Madres Paralelas, la recensione: madri e segreti nel film di Almodòvar

Il regista di Dolor Y Gloria apre il Festival di Venezia 2021 con un dramma venato di thriller e di erotico, formalmente composto ed elegante.

Madres Paralelas, la recensione: madri e segreti nel film di Almodòvar
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Si è finalmente alzato il sipario sulla 78° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, edizione sulla carta portentosa che ha visto come titolo d'apertura il nuovo film di Pedro Almodòvar, Madres Paralelas, opera dedicata al ruolo della madre declinato in sfumature diverse. A due anni dal suo meraviglioso Dolor Y Gloria con Antonio Banderas, il maestro spagnolo prosegue anima e corpo nel suo percorso autoriale virato al dramma praticamente a tutto tondo, questa volta meno personale e senza guardarsi troppo dentro per descriversi poi fuori, sul grande schermo. La tela è sempre quella del cinema, ovviamente, ma il dipinto cambia ed è dedicato alla storia di Janis (Penelope Cruz), fotografa professionista madrilena che dopo aver conosciuto l'antropologo Arturo (Israel Elejalde) resta accidentalmente ma felicemente incinta, scegliendo di tenere il bambino da sola.

In ospedale incontra la sua compagna di stanza, Ana (Milena Smit), ventenne invece molto spaventata dall'idea di diventare madre. Le due instaurano un rapporto di estrema fiducia e aiuto reciproco con le rispettive figlie, essendo entrambe mamme single, ma è quando Janis scopre una terribile verità che tutto si fa più complesso e difficile per lei, mentre Ana diviene una presenza sempre più costante della sua vita.

Pedro Almodòvar e il cinema "materno"

La filmografia di Almodòvar vive da sempre di uno sguardo introspettivo, di una prospettiva personale su di una realtà filtrata più o meno direttamente dall'autore de La mala educaciòn e Volver, ma Madres Paralelas è un po' diverso.

Fa comunque parte del cinema almodòvariano che risente e ripropone tematiche care all'autore, dall'ambiguità sessuale al rapporto fra donne, senza dimenticare il ruolo genitoriale descritto nel titolo, ma risulta comunque meno "erotico" dei suoi precedenti lavori, drammatico ma sfilacciato, ambiguo me nemmeno così tanto. Vive soprattutto di un parallelismo molto sentito da Almodòvar tra i segreti taciuti di una madre e quelli sotterrati dalla Madre Patria, la Spagna, addentrandosi per questo in un'analogia cinematografica che ha sì, senso di esistere, ma non di spezzare così drasticamente il senso del racconto come fosse una scissione cellulare completa. Pur con cognizione, infatti, il tema dei Desaparecidos e della guerra è affrontato con un distacco narrativo tale dal resto della storia di Janis e Ana da non risultare bene integrato nelle intenzioni cinematografiche di Almodòvar, che sembra un po' perdersi e allontanarsi, appunto, dalla sua firma autoriale.

La Madre Patria imperfetta criticata sostanzialmente in nome della memoria storica è paragonata in secondo piano con il corpus principale di Madres Paralelas, che sono appunto le madri imperfette ("molto più moderne, non imbattibili e ingegnose come quelle del passato", ha detto il regista in conferenza stampa) interpretate da una straordinaria Penelope Cruz - attrice feticcia dell'autore - e dalla semi-sconosciuta Milena Smit, dal volto giovane e luminoso.

Le due danno prova di grande alchimia su schermo, creando un rapporto quasi platonico e ideale tra donne in un titolo profondamente femminista ma mai compiaciuto, che mette in risalto su tutto e prima di tutto il valore della maternità umana, prerogativa prettamente femminile che persino nella società odierna così veloce e spersonalizzante riesce a non sopperire totalmente alle responsabilità dettate dal ruolo, pure se in modo difettoso.

Almodòvar accarezza le sue donne con mano delicata anche quando sceglie di raccontarle più fragili e manchevoli e meno imperturbabili del solito, perché la donna è comunque musa e vita.

Bisogna poi aggiungere, in conclusione, l'eleganza inappuntabile della regia e della visione cinematografica dell'autore, aiutato anche dalla solita fotografia pastello e ormai iconica di José Luis Alcaine, che proprio come in Dolor Y Gloria dà voce artistica completa alle intenzioni di Almodòvar, creando splendidi contrasti e immagini davvero potenti. Formalmente, infatti, Madres Paralelas è un titolo invidiabile, che sa cosa fare, come farlo e quando. Non fosse stato per un'incertezza "analogica" in fase di scrittura, per alcune venature thriller non sempre funzionali e per un'eccessiva dilatazione dei tempi del racconto, il film avrebbe seguito direttamente il suo predecessore nell'Olimpo del miglior cinema almodòvariano, invece deve "accontentarsi" di essere un buon prodotto realizzato con grande impegno, che potrebbe regalare alla Cruz la sua prima Coppa Volpi.

Madres Paralelas Dopo il sontuoso auto-ritratto romanzato regalatoci con il bellissimo Dolor Y Gloria, Pedro Almodòvar chiama nuovamente la sua musa Penelope Cruz a ricoprire ancora una volta il ruolo della madre in questa sua nuova opera, Madres Paralelas, adesso chiedendole di essere imperfetta e ambigua, davvero incredibile nella parte. Il film non lo è invece come la sua protagonista, o almeno non contenutisticamente, specie nella sceneggiatura, che risulta troppo dilatata e narrativamente sfilacciata su di un'analogia importante, un parallelismo con la Madre Patria spagnola e la memoria storica del Paese. Formalmente colpisce comunque, sia grazie alla visione dell'autore che alla fotografia pastello e iconica di José Luis Alcaine. Un buon film che sa restare senza essere eccellente.

7

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