Malignant, recensione: al cinema la nuova follia horror di James Wan

Il regista di The Conjuring e Aquaman tira fuori dal cilindro un titolo di genere ipertrofico, divertito e dal concept assurdo e intrigante.

Malignant, recensione: al cinema la nuova follia horror di James Wan
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Quest'anno Warner Bros. sembra aver dato completa carta bianca ai suoi James di punta. Ne abbiamo avuto un assaggio con il fenomenale The Suicide Squad di James Gunn, sostanziale acme artistico dell'autore di Guardiani della Galassia e Super, e a distanza di nemmeno un mese ecco arrivare in sala questo interessante Malignant di James Wan, regista che collabora ormai proficuamente e da anni con lo studio. Per dirigere il film, Wan ha rinunciato alla curatela del terzo capitolo di The Conjuring, convincendo Warner a dargli il tempo necessario a ultimare il progetto prima di mettersi alacremente al lavoro sull'attesissimo Aquaman: The Lost Kingdom.

Un titolo di mezzo a cui teneva particolarmente, questo Malignant, nato da un concept estremo e davvero intrigante che affonda le sue radici nella medicina e anche in una particolare leggenda urbana ideata dal poeta Charles Lotin Hildreth, il tutto interamente strutturato a posteriori per essere unico e originale sul grande schermo.
La storia è poi molto semplice. Dopo aver perso per la terza volta il suo bambino per un aborto spontaneo, Madison (Annabelle Wallis) comincia ad avere delle strane e inquietanti visioni di un presenza oscura chiamata Gabriel e dei suoi efferati omicidi. Quando si rende conto che quelle visioni potrebbero essere realtà, così come gli omicidi, Madison comincia a domandarsi se Gabriel sia solo nella sua testa o possa essere anche lui spaventosamente reale.

James Wan a ruota libera

Malignant è davvero una creatura strana, sicuramente la più strana, fuori dai canoni, stralunata e assurda mai ideata dall'autore di Saw - L'Enigmista. Per sua stessa ammissione, il film nasce sia da un concept sorprendente e sviluppato seguendo un'attenta ricerca, sia da un fatto personale che il regista "sentiva l'esigenza di estirpare dalla sua mente", persino da esorcizzare, trovando proprio nella macchina cinematografica il modo di battere (o combattere) uno dei più grandi orrori dei nostri tempi.

Guardandolo da vicino, si rimane allora sorpresi e persino intontiti dalla quantità d'esagerazione messa in campo da Wan, dall'incontenibile mix di generi che spazia dal body horror all'azione sfrenata, dalla detective story al dramma familiare. Malignant è un capiente e divertito contenitore del giocoso estro inventivo dell'autore, qui più libero che mai, anzi impavido e spesso persino naif nel non sapersi regolare, così ipertrofico da risultare addirittura sfrontato, senza inibizione, solo desideroso di esplodere in tutta la sua follia che va ben oltre (ma molto oltre) il semplice orrore psicologico. Il film vuole sorprendere nella sua stranezza e regalare agli appassionati una nuova esperienza, una visione dell'horror mainstream in grado di rompere le barriere produttive innalzate negli ultimi periodi e tornare con prepotenza a un'anima da serie B sfruttando comunque un'estetica da serie A, come d'altronde l'autore. A James Wan non importa contenersi e infatti Malignant è la diretta traslazione esasperata della sua irrefrenabile passione per il cinema.

Sembra anzi che al momento - forse insieme a Saw - il titolo in questione sia a tutti gli effetti il più libero e autoriale del regista, che ha voluto sia riversare nel progetto il suo sfegatato amore per l'orrore (jump scare, gore, psicologico, body) quanto la sua competenza nelle sequenze d'azione.

A una sapiente gestione degli spazi, delle luci (la migliore fotografia di Michael Burgess) e dei vuoti, dunque, Wan aggiunge lunghi inseguimenti - pure verticali -, sparatorie, corpo a corpo fluidi e diretti con una competenza esaustiva e puntuale, il tutto per dare grande respiro al film e permettergli di dilatarsi fino all'atto finale dove tutto diventa chiaro, forse aprendo persino all'inizio di un nuovo franchise.

Quel che è certo è che Malignant non è il film che ci si aspetta e l'uscita dalla sala è più garantita tra risate attonite, soddisfatte o divertite, che tra inquietudine e angoscia.

Strano a dirsi, lo capiamo, ma è lo stesso film a instradare il pubblico verso un simile percorso mentale, perché incapace di essere una sola cosa e invece desideroso di essere altro, qualcosa che resti in qualsivoglia declinazione possibile, definito pure ridicolo, bizzarro, inatteso, straniante. Un titolo da ingurgitare velocemente, con fame vorace, ma di lunga e complessa digestione, forse addirittura intollerante per qualcuno. Ma è proprio questa sua tendenza all'indigesto e al sapido cinematografico a renderlo appetitoso e dal gusto vivace e marcato. Tutto dipende dal vostro stomaco e dalla vostra pazienza, ma vi assicuriamo che il piatto servito da James Wan è junk food di altissima qualità.

Malignant Malignant di James Wan è l'horror che non ci si aspetta. Distante dai suoi precedenti lavori in The Conjuring e Insidous, il film con Annabelle Wallis è in realtà un mix di generi disfunzionale che “sa fare il giro” e divenire intrigante, solido e persino divertente, tra tanta e insospettabile azione, la solita gestione lucida e puntuale degli spazi, delle luci e dei vuoti, e una storia impalcata su di un concept assurdo e a suo modo brillante nato da una ricerca medica e da una delle leggende urbane più famose di sempre. Tra body horror e film d'azione, detective story e dramma psicologico, Malignant è con tutta probabilità il film più libero, straniante, persino ridicolo ma perfettamente autoriale di James Wan, che con questo titolo regala agli appassionati del genere e ai suoi fan del junk food cinematografico di grande qualità, dall'anima volutamente di serie B e dall'estetica di serie A. Una stramberia che non dimenticherete facilmente.

7

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