Recensione Lost in Space - Perduti nello spazio

L'avventura sci-fi di Stephen Hopkins basata sulla serie tv cult degli anni '60

recensione Lost in Space - Perduti nello spazio
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Nel 1965, un anno prima della comparsa della prima, storica, serie di Star Trek, la fantascienza televisiva aveva già trovato una saga di culto. Lost in space andò in onda per tre stagioni, per un totale di 83 episodi, e generò un buon numero di appassionati che portarono la serie ad un immediato successo. Era perciò atteso al varco con una certa trepidazione, mista a paura, Lost in space - Perduti nello spazio, adattamento realizzato nel 1998 da un regista  incostante come Stephen Hopkins (Blown away, Spiriti nelle tenebre) e basato su una sceneggiatura molto "libera" rispetto alle basi di partenza curata da Akiva Goldsman (Batman e Robin, Il codice da Vinci). Sulla carta dava però una certa fiducia il buon assortimento del cast che, oltre a due nomi di prima grandezza come William Hurt e Gary Oldman, poteva contare su due volti freschi e familiari come il Matt LeBlanc di Friends e la bella Heather Graham di Boogie nights - L'altra Hollywood.

Viaggio verso l'ignoto

In Lost in space - Perduti nello spazio nel 2058 il pianeta Terra è prossimo alla fine e perciò l'United Global Space Force sta preparando una missione atta ad esplorare nuovi mondi abitabili per una possibile colonizzazione. A capo della missione, denominata Jupiter, vi è il Professor John Robinson che porterà con sé per il lungo viaggio (dieci anni di ibernazione) la sua famiglia, nonostante la forte contrarietà dei figli più piccoli. Come comandante viene scelto il coraggioso pilota Don West, tra i pochi in grado di gestire un incarico così importante e delicato. Ma sull'astronave si nasconde un sabotatore che ha il compito di hackerare i sistemi affinché uccidano la famiglia Robinson; tradito però dai suoi stessi mandanti lo stesso terrorista rimane svenuto a bordo della nave dopo la sua partenza. Riusciti a svegliarsi in tempo dal sonno forzato e sventata la minaccia, i Robinson nel tentativo di fuggire dalla gravità solare effettuano un viaggio nell'iper-spazio con destinazione ignota, finendo in un luogo della galassia sconosciuto...

Spazio di manovra

Vi erano un sacco di potenzialità per rendere Lost in space - Perduti nello spazio un'avventura sci-fi degna di nota. Peccato che si denoti una certa approssimazione che finisce per penalizzare anche le componenti più riuscite, a cominciare da un convincente uso degli effetti speciali che riesce a creare scorci spaziali suggestivi e un discreto fascino nella caratterizzazione delle creature aliene. Il problema più grande risiede però in una narrazione pasticciata che, infilando in mezzo anche l'abusato dilemma temporale, prova a tracciare una sorta di menage familiare tra liti e incomprensioni, finendo per trasformare i personaggi in anonime macchiette (il bambino nerd esperto di tecnologia, la ragazzina ribelle, la figlia dedita al lavoro, i genitori in costante disaccordo) e rendendo alla fine poco credibile l'evoluzione degli eventi. Una manciata di passaggi divertenti non manca, e una certa tensione fa capolino in alcuni passaggi chiave, ma viene difficile affezionarsi ai protagonisti, tanto che la figura più carismatica è quella di un divertito Gary Oldman nei panni del villain. A regnare alla fine è una grande confusione che affastella tematiche di genere ad istinti da commedia non trovando un proprio equilibrio nelle oltre due ore di durata, conducendo verso un finale quantomai forzato e sfociando in un epilogo "aperto" che non avrà seguito dato il tiepido incasso al box-office. E neanche un vago sapore citazionista, nel design di astronavi ed ambientazione, che strizza l'occhio a serie classiche (da Star Trek e Star Wars) riesce a mitigare gli evidenti difetti della produzione.

Lost in Space - Perduti nello spazio Lost in space - Perduti nello spazio gioca malamente tutte le sue carte, non rendendo onore alla storica serie tv alla quale è ispirato. Esclusi i convincenti effetti speciali e qualche sprazzo di (involontario?) divertimento rimane poco da salvare in una sceneggiatura confusa che, in costante indecisione tra tendenze di genere e commedia, si trascina noiosamente nelle oltre due ore di visione. Il cast, con la sola eccezione del sempre bravo Oldman (seppur qui in un ruolo "arduo" da gestire), non fa che affossare ancora maggiormente l'interesse dello spettatore, perlopiù spiazzato dall'epilogo aperto che tronca in parte la fine dell'avventura. Ma del seguito sicuramente non se ne sente la mancanza.

5

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