Mechanic: Resurrection Recensione

Il killer professionista Arthur Bishop, vittima di un ricatto, deve eliminare tre obiettivi e ottenere vendetta nel sequel Mechanic: Resurrection.

recensione Mechanic: Resurrection
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Tutto ebbe inizio oltre quarantanni fa quando uscì nelle sale americane Professione assassino (1972), thriller d'azione vedente per protagonista una allora assoluta star del genere quale Charles Bronson, lì nei panni dell'implacabile killer professionista Arthur Bishop. Il personaggio è tornato a solcare il grande schermo nel 2011 con il remake diretto da Simon West e anche in quest'occasione la parte è stata affidata ad uno dei più popolari bad-ass della Hollywood contemporanea, quel Jason Statham che torna a vestirne i panni in questo primo sequel dell'esemplificativo titolo Mechanic: Resurrection. La resurrezione si fa anche narrativa visto che alla fine dello scorso film Bishop era dato per morto quando, in realtà, aveva solo orchestrato la sua finta dipartita: ora l'uomo si gode la vita a Rio de Janeiro. Il suo passato torna però a perseguitarlo quando gli uomini di Crain, un misterioso uomo d'affari legato al Nostro, lo rintracciano per costringerlo ad assassinare tre diversi obiettivi situati in varie parti del globo. Bishop riesce a fuggire e trova accoglienza dalla vecchia amica Mei in un piccolo villaggio thailandese, salvo ritrovarsi poco dopo a dover affrontare nuovamente Crain e i suoi scagnozzi; questa volta però il magnate criminale usa come ostaggio la bella Gina, un'insegnante di un campo profughi che aveva da poco fatto breccia nel cuore del sicario.

Ciak, azione!

Se il remake era un titolo che funzionava nel suo genere, questo sequel punta troppo sulle via dalla pura esagerazione spettacolare dimenticandosi di costruire una narrazione degna di tal nome. Mechanic: Resurrection infatti altro non è che un semplice palcoscenico per le abilità fisiche e atletiche di Statham, impegnato in sequenze via via sempre più rocambolesche e improbabili nei cento minuti di visione, strutturati su una partitura da videogame: dopo la prima parte introduttiva infatti il protagonista si trova a compiere infatti missioni via via più pericolose, ambientate in luoghi sempre diversi quasi ad assistere al tipico cambio di location di un qualsiasi prodotto videoludico. Dai tetti di Rio de Janeiro, nel prologo in cui il nostro si lancia su un deltaplano per sfuggire ai nemici, passando per il carcere malesiano, i grattacieli di Sidney e la roccaforte bulgara, Bishop si ritrova impegnato nel suo lavoro di assassino utilizzando trucchi di ogni sorta, come fosse una versione 2.0 di MacGyver; tutto per condurre il nostro, indistruttibile macchina di guerra, alla resa dei conti finale a bordo dello yacht con il suo vero nemico, un poco carismatico uomo d'affari caratterizzato poco e male sui canoni di suoi ben più illustri predecessori. Il regista tedesco Dennis Gansel, autore di un piccolo gioiello come L'onda (2008), dirige con un certo dinamismo costruendo alcune sequenze suggestive, ma ben presto il racconto scivola in una monotonia prevedibile e scontata che penalizza anche le performance del ragguardevole cast di supporto, includente Tommy Lee Jones e Michelle Yeoh in parti secondarie e una sprecatissima Jessica Alba nel ruolo della bella da salvare.

Mechanic: Resurrection Gli amanti di Jason Statham e del cinema d'azione americano potranno apprezzare Mechanic: Resurrection, sequel del remake di Professione assassino uscito nel 2011, ma chi cerca una narrazione solida pur contestualizzata al genere rimarrà probabilmente deluso. Qui infatti la sceneggiatura è un elemento totalmente secondario e l'attenzione è tutta concentrata sulle adrenaliniche sequenze in cui il protagonista, sicario di professione, deve prima eliminare tre obiettivi sparsi per il mondo ed in seguito salvare la bella (Jessica Alba) di turno. Una produzione energica che funziona a cervello spento, regalando buone coreografie e una discreta dose di spettacolo, ma in cui le emozioni e la verosimiglianza latitano più del dovuto.

5.5

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