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May the devil take you, la recensione dell'horror originale Netflix

La giovane Alfie si reca nella vecchia casa paterna con la matrigna e i fratellastri, trovandosi ad affrontare presenze demoniache da tempo lì sepolte.

recensione May the devil take you, la recensione dell'horror originale Netflix
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Quando il padre, un imprenditore di successo recentemente finito sul lastrico, versa in gravi condizioni di salute, la figlia Alfie gli fa visita in ospedale, rivedendolo dopo dieci anni in cui aveva volutamente evitato ogni rapporto con lui. Qui trova anche la nuova compagna del genitore, una famosa attrice, e i suoi fratellastri, con i quali non ha mai legato veramente.
La ragazza, ancora scossa dalla morte della madre quando era solo una bambina, inizia proprio nella stanza di ricovero a soffrire di strane allucinazioni ed è lo stesso padre ad aggredire lei e gli altri parenti in preda a un inspiegabile sussulto di cieca violenza, dovuto secondo i medici al suo moribondo stato.
Alfie si reca così nella vecchia casa dov'era cresciuta e poco dopo vede arrivare anche l'odiata matrigna con prole, giunta sul luogo con l'intenzione di venderla al più presto.
In May the devil take you, l'apertura di una vecchia porta che conduce al seminterrato, sigillata da tempo, provoca il risveglio di una vendicativa presenza demoniaca che, uno dopo l'altro, inizia a prendere di mira gli inquilini dando il via a una notte infernale. Le cause, come Alfie scoprirà ben presto, sono sepolte nel passato e riguardano anche la stessa scomparsa dell'amata figura materna.

The night comes for us

Sin dall'inquietante prologo si ha l'impressione di non trovarsi davanti a un horror qualsiasi, e non certo per l'ambientazione indonesiana che, ad ogni modo, aggiunge un ulteriore fascino folkloristico alla vicenda. May the devil take you, nuovo titolo originale Netflix, possiede una personalità fuori dal comune, capace di reinterpretare i classici a tema demoniaco con una lucidità di intenti notevole, sia nella furiosa messa in scena che nelle svolte di sceneggiatura, semplice e brutale al punto giusto per sorreggere le quasi due ore di visione.
Non è un caso che il regista Timo Tjahjanto sia lo stesso che poche settimane fa era sbarcato, sempre con un altro original, nel catalogo della piattaforma on demand con La notte su di noi (2018), action-movie che faceva della violenza visiva uno dei suoi tratti distintivi: anche in quest'occasione infatti ci troviamo dinanzi a un'esplosione di gore (senza mai scadere però in gratuiti istinti torture-porn) realizzata con ottimi effetti speciali e con chiari rimandi al cinema di Sam Raimi e ai capitoli de La Casa in particolare, tra corpi che finiscono coinvolti come marionette in una sfida sovrannaturale alla quale niente e nessuno li aveva preparati. E proprio in questo confronto impari, tra spiriti/demoni dotati di poteri sempre maggiori e un gruppo di adolescenti incapace di comprendere sin da subito il pericolo cui sta andando incontro, si crea un profondo legame empatico con i personaggi e in particolare con Alfie, adolescente ribelle traumatizzata da un tragico evento passato.

Demoni passati e presenti

Tra svariate influenze sia dagli zombie-movie che dalle pellicole esorcistiche, con alcune delle sequenze di possessione più efficaci viste negli ultimi tempi (capaci di unire grottesco e orrore puro), fino ad arrivare alle più ovvie, ma non per questo meno piacevoli, citazioni al filone orientale (l'ormai classico ascensore nel quale si nascondono spettrali presenze tra le tante), May the devil take you - dopo una prima mezz'ora parzialmente introduttiva, semplificata dal background narrato per gran parte tramite articoli di giornale durante i titoli di testa - ingrana in un'escalation senza sosta e priva di tempi morti, nella più pura anarchia di genere. Il cineasta, anche autore dello script, viaggia veloce come un treno e non lascia un attimo di tregua, dando vita a scene madri di magistrale potenza visiva e stilistica che aumentano notevolmente una messa in scena suggestiva e beneficiante degli ottimi effetti di make-up, alcuni probabilmente disturbanti per un pubblico non avvezzo al filone. E tra luci che ballano, urla in lontananza, armadi e letti che nascondono chissà cosa e una manciata di flashback nell'infanzia del principale personaggio femminile, cuore emotivo del racconto, il film si rivela una vera e propria sorpresa capace di scuotere gli appassionati del filone con contagiosa veemenza.

May the devil take you Sam Raimi e gli horror orientali sono tra le principali fonti di ispirazione di questo titolo indonesiano che, grazie alla regia di Timo Tjahjanto (autore di alcuni violenti e adrenalinici action-movie già cult), possiede una personalità feroce nella magistrale messa in scena, con una brutalità gore (va detto mai gratuita) che lascia senza fiato in più di un'occasione. Ma oltre alla pura carneficina di corpi, che palesa evidenti citazioni al dittico originale de La casa, May the devil take you può contare su un'atmosfera inquieta e opprimente nella gestione del gruppo di personaggi, una famiglia allargata alle prese con entità demoniache legate all'oscuro passato del capofamiglia, ricoverato in un letto d'ospedale in condizioni di salute irreversibili. Tra scene madri in serie che guardano sia al filone esorcistico che al folklore indigeno, le due ore di visione scorrono con un'energia fresca e dirompente tale da rendere l'insieme un vero e proprio, inaspettato, guilty pleasure.

8

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