Venezia71

Recensione Melbourne

Nel solco del cinema di Asghar Farhadi ecco arrivare il promettente Nima Javidi con un densissimo dramma a tinte thriller

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È l'ultimo giorno nella loro vecchia casa, per Amir e Sara, giovane coppia in procinto di lasciare Teheran per cominciare una nuova avventura di studio a Melbourne, in Australia. Alla confusione del trasloco, tra amici e parenti in visita e con operai e tecnici al lavoro per sgombrare l'appartamento, si aggiunge un inatteso compito supplementare: badare alla figlia neonata dei vicini di casa per un po', giusto il tempo che questi tornino a casa. Eppure, tra uno scatolone da imballare e un tavolo da spostare, basta un colpo di vento per mandare una vita in frantumi e con essa tutti i sogni, i progetti e le aspettative per il futuro. O forse no? I due si ritrovano così a fronteggiare una situazione tragica e all'apparenza senza uscita, infilandosi in una spirale di bugie, sensi di colpa e di inadeguatezza, con un aereo che li aspetta. Cosa riserverà loro la vita, ora? Ce lo racconta Nima Javidi nel suo lungometraggio d'esordio, Melbourne, che sta raccogliendo pareri favorevoli nei Festival cinematografici di tutto il mondo e arriva ora anche nel nostro paese, distribuito da Microcinema.

Niente sarà più come prima

La pellicola del giovane iraniano Nima Javidi, c'è da dirlo, spiazza. In primis per la semplicità con cui mette in scena un dramma (con forti toni da thriller) riuscendo a mantenere alta la tensione per tutta la durata della messa in scena, nonostante la miriade di situazioni e ostacoli che i due protagonisti si ritrovano ad affrontare, a volte anche in modo un po' pretestuoso ma sempre funzionale alla trama. Non c'è bisogno di chissà quale scatola cinese, meccanismo ad orologeria o trovata pseudo-fantastica per tenere lo spettatore incollato alla poltrona: bastano un interno e due figure dai tratti ben delineati che, di fronte al più tragico ma banale degli imprevisti, devono compiere scelte di vita dagli esiti significativi e fatali, mettendo a nudo la loro indole fino ad allora più nascosta, forse anche a loro stessi. È un attimo e la vita di due promettenti sposini si trasforma in un inferno, in una situazione già di per sé stressante ma carica di promesse, ora infrante.
La tematica delle 'sliding doors' è sempre fonte di ottimi spunti per il cinema, se la si sa gestire, e Javidi sembra essere un attento osservatore, di grande levatura etica e umana, oltretutto. Nei dialoghi e negli sguardi tra Amir e Sara c'è molto di più di quel che appare a prima vista, e anche grazie ai suoi ottimi interpreti cogliamo ogni sfumatura di rabbia, disperazione, sgomento, panico. Quel panico che ti fa compiere una sciocchezza dopo l'altra e che ti crea colpevole anche laddove colpevole non sei, per via delle bugie e dei sotterfugi a cui ci si costringe mentre si realizza una possibile (ma non certa) via di fuga mentre si è sul bordo di un precipizio.

Melbourne Nel solco del cinema di Asghar Farhadi ecco arrivare Nima Javidi, promettente cineasta iraniano che firma con Melbourne un dramma denso di tensione e ambiguità morale a partire da una situazione “banale” quanto tragica. La povertà di mezzi e l'impianto quasi teatrale dell'opera si fanno notare ma non sono certo un ostacolo nella missione di Javidi di veicolare messaggi e porre insidiosi dubbi nello spettatore, che diventa ostaggio dell'angoscia per novanta, tesissimi, minuti. Eccellenti i due interpreti principali, gli intensi Payman Maadi (già visto in Una separazione) e Negar Javaherian.

7

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