Mara recensione: Olga Kurylenko in un horror fiacco

Un demone che uccide le sue malcapitate vittime durante la paralisi del sonno è al centro del film d'esordio di Clive Tonge.

Mara recensione: Olga Kurylenko in un horror fiacco
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La paralisi del sonno è un disturbo che affligge molti individui nel corso della vita: si calcola che almeno una volta il 40% della popolazione mondiale l'abbia sperimentata sulla propria pelle. Mentre ci si addormenta o poco prima del risveglio, chi ne è afflitto resta completamente immobile per un paio di minuti nonostante la mente sia ormai lucida e sveglia; l'impossibilità di muoversi è spesso accompagnata da allucinazioni che rendono il tutto molto più inquietante e spaventoso del previsto. La sindrome di Brugada è invece una rara patologia cardiaca che comporta in chi ne soffre l'alterazione dell'attività elettrica del cuore che, nel peggiore dei casi, può condurre anche all'infarto. La causa può essere dovuta ad una mutazione genetica, ma scientificamente non si è ancora giunti ad un'origine medica che metta d'accordo tutti.

Queste due piccole premesse sono necessarie giacché il film di cui stiamo per parlare utilizza proprio questi elementi per innescare dinamiche horror di stampo moderno. D'altronde si sa, la fase onirica - saga di Nightmare docet - ha sempre influenzato il genere e Mara cerca di sfruttare ulteriormente il tema per inserirsi nell'affollato panorama contemporaneo. Questa pellicola andrà in onda l'8 maggio alle 21:20 su Rai 4, ma se siete alla ricerca di un buon horror, potete spulciare anche tra i i 10 migliori horror originali Netflix.

Mara: un sonno senza fine

Kate Fuller è una psicologa criminale che ha deciso di dedicarsi al suo lavoro dopo un tragico evento relativo alla scomparsa della madre, accaduto quando era soltanto una bambina. E non è un caso che prenda particolarmente a cuore il caso della piccola Sophie, il cui padre è stato apparentemente ucciso dalla moglie in un attacco d'ira. Il cadavere è ridotto in uno stato pietoso, come se vittima di una furia disumana, e questo spinge gli inquirenti a ritenere che la presunta assassina sia andata completamente fuori di testa e a rinchiuderla momentaneamente in un istituto psichiatrico. Ma la sospettata nega di essere lei l'esecutrice e che a compiere l'orribile mattanza sia stata in realtà Mara, un demone del sonno.

Da quel momento anche Kate comincia a essere vittima di allucinazioni poco prima del risveglio e, dopo aver contribuito al ritrovamento di un altro corpo senza vita collegando alcuni indizi relativi al caso, decide di frequentare un gruppo di ritrovo per persone che soffrono di disturbi del sonno. Tra di loro vi è Dougie, un reduce di guerra che sostiene che Mara sia pronta ad ucciderli tutti uno dopo l'altro...

Difficile rimanere svegli

Che dormire troppo faccia male al benessere fisico e mentale è un dato di fatto, ma quanto accade agli sfortunati protagonisti di Mara va ben oltre il preventivato. Ci troviamo infatti di fronte ad un horror relativamente classico nella moderna concezione del genere, dal post Ringu / The Ring in poi, con tanto di indagini che svelano progressivamente la presunta nascita dell'entità soprannaturale qui posta come villain.

Fin da subito si intuisce come il paranormale sia la sola via percorribile intrapresa dalla sceneggiatura e si respira un certo affaticamento narrativo nella riproposizione dei canonici topoi, con tanto di spiegazioni più o meno plausibili che cercano di dare una sorta di motivazione alla furia cieca del demone che dà il titolo all'operazione. Il risultato appare però fin troppo fiacco per suscitare un reale coinvolgimento da parte del pubblico e ben presto alla curiosità si sostituisce la noia: non è un caso che lo stesso epilogo, con scontato colpo di scena finale, cerchi la sorpresa ma finisca per risultare anch'esso già visto.

Rimangono soltanto una manciata di sequenze discretamente spaventevoli, con un paio di jump-scare discreti e la buona caratterizzazione dell'oscura presenza, cui presta il fisico - in carne e ossa e non CG - lo "specialista" Javier Botet, attore spagnolo che ha già dato vita tra gli altri alle creature del franchise di Rec e di Slender Man (recuperate qui la nostra recensione di Slender Man). Meno convincente Olga Kurylenko nei panni di una protagonista caratterizzata al minino sindacale, che si muove su step prestabiliti e segue un percorso privo di eccessivi scossoni, background ovviamente incluso. Tanto che nel corso dell'ora e mezzo di visione il rischio più paradossale per lo spettatore è proprio quello di addormentarsi...

Mara Una confezione appena discreta per un horror uguale a tanti altri, dove la paralisi del sonno viene sfruttata senza troppa inventiva per dar vita ad un demone dalle sembianze femminili che colpisce le sue vittime proprio quando dormono. Restare svegli rimane così il solo modo possibile per scampare alla sua furia cieca ma, come ci insegnano da tempo il cinema e la letteratura di genere, l'insonnia estrema conduce ad altri e ulteriori pericoli. Mara si diluisce in una riproposizione fiacca di stereotipi, con personaggi poco ispirati e una regia scolastica che si trascinano per novanta minuti privi di sorprese e scossoni, con soltanto una manciata di decenti jump-scare a risvegliare dal torpore altrimenti imperante.

5

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