ROMA09

Recensione Marpiccolo

Taranto nella sua veste più violenta

Recensione Marpiccolo
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Nel mare..

Tiziano è un sedicenne tarantino, costretto ad una vita criminosa da una situzione familiare critica che vede un padre disoccupato e vittima viziosa del gioco d'azzardo, una madre disperata ed una sorellina che cerca in ogni modo di tutelare dalle brutture del mondo che li circonda.
Ambizioso e intelligente, il giovane cerca di saltare la gavetta criminale a cui il boss di zona intende sottoporlo e decide imprudentemente di derubarlo per poi fuggire nel nord Italia portando con se l'impreparata madre e la piccola sorellina. Il colpo non va a buon fine e Tiziano, per pareggiare l'affronto, riceve dal boss una terribile delega: uccidere un uomo.
Finisce così in riformatorio dove scopre il valore dei rapporti umani, salvato dalla sua intelligenza e dalle scappatoie che la lettura gli offre, deciso, una volta fuori, a condurre una vita priva del marcio e della sofferenza che hanno da sempre circoscritto la sua intera esistenza.
Innamorato di una sua coetanea, il ragazzo cercherà di ricostruirsi una vita, basandosi sulle fondamenta date dall'istruzione e da una nuova percezione di ciò che gli gravita attorno.

.. c'è una perla

Il marpiccolo è il nome del mare che bagna la cosa tarantina, inquinato e corrotto dall'ingente mole di industrie che ogni giorno ne contaminano le acque in modo devastante. Il marpiccolo è un riflesso biologico del degrado sociale che ogni giorno uccide la città di Taranto e il sud Italia, una mappa di fronte alla qualche nessuno può chiudere gli occhi, un mare che ammala, costringe e deprime.
Tiziano è un ragazzo fin troppo intelligente e pragmatico, sa qual è il modo migliore e veloce per ottenere dei soldi e vuole farlo il prima possibile per poi fuggire portando con se la sua famiglia, l'unica cosa che lo tiene legato alla sua città natale.
Tiziano è la speranza che mantiene viva una città in ginocchio di fronte alla criminalità organizzata, una speranza che non vede via d'uscita all'interno di un simile contesto, che come unica scappatoia non concepisce il cambiamento ma la fuga, lasciando sempre più gli altri annegare nell'inquinato mare della malavita.
Il film, girato con pochissimi mezzi, in ambienti e luci naturali, gode di una naturalezza e di una lucidità che hanno tutto da insegnare alle grandi produzioni italiane ed hollywoodiane, fatte troppo spesso di grandi opportunità e di poche idee. Il personaggio di Tiziano, combattuto tra la facile oppurtunità di guadagni lordi di sangue e la dura vita da lavoratore, avvince ed affeziona lo spettatore come un personaggio ben caratterizzato del grande cinema, riuscendo come in una forma di forte empatia a far comprendere perfettamente ciò che accade dentro e attorno a se stesso.
La recitazione di tutti, e ripetiamo tutti, gli attori è di gran lunga sopra la media di moltissimi film di fascia anche superiore, memorabile la performance di Anna Ferruzzo nel ruolo della madre di Tiziano, impreparate madre di famiglia decisa in ogni modo a difendere i figli dal marcio che ruota attorno a loro.
Piccoli gioielli in pellicola possono quindi nascere ovunque, come perle nere, quando meno uno se lo aspetta.
Il tentativo del regista Alessandro de Robilant di raccontare una Taranto violenta è una sorpresa inaspettata, una sorta di Gomorra tarantina raccontata dai panni di un giovanissimo che sceglie di percorrere le vie della criminalità organizzata cercando di fuggire via alla prima occasione. Un esempio di onesta intellettuale ed artistica da cui molti, grandi ed indipendenti, dovrebbero prendere esempio per dare contenuto al cinema. Una nuova forma di cinema sociale che rivendica il patrocinio di vecchi maestri della settima arte.
In sostanza, Marpiccolo saprà farsi notare, un applauso a de Robilant

Marpiccolo Marpiccolo è un film riflessivo, intelligente e coinvolgente, pieno di ritmo ed emozionante. Saprà conquistare gli spettatori dall'inizio della proiezione fino a molto tempo dopo l'uscita dalle sale. Una piacevole sorpresa, uno specchio sociale fiero di contrapporsi ad un cinema che vuole i giovani spensierati ed indifferenti.

7.5

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