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Lulli Recensione: un film Netflix davvero troppo scontato

La pellicola, diretta da César Rodrigues con una sceneggiatura di Renato Fagundes e Thalita Rebouças, non brilla nel Netflix.

Lulli Recensione: un film Netflix davvero troppo scontato
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Lulli è la nuova commedia romantica di Netflix diretta da César Rodrigues (Amor e Intrigas, Planeta B) e scritta da Renato Fagundes (Under pressure - pronto soccorso, Magnífica 70) e Thalita Rebouças (Confessioni di una ragazza invisibile, Doppio papà) che ha portato sulla piattaforma streaming americana una peculiare storia che mette insieme la razionalità e la fantascienza. La protagonista, Lulli (interpretata da Larissa Manoela), una giovane talentuosa che sta facendo il tirocinio per diventare medico, è vittima di un incidente in ospedale che insolitamente le scatena una reazione particolare: da quel momento in poi può sentire i pensieri degli altri.

Un pretesto simpatico che tratteggia una storia fin troppo banale, anche se foriera di qualche momento comico riuscito. Anche lo stesso elemento soprannaturale, fonte di alcune gag e situazioni al limite del paradosso, non è sempre utilizzato al meglio e poteva essere sfruttato in modo più intelligente e funzionale alla narrazione. Alla fine, come succede spesso in questi casi, il "superpotere" di Lulli crea l'occasione per lo sviluppo di tematiche importanti e significative, che però passano in secondo piano quando l'elemento comedy prende troppo il sopravvento su tutto, generando scambi di battute imbarazzanti e un po' forzati. Il lungometraggio, di lingua portoghese (a tal proposito vi invitiamo a dare un'occhiata anche alla recensione di 7 Prisoners), è disponibile sul catalogo della casa di Reed Hastings. Non perdetevi, inoltre, i film Netflix di febbraio 2022.

Lulli: come imparare dai propri errori

All'inizio della storia, Lulli è un personaggio non particolarmente simpatico: è egoista fino al midollo, non è per nulla empatica e agisce sempre di testa propria, in modo istintivo, alcune volte senza consultarsi con i suoi amici e superiori.

È proprio l'evento centrale del titolo, ovvero l'incidente elettrico in ospedale, che le permette di cambiare a poco a poco. Leggere la mente degli altri, infatti, le consente di entrare maggiormente in connessione con le persone che la circondano e ciò, per un medico, è realmente importante. La sceneggiatura si configura come una classica commedia romantica che si regge su triangoli amorosi, relazioni instabili e una crescita dei personaggi marcata, che si realizza tramite lo scontro-incontro con gli altri. A livello tematico il copione fa emergere in modo chiaro quanto sia importante la solidarietà e il dialogo continuo, a scapito di un egoismo imperante. Un messaggio sicuramente intenso e attuale, ma che purtroppo si perde più volte all'interno della trama, a causa di momenti che vanificano, con fin troppa comicità, il contenuto più serio e didattico. Se è vero che siamo in presenza di una commedia romantica è altrettanto vero che la morale che passa, soprattutto in virtù di un finale così limpido e privo di altre interpretazioni, è vittima di più passaggi che la oscurano o banalizzano. Oltretutto, anche gli stessi dialoghi tra i personaggi, se sono divertenti in determinati momenti, in altri casi sono così tanto stereotipati e scontati da risultare fastidiosi e per nulla comici.

Al netto di tutto questo, la protagonista - come anche i comprimari come Diego (Vinícius Redd), Elena (Yara Charry), Vanessa (Amanda de Godoi), Julio (Sergio Malheiros) e gli altri - hanno una buona evoluzione all'interno della trama, con un arco narrativo in perfetta trasformazione. Nonostante si muovano lungo un canovaccio molto semplice e telefonato, le figure presenti incarnano bene l'anima più riflessiva e al tempo stesso irriverente di Luli.

Un buonismo così evidente da diventare forzato

Al contrario della sceneggiatura, che presenta qualche ingenuità di troppo, la regia di Lulli, seppur molto accademica, ha il pregio di essere realmente leggera, semplice ed essenziale. César Rodrigues non ha pretese chissà quanto magniloquenti e questa scelta gli garantisce un risultato qualitativamente adeguato al tipo di storia che va a raccontare, senza nessun orpello o dettaglio ambizioso.

Una commedia romantica che anche se è priva di soluzioni mai viste prima o di rielaborazioni registiche, impara dalla tradizione, portando l'ennesimo prodotto confezionato, ma almeno stilisticamente sufficiente, anche nell'utilizzo di una fotografia brillante e un montaggio lineare e diretto. Passando agli interpreti del lungometraggio, in generale tutto il cast artistico cerca di caratterizzare al meglio personaggi già di per sé scritti piuttosto bene e non riesce sempre efficacemente a tratteggiarli in maniera consona.

Se qualche comprimario, a causa di qualche interpretazione non proprio memorabile, finisce maggiormente in secondo piano, la protagonista risulta fin troppo irritante anche dopo il suo cambiamento: una maggiore leva sulla sua trasformazione caratteriale segnalata in sede interpretativa avrebbe decisamente giovato.

Un altro piccolo problema che si evidenzia nel corso di Lulli è che è tutto così eccessivamente patinato da essere forzato in maniera eccessiva: anche la stessa rappresentazione dell'ospedale, per quanto ovviamente faccia parte di una lettura edulcorata di una commedia romantica, è finta e falsamente buonista. Anche se il focus della pellicola è un altro e si traduce in un elogio sincero all'importanza dell'ascolto e della comunicazione, anche il contesto deve fare la differenza e ci sono dei limiti che forse non andrebbero varcati, per rendere tutta la vicenda più verosimile e più vicina a noi.

Lulli Lulli è il classico titolo Netflix che purtroppo finisce nel dimenticatoio. Nonostante i personaggi del lungometraggio siano piuttosto centrati, a mancare è uno sviluppo ragionato della tematica principale del film che vuole essere seria e didattica, ma viene soffocata da una banalità troppo diffusa e un'irriverenza che non è sempre efficace. Se poi la regia funziona nella sua semplicità e linearità di fondo, il copione è troppo inconsistente, tra qualche momento riuscito e molti troppo scontati e banali. Il messaggio centrale della pellicola, inoltre, risulta eccessivamente forzato e poco verosimile.

4.5

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