Recensione Mange tes morts

Dalla Francia un'opera potente che viaggia attraverso la lucida fotografia di una marginalità sociale che mangia sé stessa

recensione Mange tes morts
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Nella baraccopoli di una comunità semi-nomade (gli Jenisch), il diciottenne Jason Dorkel attende il ritorno del fratello e anche di ricevere il suo battesimo, volontà della madre di tendere a una cristianizzazione evangelica che possa in qualche modo purificare, lavare via i peccati connessi a un passato macchiato di sangue. Ma dopo quindici anni di reclusione sta per tornare in libertà il fratellastro maggiore Fred, finito in carcere proprio per quel trascorso criminale irrisolto e tanto temuto dalla madre. Quel ritorno alla vita libera segnato da una luce abbacinante, da un irruento ingresso di sgommate e di palese ostilità della comunità anziana restia a (ri)accogliere al suo interno l'elemento umano destabilizzante, segnerà un bivio, un punto di svolta nell'esistenza del giovane Jason, spronato da un lato dalla madre a seguire una presunta ‘retta via' e dall'altro fortemente ispirato dalla condotta di quel fratello maggiore che si è sporcato le mani al fine di sostenere il proprio nucleo famigliare, sempre più insufficiente a sé stesso - dalla morte del capofamiglia in poi. Tra il bianco dei vestiti che la madre vuole preservare per il battesimo di Jason e il nero della BMW Alpina omaggiata dal fratello ‘di mezzo' all'ex galeotto e che diventerà subito protagonista di un'avventura notturna per i quattro ragazzi (Jason, Fred, l'altro fratello Mickaël e il cugino Moïse) e dagli esiti imprevisti, passa tutta la distanza tra la voglia di emanciparsi dalla propria condizione ai margini e la difficoltà (più di frequente impossibilità) di farlo, in un circolo vizioso che si alimenta del suo stesso passato e in qualche modo anche dei suoi morti (Mange tes morts).

“È una bella giornata per morire...”

Opera seconda del francese Jean-Charles Hue, Mange tes morts mischia elementi del road movie, del thriller e del dramma criminale in un film intenso che vive nella lucida fotografia di un mondo delinquenziale originato dalla necessità di sopravvivere. Transitato per la Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2014 e presentato in concorso al Torino Film Festival 32, l'intento narrativo di Mange tes morts è tutto esplicitato in quel Mangia i tuoi morti del titolo, soggetto che allude a una sorta di ideologico cannibalismo umano indotto da una criminalità di sussistenza che corre veloce senza mai guardarsi indietro, e che trova naturalmente i propri adepti in legami di sangue che diventano punti di riferimento e catenacci comportamentali dai quali risulta poi impossibile sganciarsi. Riadattando a un contesto di nomadismo che inquadra l'esistenza umana in una forma ancora più disordinata, rarefatta (campi nomadi desolati e sporchi confinati all'esterno della vita e in un non-luogo societario) il regno animale (Animal Kingdom) dell'australiano Michod, il francese Jean-Charles Hue realizza un film similmente crudo e cruento che muta la protezione tipica del nido famigliare in un istinto animale di caccia e sopravvivenza. Dal primo piano di una bistecca al sangue rigirata sulla griglia, passando per il fondo stradale polveroso sul quale lanciarsi per affrontare o forse sfidare il destino al gioco della vita e della morte, fino all'immagine simbolica di una gran quantità occhi vitrei fracassati in terra, transita il fil rouge visivo con il quale Hue costruisce il palco emotivo di una marginalità umana che nutre e mangia sé stessa, noncurante del proprio destino e con la consapevolezza del paradosso secondo cui - in extremis - ogni giorno può essere "una bella giornata per morire". Mange tes morts segue dunque la traiettoria di una folle corsa in macchina notturna attraverso mondi dimenticati da Dio per costruire il lucido bilancio esistenziale di una vita oltre le regole, i confini, rischiarata dall'immagine di un improvvisato battesimo e di un tendone adibito a festa che appaiono tanto tristi quanto irreali. È la fioca luce della speranza che lotta contro uno stato di tenebra tentacolare. Un racconto che Jean-Charles Hue riduce all'essenza, allo stato osseo di quattro giovani uomini uniti da un legame di sangue che diventa, veloce e inconsapevole, anche legame di irrinunciabile criminalità.

Mange tes morts Dalla Francia e in concorso al TFF 32 arriva Mange tes morts, che fotografa con estrema lucidità e crudezza narrativa un dramma criminale ambientato all’interno di una comunità nomade dominata dalla legge della sopravvivenza. Un Animal Kingdom d’atmosfera francese che rimette al centro della vita un istinto animale primordiale, per un’opera seconda (seguito ideale del lavoro precedente La BM du Seigneur) egregiamente costruita dal regista Jean-Charles Hue attorno a un realismo espressivo che si nutre di una regia incalzante e della straordinaria presenza scenica del coro di protagonisti.

8

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