Martin Eden, recensione del film con Luca Marinelli

Pietro Marcello porta sul grande schermo, adattandolo molto liberamente, l'omonimo romanzo dello scrittore americano Jack London.

recensione Martin Eden, recensione del film con Luca Marinelli
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Napoli, inizio Novecento: Martin Eden (Luca Marinelli), marinaio dai modi un po' rozzi, salva da un pestaggio Arturo, il giovane rampollo di una famiglia della borghesia industriale. Martin viene quindi accolto nella loro casa e qui incontra Elena (Jessica Cressy), la sorella di Arturo, di cui si innamora. La giovane donna, acculturata al punto da parlare con l'accento francese, rappresenta al contempo l'ossessione sentimentale e quello status sociale al quale il marinaio vorrebbe arrivare. Con grande dedizione, sfidando le proprie origini umili, Martin si dà alla scrittura, ma le conseguenze dell'attività letteraria, paradossalmente, lo metteranno in conflitto con l'amata e la di lei famiglia sul piano ideologico...

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Dopo il successo festivaliero a Torino (La bocca del lupo) e Locarno (Bella e perduta), il regista Pietro Marcello è stato accolto in concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (dove aveva già presentato nel 2007 Il passaggio della linea nella sezione Orizzonti) con il suo lungometraggio più ambizioso, Martin Eden, una libera trasposizione dell'omonimo romanzo di Jack London, la cui ambientazione è stata spostata dalla California al territorio partenopeo di cui è originario il cineasta. Una scelta tutto sommato efficace, non solo per l'universalità dei temi affrontati ma anche per la parziale ispirazione europea del testo originale, dato che il nome del protagonista era l'americanizzazione dello svedese Marten Edin.
E sebbene i due progetti nascano da esigenze artistiche diverse (London sfogò nel romanzo tutte le frustrazioni creative legate al successo di libri come Il richiamo della foresta e Zanna bianca), la rabbia della pagina scritta è ben presente sullo schermo, mettendo in scena con elegante ferocia la disparità sociale e linguistica (Martin e i suoi cari parlano per lo più napoletano) che è al centro della lotta intellettuale portata avanti dal protagonista, con un'analisi potente dell'individualismo. Marcello lo racconta con un tocco globale che al contempo restituisce una ricostruzione magnifica della Napoli di allora, corredata da occasionali spezzoni d'archivio, continuando in modo più sottile la contaminazione tra documentario e finzione che attraversa la sua filmografia.

Un protagonista magnetico

La rabbia di Martin necessita di un interprete capace di dare vita a tutte le sfumature di un uomo passionale, determinato, contraddittorio, carismatico. Marcello lo ha trovato nella forma sempre più malleabile di Luca Marinelli, che accantona la propria romanità e incarna l'anima partenopea del personaggio londoniano riletto dal regista con la giusta miscela di intelligenza, ironia, pathos e ira funesta, regalandoci un antieroe a tutto tondo le cui diverse sfaccettature caratteriali emergono gradualmente e nei punti giusti.

Marinelli domina praticamente ogni inquadratura con il suo fascino ribelle, incarnando preoccupazioni odierne nel contesto di un'era che, per citare il film precedente di Marcello, è bella e perduta. È una performance libera ed energica, così come è libero l'adattamento del romanzo, il cui messaggio centrale rimane intatto grazie a un'interpretazione magnetica e a tratti straziante, che riconferma la grande vitalità del cinema italiano contemporaneo e dei suoi volti più interessanti. Una riconferma che viaggia indietro nel tempo per raccontare problemi ancora molto attuali, urlati con un dolore da cui è impossibile distogliere lo sguardo.

Martin Eden Pietro Marcello porta al cinema il romanzo di Jack London Martin Eden con un tocco classico e al contempo moderno, spostando l'azione in Italia ma conservando l'universalità del messaggio del testo originale. La lotta di classe è raccontata con passione e rabbia, due qualità idealmente incarnate dalla performance magnetica e libera di Luca Marinelli.

8

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