Recensione Lucy

Luc Besson e i misteri della mente umana nel suo nuovo thriller fantascientifico con Scarlett Johansson

recensione Lucy
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Francese, classe 1959 regista, sceneggiatore, scrittore e produttore, non azzecca un film da Il Quinto Elemento. Con questi pochi, concisi, un po' polemici dati possiamo riassumere la carriera di Luc Besson, autore di due dei più belli e interessanti thriller d'azione europei, Nikita nel 1990 e Léon nel 1994 oltre all'ottimo affresco fantascientifico che vedeva protagonisti Bruce Willis e Milla Jovovich citato a inizio pezzo. Peccato che dopo questi film l'autore francese non sia riuscito più a colpire il pubblico internazionale con pellicole capaci di soddisfare le aspettative che si venivano a creare. Fortunatamente la sua lungimiranza produttiva gli ha permesso di portare sul grande schermo serie di successo, come la vendicativa Taken con Liam Neeson o l'azione fine a sé stessa di Transporter con Jason Statham; ci ha fatto sfrecciare per le strade di Parigi con Taxxi e scalarne gli edifici con il parkour degli Yamakasi. Insomma, Besson ha alle spalle un carriera di tutto rispetto, eppure i suoi ultimi film proprio non riescono a convincere. La stessa sorte è toccata all'azione (quasi) supereroistica di Lucy (da noi visionato in anteprima all'edizione 2014 del Festival di Locarno) che nelle intenzioni vuole esplorare i confini della mente umana... ma finisce solo per testare i limiti della sopportazione dello spettatore.

Dal 18% al 100%

“Se gli esseri umani utilizzassero la propria mente al 100% sarebbero capaci di miracoli al di là di ogni immaginazione”. Questo è l'assunto (scientificamente falso ma comune a molte opere di fiction) di partenza del film di Besson. La giovane Lucy (una sempre bella e brava Scarlett Johansson che riesce ad alternare una scatenata emotività ad una glaciale indifferenza) viene incastrata da alcuni malviventi e obbligata a consegnare una valigetta al misterioso Mr. Jang (il coreano Choi Min-sik che tutti conosciamo per il suo ruolo in Old Boy, capace di donare una spietata follia al suo personaggio). La merce da contrabbandare è una nuova droga sperimentale, che la giovane donna viene obbligata a trasportare nascondendola all'interno del proprio stomaco. Alla rottura del sacchetto che porta dentro di sé, la giovane inizia ad assorbire la sostanza, aumentando a dismisura le proprie capacità fisiche e mentali ma risultando sempre più distaccata dalla propria umanità. Cercherà dunque l'aiuto del professor Norman (Morgan Freeman), esperto di evoluzione, e del poliziotto francese Del Rio (Amr Waked) per riuscire a sfuggire alla spietata caccia di Jang... e prendersi la sua vendetta.

Lei ha il potere

I supereroi hanno invaso i nostri schermi da diversi anni ed ecco che anche l'Europa comincia a confrontarsi sempre di più con questo genere (dall'animazione di The Prodiges di Antoine Charreyron fino al prossimo film di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile). Anche Luc Besson, da capace produttore, decide di cimentarsi con personaggi dotati di superpoteri, con la storia di una riluttante eroina che porterà l'evoluzione umana al gradino successivo. Tra fantascienza, droghe sperimentali, sparatorie e inseguimenti, Lucy non riesce però a decollare. Anzi, decolla fin troppo presto, non riuscendo però a mantenere un ritmo incalzante per tutta la sua durata e arrivando anche ad annoiare in alcuni momenti più didascalici (le lezioni di Morgan Freeman, oramai relegato nel ruolo di divulgatore scientifico piuttosto che di attore vero e proprio, tentano di spiegare una teoria che fa acqua da tutte le parti e che non convince mai appieno). Il didascalismo diventa poi insopportabile in diverse sequenze, con delle scelte di montaggio estremamente discutibili. Si veda per esempio la scena iniziale, nella quale Lucy viene messa alle strette dagli uomini di Jang alternata alle immagini di un ghepardo che caccia una gazzella (va bene se lo faceva Dziga Vertov negli anni Venti, ma adesso lo spettatore medio è abbastanza smaliziato da capire quello che accade sullo schermo senza trovate simili). Non pago di ciò, Besson si perde nella scrittura del film con delle ellissi (per non chiamarli buchi di sceneggiatura) che saltano da una scena all'altra senza alcuna spiegazione, oltre che ad una seconda parte che ricorda molto da vicino il recente Transcendence di Wally Pfister. Insomma, ci troviamo di fronte ad un guazzabuglio di elementi che difficilmente riuscirà a convincere lo spettatore più attento.

Lucy Luc Besson ritorna al genere d'azione con una personale visione del concetto di superpotere. Nonostante una regia sempre attenta e le scene d'azione ben capaci di intrattenere (i fan del regista troveranno anche forti echi di Léon nella sparatoria finale) Lucy non convince proprio su uno degli usuali cavalli di battaglia del regista: il fronte narrativo. L'ago della bilancia della carriera del regista francese, se dobbiamo pensare solo alla qualità, pende difatti molto di più dal lato della scrittura, viste le oltre quaranta sceneggiature da lui scritte contro i "soli" quindici film diretti. Ma tra buchi narrativi più o meno grandi, personaggi tagliati con l'accetta (l'unica ad avere un minimo di profondità è la protagonista, ma giusto in una singola scena) e un finale che lascia alquanto perplessi, Lucy non riesce a soddisfare le aspettative, entrando nella sempre più cospicua lista delle pellicole relativamente “sbagliate” dal regista francese.

5.5

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