protagonisti si fa racconto che tenta di abbracciare lati anche più sensibili alle generazioni di oggi e di ieri. Un abbraccio compiuto però con il tocco leggero di una piuma e non con la potenza di una bacchetta sulla batteria. La tossicodipendenza, il sesso e la malattia mentale sono tematiche che fanno parte tanto dell'essenza dei protagonisti, quanto della loro controparte posta al di là dello schermo. Accennati, ma mai veramente approfonditi, tali argomenti sono mere comparse svuotate di contenuto all'interno di un'esistenza di cui dovrebbero invece impersonare il ruolo di personaggi principali.

Burattinai nefasti, giocano e manipolano comportamenti e pensieri dei personaggi del film; tenuti ai lati del racconto, aspirano quanto di buono e interessante si è compiuto finora, indebolendo la resa finale di un'opera che poteva essere la scossa finale di una rappresentazione giovanile al cinema fermatasi sul ritmo di un elettrocardiogramma piatto (si pensi solo alla nostra recensione di After 3).

Metal Lords è pertanto un brano dall'incipit coinvolgente e dilagante, ma che non ha saputo sfruttare la potenza del suo riff, perdendosi nel buio dei versi composti tra i ritornelli finali.

Metal Lords Concludiamo questa nostra recensione di Metal Lords sottolineando quanto il film disponibile ora su Netflix contenga una storia divertente, semplice e coinvolgente, ben realizzata tecnicamente, ma che nel momento in cui poteva toccare corde più profonde fa un passo indietro cadendo dal palco senza applausi dalla platea. La semplicità di racconto è giustificabile, ma se si accennano a tematiche più delicate, bisogna quantomeno approfondirle, soprattutto dato il target a cui è indirizzata.

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