Lords of Chaos, la recensione del film sul black metal norvegese

Norvegia, primi anni '90. La rivalità tra Burzum ed Euronymous e una serie di fatti di cronaca nera segnano la storia del black metal autoctono.

recensione Lords of Chaos, la recensione del film sul black metal norvegese
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A Oslo, nel 1987, Euronymous è un diciassettenne con la passione per la musica estrema che decide di formare una band black metal chiamata Mayhem, tra le prime a praticare quel determinato tipo di sonorità nel Paese. Dopo il rapido successo dell'EP Deathcrush, il gruppo si assesta definitivamente con l'entrata del batterista Hellhammer e del cantante Dead, quest'ultimo affetto dalla sindrome depressiva di Cotard.
I Mayhem diventano giorno dopo giorno più famosi nella scena locale, anche per via dei comportamenti sopra le righe ai loro concerti, con il singer che si procura dei vistosi tagli sulle braccia durante le esibizioni dal vivo e il lancio di teste di maiale sul pubblico. In Lords of Chaos la fama cresce ulteriormente quando Dead si suicida sparandosi un colpo di fucile in bocca ed Euronymous apre un negozio di dischi che diventa una sorta di punto di riferimento per gli appassionati del genere.

Tra i clienti vi è anche il giovane Varg Vikernes il quale, dopo un'iniziale freddezza, diventa uno dei membri fissi del cosiddetto black circle, una setta di adepti guidata dal proprietario dello store. Varg acquista sempre maggior rispetto, non solo per una musicassetta da lui registrata nella quale si cimenta come one-man-band con uno stile unico, anche per il suo intento, poi messo in atto, di bruciare le chiese della Norvegia per vendicare i torti subiti dagli antenati pagani. Sarà solo l'inizio di una scia di sangue e violenza che sconvolgerà l'opinione pubblica e cambierà per sempre le vite dei protagonisti.

Filosofem

Il black metal norvegese, piaccia o non piaccia, si è guadagnato fin dai suoi albori uno stato di culto, diffuso tutt'oggi dagli appassionati di queste sonorità. Tra le band fondamentali che ne hanno segnato la storia, non solo dal punto di vista musicale, vi sono sicuramente i Mayhem e i Burzum e Lords of Chaos si ispira proprio ai rapporti tra i membri dei due gruppi e ai fatti di cronaca che sconvolsero il Paese scandinavo all'inizio degli anni '90. Tratto dal libro Lords of chaos - La storia insanguinata del metal satanico scritto nel 1998 da Michael Moynihan e Didrik Søderlind, il film ha subito diverse diatribe produttive: in origine infatti dietro la macchina da presa doveva sedere l'apprezzato regista giapponese Sion Sono, poi sostituito da Jonas Akerlund, autore tra gli altri del cult Spun (2002), nonché del recente pulp movie targato Netflix Polar (2018).
Il regista è anche un esperto dell'ambiente, in quanto a inizio carriera ha militato come batterista in un'altra band leggendaria come i Bathory e, forse più di altri, poteva addentrarsi con il giusto approccio nell'argomento.

De Mysteriis Dom Sathanas

Sin dal prologo, accompagnato da un rapido voice-over "in stile" Viale del tramonto (1950) in cui il protagonista Euronymous descrive brevemente - dal suo punto di vista - la monotonia della nazione scandinava, con tanto di brevi filmati di repertorio inerenti, l'operazione punta su una velocità di intenti e su un gioco all'estremo che hanno qualcosa in comune con il più fresco biopic The Dirt: Motley Crue (2019), rendendo la narrazione scorrevole al punto giusto nonostante la rapida introduzione delle diverse figure coinvolte.

Dall'entrata in scena di Dead ha inizio poi una concentrazione di sequenze violente, tra scene di estremo masochismo pubblico (sul palco, che ha in parte reso celebre la band) fino a quello privato e al conseguente suicidio, evento che segna una svolta all'interno della vicenda.
Lords of Chaos sa gestire sia i momenti più drammatici che quelli più leggeri, con una comicità nera a tratti strabordante che offre puro divertimento in più di un'occasione. La partita tensiva vera e propria ha luogo con l'arrivo di Varg Vikernes e del progetto Burzum, e qui si dipanano contrasti di ammirazioni e gelosie tra i due antagonisti principali, destinati a causare eventi sempre più tragici e nefasti.

Shout at the devil

L'impressione è quella di un'impronta dissacratoria atta a smitizzare figure che, apprezzate o meno musicalmente, non possono certo passare come esempi positivi per il pubblico. Ciò nonostante questa marcata grossolanità finisce per dar vita a personaggi-macchietta e la scarsa somiglianza dei membri del cast non aiuta di certo, seppur questo sarà ritenuto un peccato veniale dalla maggior parte degli spettatori. Se il fratello d'arte Rory Culkin (consanguineo di Macaulay e Kieran) riesce a sfumare discretamente il protagonista Euronymous, Emory Cohen nei panni di Burzum è poco credibile sia fisicamente che caratterialmente, togliendo fascino a una personalità, per quanto controversa, di ben altro spessore.

Il fondamentale contorno di cronaca nera, con gli incendi delle chiese perpetrati dai Nostri e brutali omicidi, prepara il campo di battaglia per le dispute personali che sorreggono gran parte delle due ore di visione.
Lords of Chaos convince a metà ma ha dei momenti gustosi (su tutte le visione oniriche/epilettiche che strizzano l'occhio al cinema horror) tali da consigliarne la visione sia agli appassionati, che potranno apprezzarla o meno ma per i quali rimane d'obbligo (complice anche l'immaginario metal ricostruito nei suoi tratti salienti, dai termini verbali come poser fino a una colonna sonora a tema), sia a chi, ignaro di quanto accaduto, si troverà ad assistere alle varie e tragiche evoluzioni della storia per la prima volta.

Lords of Chaos Un film sulla scena black metal norvegese diretto da "uno dell'ambiente", ossia lo svedese Jonas Åkerlund, batterista a inizio carriera dei Bathory. Quest'adattamento del libro ispirato ai fatti di cronaca nera che videro coinvolti alcuni esponenti di spicco del genere musicale negli anni '90 è un'operazione a tratti troppo premuta sugli eccessi, in costante equilibrio tra una drammaticità tensiva e una carica ironica fatta di umorismo nero. Lords of Chaos spiazza nella voluta smitizzazione di figure tanto controverse quanto affascinanti, ma riesce a intrattenere sia il pubblico di maggior riferimento (che pur potrebbe non apprezzare del tutto certe scelte) che quello totalmente neofita, peccando soltanto in un cast poco conforme, fisicamente e non, alle controparti originali.

6.5

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