Recensione Lost in Hong Kong

Un uomo felicemente sposato si trova ad Hong Kong per ritrovare il suo primo amore in Lost in Hong Kong, seconda regia del protagonista Xu Zheng che omaggia i classici del cinema nazionale.

recensione Lost in Hong Kong
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Xu Lang è felicemente sposato da oltre vent'anni ma è incapace di dimenticare la bella Yang Yi, il suo primo amore di gioventù, finito perché la ragazza dovette trasferirsi ad Hong Kong per studiare. L'occasione per rivederla dopo così tanto tempo si prospetta quando la famiglia organizza una vacanza proprio nell'ex colonia britannica; Xu pianifica così di incontrare segretamente la ex amata, ora affermata pittrice, ma non ha fatto i conti con l'onnipresenza di Cai Lala, il fratello di sua moglie. Quest'ultimo, aspirante regista, è infatti intenzionato a realizzare un documentario da proporre a dei festival internazionali e segue con la videocamera il povero Xu, scoprendone il fedifrago piano e cercando di mettergli in tutti i modi il bastone tra le ruote. La situazione si complica quando anche due poliziotti corrotti si mettono sulla tracce dell'uomo.

Lost in the movies

Xu Zheng può essere considerato come il nuovo re Mida della commedia cinese, avendo diretto ed interpretato due dei più grandi successi al botteghino degli ultimi anni. Dopo i stratosferici incassi di Lost in Thailand (2012), suo esordio alla regia, l'attore torna dietro la macchina da presa nel 2015 con Lost in Hong Kong, nuovo campione d'incassi della scorsa stagione. Come nell'opera precedente ci troviamo davanti ad un ininterrotta sequela di gag che trascinano il ritmo a livelli altissimi, strizzando l'occhio al cinema d'azione e inanellando nelle due ore di visione riferimenti in serie ai classici della storia hongkonghese, citati nei dialoghi o nelle situazioni. Da Wong Kar-wai a John Woo, da Jackie Chan a Ringo Lam il film è sicuramente più interessante per chi avvezzo a quel panorama cinefilo, con una colonna sonora onnipresente che recupera hit dei suddetti titoli (inclusa la splendida titletrack di A Chinese Ghost Story) in un piacevole sguardo nostalgico virato ai toni più scatenati della comicità nazionale. Xu a tratti esagera però, fondendo nell'articolata narrazione (popolata da volti iconici come Lam Suet e Richard Ng in svariati cameo) situazioni sin troppo al limite dell'assurdo, negando in parte la coesione ad una trama che, come il prologo faceva prevedere, si proponeva inizialmente dai toni più ironicamente romantici. L'atto d'amore, quello si evidente, è quello rivolto verso una cinematografia che tanti capolavori ha regalato in passato e continua a regalare tutt'oggi.

Lost in Hong Kong Una scatenata incursione nel cinema di Hong Kong i cui stilemi ed ispirazioni vengono qui virati in un'irrefrenabile escalation di comicità proto-action. Lost in Hong Kong conferma il gusto per l'eccesso dell'attore / regista Xu Zheng, alle prese con una narrazione senza freni che diverte con semplicità grazie ad un altissimo livello del ritmo che, tra gag più o meno riuscite, svolge il suo compito di mero intrattenimento con il giusto piglio, declinando l'incipit romantico in un viaggio del nonsense forse esagerato ma ad ogni modo piacevole.

6

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