Recensione Malavoglia

Pasquale Scimeca racconta i Malavoglia del terzo millennio

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Il siciliano Pasquale Scimeca trasla con occhio contemporaneo il celebre romanzo di Giovanni Verga, già proposto al cinema - nel 1948 - nella libera trasposizione d'impianto neorealista de La terra trema di Luchino Visconti. Avvezzo a muoversi tra le macerie umane del verismo verghiano (è sua l'opera Rosso Malpelo tratta dall'omonima novella), Scimeca sceglie la chiave di lettura moderna per riproporre, a oggi, la drammatica staticità di certe derive sociali che nel passare dei secoli restano ferme ai margini, forti solo della speranza di risalire a galla e poi immancabilmente risucchiate a fondo da una nuova ondata. Il mare, nel suo dare e togliere la vita a suo piacimento, longa manus di un fato funesto che sempre incombe sui più deboli, resta l'unico reale protagonista di una storia che col passare degli anni non fa che accrescere l'ampio respiro della sua moderna matrice sociale, come è dimostrato dall'originale lavoro di ‘rilettura' di Scimeca.

In mano alla ‘Provvidenza’

Nella cornice di un piccolo paesino siciliano di pietra e mare (l'azione si sposta dalla catanese Acitrezza al siracusano Portopalo) si consuma la storia della famiglia Malavoglia, da sempre pescatori, strettamente legata a quella della loro umile ma accogliente casa (La casa del Nespolo) e della loro barca Provvidenza: le uniche due cose su cui possono contare per andare avanti. A comporre la famiglia dei Malavoglia ci sono il nonno Padron ‘Ntoni, suo figlio Bastianazzo con la moglie Maruzza, e i loro figli ‘Ntoni, Mena, Alessi e Lia. Il giovane ‘Ntoni parte per Milano con in tasca il sogno di fare fortuna, ma poco tempo dopo il ragazzo è costretto a tornare in Sicilia: il mare ha distrutto la Provvidenza e si è portato via il padre Bastianazzo. È l'inizio di un processo di deriva famigliare che comunque non impedirà a ‘Ntoni, il ribelle, di coltivare il suo sogno musicale assieme a Uzzy, sua coetanea e proprietaria di un bar di paese. Anche se la buona sorte non è dalla loro parte e i Malavoglia rischiano di perdere anche la casa, ‘Ntoni riuscirà infine a unire la saggezza popolare del nonno e la sua creativa vena musicale per rimettere insieme i pezzi della sua famiglia.

I vinti (qualche volta) vincono

Ribellioni, dolore e speranze sono la materia prima dei Malavoglia, originalmente adattata a un contesto moderno (un anno qualsiasi agli albori del terzo millennio) in cui convivono gli sbarchi clandestini, le storie di spaccio, gli amori e i sogni adolescenziali. Sceglie di cavalcare l'onda verista Scimeca affidando ad attori perlopiù non professionisti (tra cui anche l'Antonio Ciurca già protagonista di Rosso Malpelo) il compito di elaborare le sofferenze di una famiglia con pochi mezzi e molte speranze che attraversa come un barca in tempesta i cavalloni della vita tra gioie, dolori, morti e rinascite, rifugiandosi a più riprese - e come spesso accade - nella pazzia, nelle passioni, nell'amore. E quel sogno infranto di andare lontano, diventare altro, della poetica verista, è qui riabilitato dall'umana perseveranza nella ricerca del lieto fine. Se Visconti sceglieva di soffermarsi sui legami famigliari, il mare e la pesca, Scimeca preferisce tenere questi elementi sullo sfondo per concentrarsi invece sui volti (lucidi o smarriti) dei suoi protagonisti, sulla tensione drammatica che si sprigiona dagli occhi persi della mamma o da quelli sofferenti del nonno, testimone di un mondo in trasformazione. E ancora il verismo si estrinseca attraverso la scelta di utilizzare il dialetto e di affidare alle immagini la profondità di una disperazione silente (la famiglia che volge lo sguardo al mare per accordare l'ultimo saluto al padre Bastianazzo, o la tavola che si svuota a poco a poco rimanendo deserta), cui si sovrappongono le musiche della speranza, in un incontro tra vecchio e nuovo (i proverbi del nonno e le basi techno del nipote) che diventerà la chiave di volta per un nuovo futuro. Dunque se nel discorso globale Scimeca elabora molte variazioni sul tema Malavoglia (non tutte sempre funzionali all'impianto filmico) è pur vero che dall'autenticità emozionale dei suoi protagonisti riemerge inalterato un po' di quel pathos umano che fa da collante nel romanzo di Verga, già sapientemente rielaborato nei piano sequenza in bianco e nero di Visconti. Una buona prova tutto considerato. Sia chiaro, non si tratta di Visconti, né tantomeno di Giovanni Verga...

Malavoglia Per la seconda volta - dopo Rosso Malpelo - Pasquale Scimeca si accosta alla poetica verghiana proponendo un adattamento ‘moderno’ (intriso di valori antichi) del celebre romanzo I Malavoglia. Distante nel tempo e nel contesto, la nuova famiglia Malavoglia riporta a galla molte delle frustrazioni, dei dolori e delle pene in cui navigavano i Malavoglia di Verga. Si sposta invece il nucleo del racconto, più incentrato sulle profondità emozionali dei protagonisti e sulla loro capacità di resistere alle mareggiate della vita, così come mutano i toni dell’epilogo che, scavalcando il romanzo, strappano i Malavoglia al ciclo dei vinti e si tingono di nuove speranze. A fronte di qualche ingenuità il film desta attenzione soprattutto per l’originale prova attoriale e autoriale.

6.5

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